| Da
Mantova suoni buoni sulle sponde del Po
di Leon Ravasi
Avete
presente i Modena City Ramblers? Mischiateli, ma bene, perché
non restino grumi irrisolti, assieme al Van De Sfroos degli inizi,
prendeteci anche un pizzico di Gang per speziare il tutto e sarete
arrivati vicini a quello che i Sine Frontera possono proporre in
questo disco omonimo che resta il primo della loro carriera. Gruppo
sostanzialmente sconosciuto al di fuori della loro terra d'origine,
la Lombardia, i Sine Frontera offrono una patchanka sonora che coniuga
modi folk a ritmiche vagamente in levare: come dire un folk-reggae
vagamente irlandese. Potrebbe essere un gran pastrocchio, a volte
il pastrocchio si sfiora, ma alla fine emerge invece un disco gradevole,
forse non particolarmente nuovo ma ben suonato e ben cantato.
In realtà il gruppo viene da lontano: le radici
affondano nel secolo scorso (1995) nel territorio ben irrorato del
Combat Folk. La formazione prevede Antonio Resta,
voce e chitarra acustica e leader del gruppo, il violino e la fisarmonica
sono affidati alle mani di Paolo Sterzi e Marco Ferrari,
mentre il basso e la batteria sono quelli di Fabio Ferrari
e Riccardo Mabus Moretti e le percussioni sono affidate
a Simone Dalmaschio. Completa il ricco organico
la chitarra elettrica ed acustica di Simone Rebucci.
Il gruppo è mantovano e proprio al Festival di Mantova di
quest'anno è riuscito a farsi notare, dopo aver passato le
selezioni ed essersi esibiti all'Ariston.
E non c'è dubbio che i Sine Frontera abbiano scelto
"da che parte stare". Basta guardare i titoli delle canzoni:
la numero due è "Fischia il vento"
e la numero 12 "L'internazionale '900",
ma più in generale, come dicono sul loro sito: "Il
progetto Sine Frontera nasce dalla volonta’ di unire passato,
presente e futuro attraverso la musica, tenendo come denominatore
comune la voce del popolo, la forza della memoria di chi non vuole
dimenticare il proprio passato per non riviverne gli errori! Il
sogno di un mondo senza muri mentali e frontiere culturali!".
Totalmente condivisibile.
Ma le idee da sole non bastano a fare musica, mentre invece qui
di musica ce n'è e se non pretendiamo di staccarci troppo
dai modelli culturali che abbiano enunciato a inizio articolo, abbiamo
esiti di tutto rispetto, soprattutto nella "Piena del
'51", canzone dedicata al timore per la piena più
spaventosa del Po di tutto il '900 e "Posizione orizzontale",
una sorta di ipnotico mantra generazionale, dove si parla di rivoluzione
("spegnendo la televisione"), ma sempre "in posizione
orizzontale", che è uno strano e piacevole modo per
contestare un mondo in verticale. "Avremo pane avremo vino
/ E il sole caldo del mattino / Faremo anche qualche peccato / Che
col buon Dio c’ho già parlato / Che in posizione orizzontale
/ Ci si può ancora salvare".
I Sine Frontera fanno un uso moderato del dialetto che serve a colorare
meglio alcune inflessioni (ad esempio è bello notare che
nel loro lombardo il fiume diventa "la fioma" al femminile
nella bassa padana). Tra le altre canzoni bella anche "E' cambiato
il vento" che però risente troppo dell'effetto Modena,
tanto da sembrare quasi un calco di "Un giorno di pioggia"
in alcuni passaggi armonici. Meno d'effetto su disco i pezzi più
"da battaglia" o da concerto come "Baraca
& Buratin" o "Sine frontera", mentre
"Santa Fe", pur gradevole, è un
altro esempio della sudamericafilia dei gruppi italiani.
Mi piacerebbe sapere se in America Latina ci sono altrettanti gruppi
che si ispirano alla canzone napoletana! Qui da noi è un
profluvio: dai Modena, ai Luf, dai Caffé Sport Orchestra
alla Riserva Moac. Bisognerebbe porre un dazio sulle importazioni
di stilemi di musica latinoamericana in Italia per almeno un decennio
per bonificare l'area! Al di là degli scherzi, dove i Sine
Frontera funzionano meglio è quando lavorano sul proprio,
sulle proprie tradizioni e sulla propria cultura. I troppo facili
modelli foresti distraggono un po'. Come pure l'eccesso, ormai utilizzato
da tutti, di intermezzi parlati tra una canzone e l'altra. Piccola
pecca: tutto il disco dura solo 39'40", meno di un vecchio
Lp.
Sine
Frontera
"Sine Frontera"
Autoprodotto - 2003
Per prenotare
il cd scrivere a info@sinefrontera.it
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aggiornamento: 15-06-2005 |