| Un
gran mischione, ma almeno energetico
di Leon Ravasi
Non
sono certo "li peggio fichi del bigoncio" questi della
Riserva Moac, già sentiti al Festival della Musica di Mantova.
Hanno fatto un album d'esordio che ha carica giusta, stamina quanto
basta e che è in grado di lasciarsi ascoltare senza sfigurare
nei confronti dei prodotti consimili. Il problema forse è
soprattutto quello: i prodotti consimili. Che ormai sono una pletora,
un'infinità, una carrettata, millanta che tutta notte canta.
Insomma, ci risiamo, una volta che scoppia una moda sembra che in
Italia non si possa cantare altro che così. C'è stata
l'epoca del reggae (e sfortunatamente c'è ancora), quella
del folk revivival, quella dell'Irlanda, ora vige il "meticciato
con qualcosa di balcanico".
Vale a dire la licenza di fare casino fredangosene della quadratura
musicale e soprattutto della quadratura della logica. E' vero, i
balcani sono vicini, il Mediterraneo ci bagna, il meticciato ci
appartiene e ci arricchisce, lungi da noi pensieri anche solo vicini
a quelli del Presidente del Senato con la testa a Pera e solo purea
all'interno! Ma qualcuno dovrà pur segnalare che i dischi
rischiano di suonare tutti uguali? E che se le storie e le idee
musicali latitano si può evitare di fare dischi, sostituendoli
con tanti buoni concerti o tanti buoni ascolti che arricchiscono
il bagaglio sonoro.
In particolare, da Roy Paci in qua, i miei rilievi critici
si appuntano soprattutto sulla base ritmica, quella che dovrebbe
essere la "macchina del suono" e che non può, non
può proprio pestare sempre uguale da inizio a fine disco,
perché così facendo rischia di affossare anche quella
manciata di idee buone che ogni gruppo prima o poi è in grado
di proporre. E la Riserva Moac ci prova a sua volta e con un diverso
accompagnamento ritmico potrebbe anche arrivare più lontano.
Siamo nel genere "folk & rappa", contaminazione tra
strumenti e stilemi della musica popolare e ritmiche quasi disco,
mentre la voce rappa sopra questo tappeto diseguale, inciampandoci
a volte, accompadagnata da un coro femminile di sicuro effetto.
La miscela funziona
o può anche funzionare sul singolo pezzo, sul brano isolato,
forse su un paio, ma non è in grado di incatenare (e il termine
è proprio quello esatto. Senza catene non si resiste) per
l'intera durata del cd. La riserva Moac gioca la carta dell'"alternativo
caciarone e simpatico" e sul
sito il gioco riesce bene (bello!), sulla copertina del disco
anche, tra i solchi soltanto a sprazzi. "Furturella",
"Ungaretti" e "Introterra" sono i brani che
mi convincono di più. Per gli altri vale il discorso già
fatto: accettabili come singolo, meno in successione diretta.
La Riserva Moac sono Fabrizio “Pacha Mama” Russo e Mariangela
“Maya” Pavone, voci; Roberto "Zanna" Napoletano.
fisarmoniche, congas, maracas, calimba; Aldo "Zefiro"
Iezza, zampagna, ciaramella; Gianni "Kilone" Nardocchione,
chitarra elettrica ed acustica; Patrizio "Basko" Forte,
basso e Oreste "Sir Amur" Sbarra, batteria.
Riserva
Moac
"Bienvenido"
Upr / Edel - 2005
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aggiornamento: 30-08-2005 |