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Le BiELLE RECENSIONI
Ratapignata: "Sighi sighi"

Già sentito, ma sta diverse righe sopra la banalità
di Leon Ravasi

Pari pari si potrebbero rifare i discorsi già fatti per la Riserva Moac. I due gruppi godono infatti della medesima casa discografica (la stessa che è riuscita nel miracolo di farli prendere entrambi al Festival della Musica di Mantova, vale a dire al Upr che aveva il boss, Annibale Bartolazzi nella commissione selezionatrice!) ed escono dello stesso brodo di coltura. Un brodo che, purtroppo ha già prodotto tutti i bacilli che poteva produrre e anche qualche piccola perla.

I Ratapignata vanno iscritti tra le piccole perle o tra i bacilli? A metà strada. In questo caso, contrariamente che nella Riserva Moac, la ritmica è meno inutilmente tumpy tumpy e più varia (anzi, con un andamento legerissimamente jazzy, costituisce un momento di stacco e uno dei punti forti della formazione), inoltre il cantato, per quanto rappeggiato, è in sardo e quindi, inevitabilmente si carica di aromi e fragranze che le cadenze campobassine della Riserva Moac non suscitano. Razzismo al contrario? Può darsi. A me sembra che il sardo sia più musicale a prescindere. Poi ognuno la prenda come vuole.

Sul loro sito comunque i Ratapignata si esprimono così in merito alla lingua: "Le nostre canzoni sono in sardo, la nostra lingua, così diversa,lontana lontana dall'italiano. Il sardo che giorno dopo giorno, perde le parole, afflitto da un alzhaimer cronico si usa ormai solo nei momenti di collera, quando gli istinti sopiti escono fuori tutti insieme. Mai davanti ad un estraneo, forse in casa ma mai quando facciamo l'amore. Noi intendiamo usare il sardo per raccontare le nostre sensazioni, i nostri desideri, quello che ci accade tutti i giorni qua in Sardegna".

Anche per i Ratapignata il termine di freno è il "già sentito" che riaffiora forte qua e là, in alcune soluzione armoniche per nulla innovative e in strutture di canzoni che hanno già dato il meglio di sé in altre epoche, anche recenti. Però, però c'è un fascino di fondo che spinge a restare ad ascoltare qualche brano in più e che spinge a considerare "Sighi sighi" molto più un album che non prodotti consimili. Nei momenti migliori ricordano i momenti migliori dei "Sud Sound System". Ritmi rallentantati "di un pomeriggio assopito / che si lascia accarezzare da un vento caldo / ma con buone intenzioni" ("Dollaro"), quasi in dub e con un'ottimo sostegno strumentale.

I Rapignata sono una caterva e ci si mette meno ad ascoltare il disco che a presentarli. Ecco la formazione: Renato Ruggeri: chitarra e cori; Maurizio Marzo: chitarra; Federico Cabiddu: basso; Maurizio Floris: sax; Francesco Bachis: tromba; Matteo Pedditzi: tastiere; Massimo Mura: percussioni; Simone Sedda: batteria; Marco Sedda: assistente alla fonia. Ma l'insieme è amalgamato e le varie anime presenti nel gruppo fanno sì che il reggae di fondo sia corretto da robuste iniezioni di jazz e che la padronanza degli strumenti a fiato (ma anche degli altri e ripeto il plauso alla ritmica Mura/Cabiddu) renda lieve e gradevole il tappeto sonoro su cui si stendono i canti che solo due volte cedono all'italiano.

Insomma, per quanto costretti a muoversi in un ambiente affollato e la cui carica propulsiva si è sostanzialmente esaurita, i Ratapignata riescono a farlo con classe e delicatezza, affermando così il proprio valore e riuscendo a farsi ascoltare senza mai avvertire il bisogno di alzare il volume, secondo la miglior tradizione giamaicana, ibridata in sardo. Un plauso al bellissimo libretto che riporta i murales di Francesco Del Casino, realizzati nel comune di Orgosolo.

Ratapignata
"Sighi Sighi"

Upr / Edel - 2005
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 30-08-2005

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