| Con
De André nel cuore
di Leon Ravasi
Si
parte quasi sempre da Fabrizio De André. Che è comunque
un gran bel partire. Di sicuro le giovani bande italiane, almeno
tutte quelle interessante a un percorso all'interno di quel coacervo
dai contorni imprecisi che va sotto il nome di canzone d'autore,
prima o poi si trovano di fronte alla figura del grande artista
genovese. In questi casi diverse sono le possibili opzioni: i gruppi-clone,
i gruppi che si ispirano, quelli che rendono un omaggio al maestro
e poi vanno per la loro strada e quelli che reinterpretano e reinventano
il repertorio. Strada molto impervia quest'ultima! La maggior parte
dei gruppi si ferma alle prime tre ipotesi e, così facendo,
si garantisce comunque una certa rendita di posizione. La Piccola
Bottega Baltazar non è rimasta immune da questo contagio,
ma ha avuto il coraggio di cercare una strada personale.
"Poco tempo, troppa fame"
è il tributo sacrificale dei PBB sull'altare sacrificale
del tributo a De André, ma anche in questo caso il gruppo
padovano non si ferma e De André e decide di affiancare alle
classiche canzoni di Fabrizio anche alcune proprie composizioni:
sulle 16 canzoni dell'album ben sei sono di produzione del gruppo
patavino. E, diciamolo subito, costituiscono il piatto forte del
disco: "Delitti di paese" (che fin dal
titolo richiama De André) "A foghi spenti"
e "Nebbia di carnevale" verranno riprese
in "Canzoni in forma di fiore", mentre "L'asino
di Porto Viro", "Ouverture per serrature" e "Nei
vicoli di notte" resteranno solo come parte integrante
di questo disco d'esordio.
Vediamo adesso come è il De André della Piccola Bottega
Baltazar che comunque porta avanti questa esperienza in uno spettacolo
che ancora viene fatto, dallo stesso titolo del disco. Si parte
con "Creuza de ma" che non è mai
un agevole partire, per chi si avventura nel mare grande del canzoniere
deandreiano, Creuza si annuncia con scogli e asperità che
non sono per tutti: mi ricordo i Marmaja naufragati a bordo della
stessa rischiosa navicella, dove anche Mauro Pagani (co-autore)
deve avventurarsi con la massima attenzione. I Pbb rallentano moltissimo
il tempo e puntano sulla chitarra, traendone una versione corretta,
ma tutto sommato non così particolare. La voce di Giorgio
Gobbo non ricorda quella di Fabrizio, ma non sfigura. "La
ballata del Miché" è molto più
in parte, grazie al gioco previsto della fisarmonica, già
presente, in netto anticipo sui tempi, anche nell'originale.
"A foghi spenti"
sta comunque uno scalino sopra le canzoni precedenti (un attimo!
Non sopra le canzoni in sè, ma sopra alla resa dei PBB).
E' un originale che appartiene alla Bottega stessa, in dialetto
veneto, di ottima resa. Quasi a segnare quanto sia più interessante
il cammino personale dei nostri, quando escono dal tributo, pur
restando in sintonia con il mondo deandreiano. Così come
piacevole resta la "Ouverture”
per serrature col suo divertente gioco di parole. A proposito di
serrature, non funzionano di sicuro troppo bene quelle del piccolo
circo che arriva sulla piazza di una città portandosi dietro
un “Gorilla”,
funziona invece bene la versione fatta, così pure come la
successiva “Città
vecchia”
e
più in generale tutte le canzoni di più schietta origine
popolaresca, in particolare quelle dove il gioco della fisarmonica
è previsto o fa comunque parte del tessuto narrante.
Con “Delitti
di paese”
torniamo ai temi espliciti della Piccola Bottega Baltazar (la canzone
è loro) dove sostanzialmente restiamo anche con la successiva
“Canzone
di Marinella”.
Funziona bene anche “Dolcenera”,
da cui vengono espunti i cori in genovese, con un effetto straniante
che ti allontana un po’ la canzone dagli schemi abituali e
cantabili. Pochi dubbi sul “Pescatore”
che funziona sempre (o quasi sempre) a qualsiasi tipo di tortura
venga sottoposta, ma in questo caso la tortura non c’è
e la canzone funziona. Per la cronaca, la versione dei PBB non contempla
il fischio. E’ scontato forse dire che anche Bocca
di rosa
funziona bene, visto che l’impianto resta quello di una canzone
popolaresca. Forse più, a sorpresa, ha una sua dolente dignità
l’introduzione di Khorakane.
I momenti più belli restano comunque quelli delle canzoni
personali, per un gruppo che, come è successo ai Mercanti
di Liquore
ai tempi di “Mai
Paura”,
doveva ancora “trovarsi” e capire su quale strada camminare,
una strada che nel disco successivo “Canzoni in forma di cuore”
sembra ormai imboccata e più che promettente.
Piccola
Bottega Baltazar
"Poco Tempo Troppa Fame"
Azzura, 2002
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aggiornamento: 12-05-2005 |