| L'esordio dell'improbabile trio reggiano
di Leon Ravasi
E'
geniale! Non una chicca, nè un gioiellino. Suona sporco e
male. Suona anni'80 ibridato con pust-punk e elettronica da tastierina
casio. A volte noise, a volte disturbo puro di suoni assemblati
un po' a casaccio. Ma il disco è geniale. L'unica vera domanda
è "ci sono o ci fanno"? Gli OfflagaDiscoPax miscelano
anni '60, comunismo, Oriettaberti, nostalgia e politica "vintage"
come loro stesso affermano e la miscela è vincente.
L'unico dubbio viene quando ci si chiede cosa potrà
venire dopo questo disco (e il termine in questo caso è quanto
mai appropriato, perché il richiamo al vinile ci azzecca
perfettamente con tutto il resto). Dopo queste 9 canzoni che poi
canzoni non sono perché sono brani recitati su sottofondo
musicale, che allineano titoli come "KmerRossa",
"Piccola Pietroburgo", "Kappler", "Tatraky"
quale potrà essere lo scenario futuro su cui si potrebbe
muovere la band di Reggio Emilia?
Alcuni al loro proposito citano i vecchi CCCP: non ci siamo, non
è la stessa cosa. Soprattutto da un punto di vista musicale.
In comune c'è solo la provenienza e il richiamo a luoghi
comuni e iconografia del socialismo reale.
Sono solo in tre: Max Collini (voce e testi), Enrico
Fontanelli (mmog, casiotone, basso e basi), Daniele
Carretti (Chitarra e basso) ma sufficienti per quello che
vogliono proporre: piccoli racconti, molto belli dal punto di vista
letterario che narrano di vita politica di qualche anno fa. In un'intervista
Collini ha dichiarato che soffre di "torcicollo esistenziale"
ossia che non riesce a guardare più avanti, perché
troppo impegnato a guardarsi alle spalle.
La scelta è quella: esaminare i ricordi di scuola, i gusti
e i sapori perduti, i personaggi andati. In un certo senso, mutatis
mutandi, quello che in fin dei conti ha fatto Paolo Conte, erigendola
ad arte, con i ricordi della sua infanzia o ancora prima con quelli
sentiti raccontare o, cambiata di latitudine e di colore politico,
con i racconti di Davide Van De Sfroos, impregnati di quella che
altrove si chiamerebbe saudade, ma che, nella piccola Pietroburgo
di Cavriago (il paese di Orietta Berti, dove sindaco onorario è
ancora Lenin e il PCI pigliava il 74% dei voti) si chiama nostalgia.
Che poi sia del comunismo o del tempo andato lo capiremo nelle prossime
puntate.
Perderebbe qualcosa il disco se non ci fosse la musica? Forse. O
forse no. Poco probabilmente. Ma i testi sono una perfetta macchina
da guerra e l'accompagnamento sghangerato non ne ottenebra il fascino
nemmeno per un momento, anzi, in alcuni momenti lo sottolinea e
lo accentua con calore. Valida la voce sempre in tema di Max Collini
che non recita, non fa l'attore, ma porge i propri testi con fare
sicuro. Fingono? Esagerano? Sono sinceri? Non lo so e non lo posso
sapere per ora. Mi piace di più credere in questo "Socialismo
tascabile" (prove tecniche di trasmissione). Quasi
come mi era piaciuto credere (e mi piace ancora) all'altro socialismo.
Offlagadiscopax
"Socialismo tascabile" (Prove tecniche di trasmissione)
Santeria - 2005
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aggiornamento: 21-07-2005 |