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Le BiELLE RECENSIONI
Alberto Motta & Claudio Sala: "A.L.I.H.C.T.L.B"

Lo-fi variegato con spruzzi di fragola e un velo di cannella
di Moka

Non fate finta di sapere chi sia Alberto Motta e nemmeno Claudio Sala (a meno che non si intenda la baffuta ala del Torino). Forse non lo sanno nemmeno loro. Sta di fatto che sono usciti con questo disco che, piano piano, almeno a Milano, sta smuovendo qualcosa: un piccolo interesse che lievita, una minuscola fama cittadina, un po' di spazio sul web, uno showcase alla Fnac. Sta di fatto che un cd uscito il 14 maggio, giorno del trentesimo compleanno per Alberto Motta, di passaparola in passaparola è arrivato fino a Bielle.

E cosa si trova in questo cd? Un titolo bizarro, sintetizzato in una sigla sul dorso del cd (e nel nostro titolo), che detto per esteso suona "Al loro ingresso nella hall con tutte le buche", una produzione lo-fi, ma molto, molto low. Chitarre acustiche, atmosfere alla Devendra Banhart o alla Altomare e Loy dei nobili esordi, Alberto Muffato (ovverosia Artemoltobuffa) che partecipa al disco e ben più che una manciata di idee. Il richiamo più immediato però è e resta Bugo. Il primo Bugo, per intenderci meglio, quello che aveva stupito mezza Lombardia e mezzo Piemonte, prima di approdare a una major e lì sostanzialmente impantanarsi nelle secche di una creatività riarsa.

E' molto difficile invece trovarsi nelle secche creative al primo disco ("Il secondo album... è sempre il più difficile nella carriera di un artista" ci ammonisce Caparezza) e infatti non capita qui, anche se qualche brano scorre meno fluido dell'altro. E "fluido" è il termine adatto per la situazione che introduce il disco, "Battuta di pesca", intreccio di chitarre acustiche con rumori di acqua sullo sfondo. Tutto lì. Non una parola e una chitarra suonata non esattamente da Paco Ibanez per 2'06" secondi con un'esplosione di fuochi musicali nel finale. Poi, ecco la prima sorpresa del disco: il secondo brano cambia scenario e, dopo una voce che annuncia in mono "iniziamo a registrare tra un po'" parte subito "Ellamay" che è decisamente una canzone interessante con un testo intrigante: "Amavi un funzionario dell'esercito / amavi l'ironia / ti sciolsi dentro l'acido / mancai di fantasia". "Ellamay" è peraltro il solo brano che abbia un senso di finito, di completato.

Quasi tutto il resto sono abbozzi, quadretti, voci svogliate e rauche, chitarre appena appena in tempo, immagini tratte da Borroughs o dalla letteratura psichedelica degli anni '70. Deliri acustico-lisergici, oserei dire. Non fosse che in controcopertina viene specificato che "la musica contenuta in questo cd non si accompagna alla cocaina". C'è del vintage, c'è del metodo, non c'è esagerata follia. "Scarafaggi" è banalotta e un po' scontata, "Gio Riff" è invece così scombinata da essere divertente, ma l'altra lettura può essere "irritante". A seconda del mood in cui vi trovate. Oggi mi piglia bene.

"Il pavimento sembra un muro" (vaffanculo) è un altro piccolo tonfo, mentre il dialogo "Tra Francesco e Dio" è organizzato bene e raggiunge il suo scopo, pur non rinunciato a niente del piccolo catalogo della produzione alternativa e alterna (voce "scazzata", chitarra ritmica all'incirca, hammond che colora, lo-fi imperante), ma la canzone sta in piedi e, tutto sommato, riesce a sollevarsi sulla soglia di interesse.

La seconda canzone "completa" del disco è "Se tu sei me". Per un attimo si potrebbe anche credere che stiamo ascoltando un disco "normale", ma non illudiamoci. Però con chitarra, organo, batteria (Luca Pozzi) e violino (Giulia Larghi) la canzone ha un suo perché ("Ma discendiamo da una volontà non interventista // Esiste una chimica dolce / ma solo in teoria / e siamo sale bingo, slot machine / nel casinç di Sanremo").

Chiude il "corto" (sia per la somiglianza tematica che per la durata limitata a 25'28") l'ottava canzone (diciamo così) ossia "Decàde", con l'accento per togliere possibilità di equivoci (inesistente: il testo dice "decado ormai da troppe ore"). Gradevole. Peraltro, in un disco pur parzialmente piacevole, la fine arriva anticipata ma non prematura. Insomma se corto deve essere, che lo sia veramente! Tutti i testi e le musiche sono di Alberto Motta.

Ps dal Web: Alberto Motta nasce nel 1975 e vive tra Meda e Milano; per oltre 8 anni è autore, compositore e bassista degli Scigad, band milanese con la quale suona in tutt’Italia anche a fianco di Carmen Consoli, Afterhours, Bluvertigo e come supporter di BB King. Collabora attualmente con Raffaella De Stefano (Madreblu) e Juri Beretta (Genialando Minimamente).

Claudio Sala nasce nel 1977 e vive ad Anzano del Parco (Co); è stato chitarrista per il complesso musicale Scigad, attualmente autore e compositore per il complesso beat Fabulous Filters. Ha collaborato con il cantautore Fabrizio Coppola.

Alberto Motta & Claudio Sala
"Al loro ingresso nella hall con tutte le buche"

Autoproduzione / Distribuzione Audioglobe - 2005
Alla Fnac e sul sito di Electric Circus

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Ultimo aggiornamento: 13-12-2005

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