| Levare
il "levare":
restano grinta e idee. Ma chi le fa le scalette?
di Moka
Non
sono affatto male questi Jabberwocky. Soprattutto se consideriamo
che trattasi praticamente di debutto! Il disco è ben suonato
e ben registrato. L'energia è quella giusta, la carica c'è,
ma, come tutti gli ultimi dischi pubblicati in Italia, dove si suona
molta più musica in levare che non in Giamaica, soffre dei
difetti di tutte le opere di questo tipo: adatti come singoli o
sentiti dal vivo, una volta messi invece sul lettore cd dall'inizio
alla fine, arrancano per arrivare all'ultimo brano. Ma non è
solo una questione di accumulo, è anche una scaletta fatta
male! Se cambiate l'ordine dei fattori il prodotto non cambia, ma
migliora. Ossia, non si arriva più alla fine col fiato grosso.
E allora? Dove sta il problema? Si potrebbe anche risolvere
tutto con un'alzata di spalle e togliere il disco una volta che
ha macinato i primi cinque-sei brani. O cedere alle mode radiofoniche
dell'ascolto distratto e ripetitivo di un solo brano e gli altri
tutti nel cesso, con buona pace del lavoro degli artisti. In questo
caso io mi sarei gettata su "Afrorobico"
(pura bergama-ska! E perdonatemi il gioco di parole, ma ci stava!)
e avrei chiuso l'ascolto lì. Un brano "forte" l'avevo
trovato.
Ma sarebbe stato un peccato, perché mi sarei persa
la bella e lenta "Nella stazione deserta" che
cerca di percorrere altre strade. Il problema secondo me per molti
nuovi gruppi italiani è quello di buttarsi con troppa facilità
veerso lo ska o il reggae, pensando che sia facile da suonare, allegro
e di buona presa e trascurare quindi una maggiore varietà
nelle scelte musicali, per agevolare all'ascoltatore l'impresa di
compiere un viaggio che attraversi le 12 stazioni del cd per circa
un'ora d'ascolto come in questo caso. Un'ora d'ascolto è
lunga e un cd non è un concerto. Ci sono interferenze, distrazioni,
altri elementi di cui tenere conto. Se non scatta periodicamente
"il gancio" dopo un po' un brano suona esattamente uguale
e identico al precedente, senza uno scatto di basso o batteria,
una rullata fuori posto, una svisata di contrabbasso, un pezzo solistico
che valga la pena di ricordare.
Per fare un'esempio calzante col disco in questione, ricordo meglio
i piccoli interventi di fiati all'inizio di "Il dubbio
della sera", piuttosto che le trombe spianate di "Vendo"
(dove invece colpisce la voce). "Ninnaluna"
mi sembra il brano che meglio si comporta, perché pure nella
lunghezza inconsueta di 6'21" (ai Jabberwocky comunque la canzoni
corte non piacciono: "Epater" dura 8
minuti) mischia una tale varietà di atmosfere e di accenti
in grado di tenere sempre desta l'attenzione. Ma, guarda caso, dove
sta "Ninnaluna" sul disco? All'ultimo
posto! Dopo 53 minuti di musica più o meno monolitica: ossia
dove non te l'aspetteresti più. Bisogna essere tenaci per
arrivarci, perché percorrendolo in ordine "Musicoviandanti"
nei primi 20 minuti sembra un album alieno dai compromessi: musica
in levare e basta! O sei con noi o contro di noi. In realtà
non è così.
Dalla metà del disco in poi il clima cambia, le nuances interpretative
anche e l'ascolto si fa necessariamente più attento. Ma perché
"seppellire" con 20 minuti di ska duro e puro brani interessanti
e diversi come "Mr Purity" o "Nella stazione deserta"
o "Il dubbio della sera" o "Ninna Luna" e persino
"Les adorateurs du soleil", per quanto
Negressesvertiana fino al midollo?
Poi c'è il problema di chi fa tutto da solo e da solo deve
riuscire a realizzare il disco, produrlo, venderlo e capire anche
le logiche di ascolto! Argomenti sufficienti per le multinazionali,
non per un gruppo di 8 persone che, partiti da Bergamo carichi di
speranze. hanno affidato la loro navicella discografica al mare
magno degli ascolti dal vivo e su disco.
Facciamo un po' di storia: il gruppo nasce a Bergamo nel 1997, sceglie
il nome dal gioco di parole proposto da Lewis Carroll in "Alice,
attraverso lo specchio" per indicare la possibilità
di scegliere, sia i significati della parola, sia le possibili interpretazioni
della loro musica. Hanno un'impronta stradaiola che li spinge a
cercare di suonare il più spesso possibile e in qualsiasi
condizione (nel sito dicono che amano suonare "nelle strade,
nelle piazze e nei pozzi", da tutto questo ne discende una
disponibilità e un'interesse anche ad attività di
teatro di strada e buskerfestival. La loro musica la definiscono
ethno-groove: musica orobica per organi senza frontiere e amano
scrivere in italiano con inserti (o brani interi) in dialetto, come
l'hit "Afrorobico". In realtà il "bel mesciot"
di stile o la patchanka, come si direbbe oggi, emerge più
nei brani lunghi che in quelli brevi, in fondo abbastanza classici.
E' vero che ascoltando tutto il disco salta fuori anche il blues
di "Mr Purity", assolutamente a sorpresa
e accenni folk sparsi qua e là, senza dimenticare un'uso
rock della chitarra come in "Epater". In un certo senso
"Musicoviandanti" è una sorta di greatest hits
dei Jabberwocky, nel senso che raggruppa le migliori canzoni del
gruppo scritte nel corso degli anni. Gruppo che è composto
da Dulco Mazzoleni - voce e chitarra acustica,
nonché autore dei pezzi, Andrea "Moty"
Molinari al sax, Mattia Vavassori alla
chitarra basso, Igor Malvestiti alla batteria,
Leo Virgili (degli Arbe Garbe) alla tromba, Luciano
"Lucky" Togni all'armonica, Marco "Cuba"
De Michele alla tromba, Massimo "Giunga"
Signori alle percussioni, Michele "Micheloz"
Del Lago alla chitarra (il totale fa nove, ma non suonano
sempre tutti insieme).
Molto bello il sito, anche se non di facile e rapido utilizzo. Ultima
nota sui testi: si sente lo sforzo per non comporre canzoni banali
e la tensione verso la canzone d'autore. Non sempre l'obiettivo
viene centrato appieno, ma il cammino è stato intrapreso.
Buon viaggio e Jabberwocky a voi!
Jabberwocky
"Musicoviandati"
Autoprodotto "Fra il dì e il fa a l'è di miec
il mar" - 2003
Sul sito
Ascolti
collegati
Ultimo
aggiornamento: 02-07-2005 |