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Le BiELLE RECENSIONI
Davide Giromini : "Apuamater"

Un disco che non c'era. E che mancava.
di Franco Senia

La prima volta che ho sentito una canzone scritta e cantata da Davide Giromini ero ad uno spettacolo teatrale, in un parco a Scandicci.
"Sottosopra". Uno spettacolo creato da Virginia Martini a partire da "Il figlio di Bakunin" di Sergio Atzeni. E proprio "Sottosopra" si chiamava la canzone che faceva da tema e filo conduttore per tutto lo spettacolo. L'avevo già visto all'opera, Davide, più volte, con la sua fisarmonica, e la sua grinta a fare da contrappunto alle sue sembianze; ma era la prima volta, dopo molto anni, che sentivo una canzone "nuova" vibrare di sapore antico e, allo stesso tempo, sentivo una canzone "antica" che sapevo essere nuova.

La stessa canzone.

Ed è proprio "Sottosopra" che, dopo una sorta di introduzione prima recitata poi cantata, da' inizio ad "Apuamater", il primo disco di Davide. "In cava si sale e in miniera si scende", e viceversa, continua a ripetere, in una sospensione, ed inversione, continua fra inferno e paradiso. E' un peccato che sul libretto che accompagna il disco non ci siano i testi. Tocca leggerseli con le orecchie e con un filo di attenzione.

Ci sono i cavatori di marmo, c'è Carrara, e la sua polvere che tutta la circonda e la intride, in questa canzone. C'è la rabbia e l'amarezza. La rassegnazione e il coraggio. La storia e le storie.

E' la voce di Massimiliano Larocca, prima quella finta poi quella vera, a raccontarci dell' "Anima Mundi", di quell'armonia perduta che riesce e continua ad essere ricordo e promessa insieme. Da lì si parte. Da lì tutto parte. Da quello che si è perduto, che ci è stato strappato via. Quella semplicità che è difficile a farsi, e ancora di più a rifarsi, per dirla con Brecht.

Cara Laura
(Fabio Ghelli)

Sono morto altre volte, Laura,
e di sicuro non sarà questa la migliore
e non è per un'ansia o la paura
che, come sai, non manca nella valigia di un attore.

E nemmeno perché a ventiquattr'anni
pare che la musica non debba mai finire
che, del resto, lo si impara presto ai monti
che la vita non vale dieci lire.

E non è per chi mi ha voluto bene
ché, a dirlo quasi mi rincresce,
a immaginare le infinite pene
di mio padre e di mia madre proprio ora non mi riesce.

Ma sarà quest'immensa alba d'agosto
che sembra non volere mai finire
che Zeri, la Calabria o un altro posto
non c'è un cielo, una stagione che sian buoni a morire

Potrei dire dei compagni del partito
e della solitudine e dell'amarezza
e di tutti quelli che hanno detto che ho tradito,
cui non rifiutai mai fosse anche l'ultima sigaretta.

Ma, vedi, in momenti come questi
ci vuole metodo perfino per la rabbia
ché i ricordi, siano allegri o siano mesti,
più li stringi e più scivolano via come la sabbia.

Se c'è una cosa di cui davvero mi dispiace
è di quel vino versato lì sulla tovaglia
quando, nel portarmi il bicchiere alla bocca,
il braccio mi hanno afferrato, puntandomi addosso la mitraglia.

E se mentre dico Dante Castellucci sei accusato
la lingua mi si spezza - non lo nascondo -
era perché quel vino avevo solo assaggiato
senza poter vuotare il calice fino in fondo.

E piantonato da sti' due poveri cristi
che mi fanno cogli occhi - "vai, buttati fra i castagni"
perché lo sanno che so' scappato dai fascisti
ma che non scapperei mai davanti a dei compagni.

Provo soltanto un'infinita pena
vista la gelosia, un po' meschina,
per chi resta ancora sulla scena,
col mio cuore che rallenta e la testa che cammina.

E' venuto il tempo di andare
ma non temere non è l'ultimo atto
ché se anche adesso mi vedrai cadere
sarà un momento poi m'alzerò di scatto.

Mentre un applauso fra le cime dei castagni stormirà
io correrò a raccogliere il tuo bacio
e scenderemo insieme liberi dalle montagne
Per sempre tuo, Comandante Facio.

"Uomini ed Ombre", recitata, introduce "Libertà" cantata da Rovelli e Danelli de "Les Anarchistes".Incomincia la salita per cominciare a riprendersi quel che spetta.

Poi, con un salto, sono i "Cannoni del Sangro" che cominciano a tuonare sull'aria di una liquida ballata che parla di rupi e di nuvole, di sangue e di libertà.

E poi, d'un tratto, mentre si immagina di stare salendo, ci si trova a scendere. Si scende nell'inferno personale di Dante Castellucci, il "Comandante Facio".

Calabrese, un passato da attore, già compagno di prigionia dei fratelli Cervi, comanda la "brigata Picelli" (già proprio intitolata a quel Guido Picelli che nell'agosto del 1922 guida a Parma gli arditi del popolo che ricacceranno indietro i fascisti!). Il comandante Facio viene accusato di aver sottratto materiale bellico alle altre brigate partigiane. Viene processato dai suoi compagni e, nonostante il passato fatto di battaglie come quella del lago santo, condannato e fucilato. E' il 22 luglio del 1944. Successivamente verrà riabilitato e insignito di medaglia d'argento alla memoria (se le cacciassero in culo le loro medaglie, tutte le medaglie e le medaglie di tutti!).

E' la sua compagna, Laura Seghettini, a succedergli al comando della formazione partigiana.

Ed è "Cara Laura" la canzone, in forma di lettera, scritta e cantata da Fabio Ghelli dei Bededeum (formazione folk rock in cui milita lo stesso Davide). Una canzone magica. Che, da sola, varrebbe perfino un disco di Piero Pelù (purchè non sia Pelù a cantarla!). La fisarmonica abdica, per la prima ed unica volta in tutto il disco, alle chitarre e ad al violino che meglio riescono a sottolineare le voci, da sole e in coro. La resistenza ha la voce della giovinezza e si mostra a viso scoperto. Non senza un tocco di spacconeria. Bella e vera, senza fronzoli e retoriche di merda. A ricordarci che "la rivoluzione non è un pranzo di gala".

A straziarci con la consapevolezza che la morte ingiusta arriva anche per mano dei compagni.

Il blues swingato, giocato sulle corde della chitarra "finger-picking" e sul violino, è il tessuto musicale perfetto su cui stendere le parole che sanno restituire il tempo passato al tempo che non passa, che non sa passare. Un capolavoro.

Si continua in discesa verso "Inverno sulle Langhe", scritta e cantata da Luca Rapisarda.

La resistenza è finita. Sulle langhe c'è una baracca, e il cimitero dei partigiani.

E' l'inverno del 1944.

E, d'un tratto, ecco che si risale. Verso Genova e il luglio 2001.La crona della "Diaz" introduce "Mistica Pietà". Salendo e scendendo, alla fine non siamo andati troppo lontani da dove siamo partiti. La fisarmonica di Davide continua a sottolinearlo. E ce lo ricorda Pardo Fornaciari con il suo "Vi ricordate quel 20 di Luglio", cantato sull'aria di "Vi ricordate quel 18 di aprile".

Si fa in tempo a sentire la voce di Heidi Giuliani, a chiudere, che ecco, subito riparte sottosopra, stavolta cantata con spiccato accento carrarino. Solo una strofa, per far posto al Michelangelo recitato da Carlo Monni. E ancora sottosopra. E succede che, scendendo, si scenda fino al mare, a quel tirreno che può diventare promessa e speranza di fuga.

Verso un paradiso, o verso un altro inferno.

C'è un marinaio ad aspettarci in "Una ballata del mare salato" di Luca Rapisarda. Un marinaio che si è disegnato sul palmo della mano, con la lama di un rasoio, una linea inedita della fortuna.

E' Corto Maltese, naturalmente.

Ma Corto Maltese è solo un sogno, forse, come il suo mare e le sue isole. Non è un sogno invece l'isola del diavolo e l' "Affare Dreyfus", duettato fra Davide e Andrea Parodi. Un altro inferno.

Ci si stanca, ad un certo punto, di continuare a salire e a scendere, Ci si stanca ed è un "Gridodistasi" quello che fuoriesce dalla gola.

Ma è solo un modo per riprendere fiato per l'ultima "Preghiera in Settembre", quella di Davide insieme ai "Del sangre" Luca Mirti e Marco "Schuster" Lastrucci. Una preghiera per poter saper continuare a salire e a scendere tutti insieme. Mai da soli.

A sugello del disco un "Dante Alighieri" a Carrara, scritto dal poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi e recitato da Carlo Monni.

(ssssttttt.....ma c'è anche una traccia fantasma, dedicata ad Eleonora Pezzica).

Un disco difficile e coraggioso, voluto da Davide insieme a Luca Rapisarda e al violinista Michele Menconi, non poteva che essere presentato al Teatro degli Animosi, a Carrara. Non starò a dire che cos'è stato il teatro degli Animosi a Carrara, Mi concedo solo un sorriso mentre ci penso e mentre ringrazio Davide per avere creato un qualcosa che non c'era e di cui io sentivo la mancanza.

Davide Giromini
"Apuamater"

Autoprodotto - 2005

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Ultimo aggiornamento: 30-04-2005

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