| "Tutta
matta questa Banda Elastica Pellizza!"
di Antonio Piccolo
Guai
a chiamarli “demenziali”, che rimanderebbe al concetto
di “demenza”, che vuol dire “perdita delle facoltà
intellettuali” se non addirittura “pazzia”. Oddio,
forse “pazzia” potrebbe anche andare, se pensiamo che
spesso chi viene comunemente legato al concetto di follia è
l’unico sano e lucido. E se pensiamo che la loro canzone più
bella si chiama “Tutti matti”. Piuttosto, la Banda Elastica
Pellizza è uno sberleffo ai luoghi comuni, un ghigno verso
le ipocrite serietà e le ipocrite allegrie, una vignetta
satirica stesa su un pentagramma.
Un gruppo che si fa trasportare, più o meno inconsapevolmente,
dalla scia lasciata da Giorgio Gaber, Enzo Jannacci ed altri - di
cui, infatti, reinterpretano alcuni brani, di tanto in tanto. Il
tutto su giochi vocali e ritmi piuttosto allegri, che richiamano
un po’ il Sudamerica, un po’ la Francia, tra fisarmoniche
danzanti e kazoo divertiti. Ma c’è anche del nuovo
qui, una miscela spolverata dal leader e autore delle canzoni: Daniele
Pelizzari, anche fondatore della cover-band Jokerman,
che suona canzoni di Bob Dylan. Senza dimenticare il bassista, Alessandro
Aramu - “da molti anni contemporaneo di sé
stesso”, secondo quanto dice il loro sito www.bandaelasticapellizza.it
- e Paolo Rigotto alle percussioni
e ai “disturbi vocali” (sempre secondo il sito).
La “Tutti matti” che dicevamo - che
si è aggiudicata il secondo posto al concorso “Risonanze
2004”, svoltosi a Villafranca (PD) -, più seria delle
altre canzoni ma non meno divertita, è un lampo di ironia
e lucidità, alla faccia del titolo. Analizza lo strano fenomeno
dei giudizi che piombano dall’alto verso i membri più
o meno diversi della comunità, con facilità definiti
“matti”. Proprio come in “Dotti, medici e sapienti”
di Edoardo Bennato, una cerchia di eruditi con
prosopopea designa il morbo mentale del paziente in questione, senz’altro
malato. Ed ecco che ti arriva, beffardo, il dubbio - non così
dubbioso, in realtà - insinuato dal ritornello: “Tutti
matti / tutti tutti matti / soprattutto chi decide chi sono i matti!”.
Se avessero un manifesto, ma non gli interesserà mai averlo,
sarebbe esposto nella canzone “Ridi”,
un’esaltazione dell’auto-ironia, che sembra un po’
voler vedere il bicchiere mezzo pieno, con la quasi ossessiva incitazione
che fa: “Ridi ridi ri’ / ridi / mo and now / mo
and now”. Infatti, a sentir Pelizzari, le loro canzoni «vogliono
divertire, dire e non dire, a volte giocare con le parole".
E, infatti, si può fare ancora una canzone chiamata “L’amore”,
ma con sottotitolo “pereppeppe’”,
anche se “lo han descritto i grandi prosatori / lo han
cantato tutti i cantautori”.
Oltre i vari demo auto-prodotti, presto ci sarà il primo
disco ufficiale. In cui ti potrebbe anche comparire un raggae come
“Deborah” - volutamente ruffiano e
banale -, che pare uscito dal repertorio di Rokko &
I Suoi Fratelli, in cui un’ode idilliaca alla bellezza
di una certa Deborah ci porta, alla fine, alla sua vera identità:
il vocione di un uomo bello grosso, probabilmente.
Che dire? Tutti matti questi della Banda Elastica Pellizza!
Banda
Elastica Pellizza
"Tutti Matti!"
Autoprodotto - 2005
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aggiornamento: 01-05-2005 |