Renzo Zenobi

Renzo Zenobi, romano, chitarrista in alcuni dischi di De Gregori e poi cantautore in proprio, esordisce con "A Silvia" nel marzo 1975: originalità della struttura musicale ed ermetismo dei testi, spesso affidati al procedimento analogico, rendono i suoi pezzi di grande suggestione ma di non facile ascolto. Dopo "A Silvia" escono - con le stesse caratteristiche - "Chiari di Luna", "Danze" e "Bandierine" (1979); più facili, ma ormai segno dell'incipiente declino, proprio perché la ricerca di maggior fruibilità banalizza e snatura lo stile dell'autore, saranno "Telefono elettronico" (1981, prodotto da Dalla) e "Aviatore" (1985). Nel 1995 una piccola etichetta proporrà l'allarmante "Proiettili d'argento (per un cuore di lupo)", che non rende certo giustizia a un autore dagli esordi davvero molto promettenti.
Tema principe nei brani di Renzo Zenobi è l'amore, spesso ambientato con raffinata calligrafia sullo sfondo delle colline toscane; talvolta, i suoi testi aprono a più ampie riflessioni sul vivere, sempre con toni intimisti ma sostanzialmente sereni. Da ascoltare, per farsi un'esatta idea dei pregi di questo artista, i dischi fino al 1979. Il resto, è tributo - peraltro commercialmente vano - alle leggi di mercato.
Il 19 ottobre 2002, dopo lunga attesa, è finalmente uscito il nuovo album antologico di Renzo Zenobi. Si intitola "Amori e battiti" e include 18 brani tratti dai suoi primi 7 LP registrati per la RCA (ora BMG) dal 1975 al 1983. Tra i brani Silvia, Cascate, Telefono elettronico e Che stella che sei. Il Cd è uscito nella collana della BMG "Gli oscar del disco" ed e reperibile nei negozi

 

Tre testi tratti dai primi lavori possono bene fare intuire quali caratteristiche abbia lo stile di Renzo Zenobi. "A Silvia" reca in copertina un particolare della "Venere" di Botticelli, segnatamente il volto della dea; sul retro, una foto di Renzo Zenobi, capelli cortissimi e occhi scuri.
Il primo pezzo si intitola "Silvia": ottenne discreta notorietà; con la sua dolce "erre moscia" il cantautore racconta di una indimenticabile domenica di licenza trascorsa appunto con Silvia in una complice Firenze primaverile.
Si segnalano già una certa tendenza al simbolismo, all'allusione colta, alla forzatura sintattica che rende la frase più suggestiva e areferenziale



SILVIA

Tutto su un tramonto viola acceso
con il tè sopra Firenze,
nuovi giorni prometteva Aprile;
cerchi di limone alle colline,
il tuo glicine sognava,
nodi di mare sulle nostre dita.

Silvia ti ricordi la commedia
recitata ad un sorriso,
la mia voce si accordava lenta,
e Beato Angelico negli occhi
e tuo padre nel cervello,
essenza di ambra
consolava il mio mantello.

Il fuoco di quercia triste
mi guardava con occhi saggi,
da domani un'altra storia
e un'altra faccia
tra i suoi legni,
ed ancora un Giorgione
sopra il letto non ha
svegliato i sogni.

Piove piano sopra terra scura
e un cipresso maschio e canne
si corteggiano con suoni di foglie.
Dolce latte aumenta la coscienza,
soffia via la mente adulta,
da un cappa sale sopra il fumo.

Silvia ti ricordi la paura
tanta gente dietro i vetri
e nessuno ti gettava un fiore,
e la rabbia ormai non ha più voce
lascia il posto a indifferenza
suona forte se non torna
la pazienza.

Che strano, con il mattino
le montagne sono di sabbia
e non sapere dove volare
non vuol dire
sei senza amore,
ed ancora il mio nome
puoi usarlo
per un ventaglio al sole.

Stanco di lottare contro il bianco
il tuo glicine si è arreso
e sulle palme adesso è già l'inverno;
la licenza è quasi terminata,
la stazione e il mio maglione,
la domenica è già consumata.

Silvia benedetta la tua mano
calda al vento in tramontana fresca
per le fronti di fatica;
la Toscana ha vinto, ha già rubato
i tuoi occhi ai suoi colori e tu cavalchi
ad una caccia fra le monete
nella mia tasca.

Dall' L.P. "Danze" (in copertina la celebre immagine della donna seduta vista da dietro a raffigurare la cassa armonica di un violoncello) varrà la pena almeno leggere il testo del brano omonimo, originale e delicato omaggio a una generazione di donne italiane.

Due strofe, un ritornello e una terza strofa a chiudere costituiscono la curiosa forma musicale della canzone.


DANZE

E' una sera tra mille che Lidia, Marietta e Mirella
hanno il vento in comune
e una voglia proprio sotto le scarpe,
una voglia di appoggiarsi alla musica e ballare
le notti e scordare così i perché
che non servono a niente.
"Sono i fatti avvenuti che contano" disse Mirella,
io pensavo come bombardamento che lascia in giro
solo fuochi violenti.

Oggi nel giorno ognuna di loro ha inventato un lavoro
tutte si curvano
e regalano sorrisi lontani
ma nessuno può vendere o amare
i loro pensieri stemperati nel mare
o fra i capelli di un uomo.
Lidia, esempio, che ha dato quel poco di dote al caffè
e adesso siede davanti ai "Prego, gradisce un amore"
e dà i resti alla gente.

Ragazze di due guerre,
sognatrici di sempre
accomodate fra i soldati e i perplessi
davanti all'orchestra
a succhiare gazzosa e la sigaretta.
Moschettieri al convento
di una storia coltivata,
c'era tutta l'Italia e correva sopra un tango
o abbandonata sotto un lento rubato;
loro sempre là, a guardare e avere paura
e essere donne,
ed essere brave a farsi da specchio.

E ancora ne ho viste che andavano senza cappello
ne ho viste in trattoria,
che mangiavano senza compagnia;
e poi vive sotto il cielo di un cinema
e ai portoni deserti, né un braccio sotto i portici
e oltre gli orti di Roma.
Ora frusciano fresche di lino in silenzio perfetto
e girano, girano la pista e hanno tutte un dolore
magari sulla punta del cuore.

Prima della svolta "commerciale", la R.C.A.affidò Renzo Zenobi e il suo tenero "Bandierine" all'arrangiamento di Ennio Morricone, il quale ne ornò gli spartiti con cori medievaleggianti ed effetti talvolta incantevoli, talaltra un poco barocchi. La copertina propone Renzo Zenobi seduto su una spiaggia deserta e sotto un cielo carico di nuvole. Sullo sfondo, poche barche e una bandiera. Il pezzo "Mari calmi" mostra la maturazione dell'ermetismo di questo autore, che resta tuttavia sempre cordiale nel concedere al lettore varie possibilità interpretative, senza annichilirlo sotto compiaciute oscurità.

MARI CALMI

La sua storia comincia
con un fuoco nella testa,
con il porto dei tuoi sogni
di battelli appena andati;
quante volte ho camminato
in un giorno feriale
lungo i moli deserti
delle mie convinzioni,
delle mie convinzioni.

Mie povere amiche
l'esperienza vi ha vinto,
diminuito la mezzana
e la vela di maestra,
l'esperienza, si sa, è figliola del tempo,
un vascello, amore mio,
che naviga sotto vento
che naviga sotto vento.

La sua storia è un'enciclica:
la vita è una gran cosa,
inventata dentro un bagno
e cantata a squarciagola;
è il chiasso di un mattino,
un cercarsi nello specchio
e chiedermi girando
se il tuo vestito è vecchio,
se il tuo vestito è vecchio.

Mie povere amiche
la vita vi ha tradito,
diminuito la mezzana
e la vela di maestra,
la vita è un pirata, una stella cadente,
un vascello, amore mio,
che naviga sotto vento
che naviga sotto vento.

Silvia
Danze
La fine di una storia
Giornate di tenera attesa
Una pioggia di affetto
Cascate
Marinara
E ancora le dirai ti voglio bene
Telefono elettronico
Aviatore
Io e te su quei giorni
Fumatori
Felci sudate
E sei di nuovo solo
A questo cielo capovolto che tutti chiamano mare
Che stella che sei
Corriera di Natale
Temporale

Un ringraziamento particolare a Stefano Corsi per aver permesso di pubblicare questa pagina su Renzo Zenobi
Un grazie anche a Massimo di Quirico per le copertine di "Danze", "Bandierine" e "Amori e battiti"

Per altre notizie su Zenobi
http://www.diquirico.it/zenobi.htm

E il sito ufficiale
http://www.renzozenobi.it

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