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Se scoppia la guerra, tenersi
"La vita è un miracolo"

Torna sugli schermi uno dei più grandi registi viventi, con l'immancabile galleria di personaggi stravaganti e situazioni paradossali
di Alfredo Ranavolo

Da Emir Kusturica è lecito aspettarsi sempre il massimo. Colpa sua...che ci ha abituati male con capolavori come "Il tempo dei gitani" e "Underground". E se il tempo che si fa attendere aumenta a dismisura le aspettative.

Kusturica è uno dei pochissimi che non solo non sbaglia un'inquadratura, ma evita accuratamente che ogni singolo fotogramma sia banale. Vedere ciò che gira, come lo gira, è un'emozione continua.

"La vita è un miracolo" non fa eccezione. E, come sempre, dentro il film c'è un mondo intero. Di quelli sopra tutte le righe, che solo il genialoide regista serbo sa inventare, attingendo all'immaginario balcanico.

La galleria dei personaggi proposti è, al solito, ricca e completa. La girandola di situazioni della prima parte del film li presenta in tutte le loro sfaccettature più grottesche, con immancabili (slavissime) risse e discussioni.

Il film dal "capriano" titolo (da Frank Capra, non dagli ovini) è tutto ambientato in una zona che oggi è di confine tra Serbia e Bosnia e che all'epoca dei fatti fu teatro della guerra di separazione fra i due stati della ex Jugoslavia.

La guerra, appunto, ma vista da un binario di frontiera sul quale sarebbero dovuti passare, insieme ai treni, i sogni dell'ingegnere Luka (Slavko Stimac), che per quel luogo remoto ha lasciato la città insieme alla insofferente moglie Jadranka (Vesna Trivalic) e al figlio Milos (Vuk Kostic).

Fra i desideri di Luka c'è quello di vedere il figlio supercoccolato vestire la maglia del Partizan Belgrado, ma proprio quando arriva la convocazione della squadra della capitale, giunge anche la convocazione alle armi.

La guerra irrompe, allora, nella vita pacifica della comunità fatta di asine innamorate e partite a scacchi accompagnate da bevute. Casa di Luka diventa un avamposto dal quale, invece dei sogni, passano i soldati, col loro carico di armi e di ferali notizie. Come la presa in ostaggio di Milos. Che dovrebbe diventare "merce" di scambio con Sabaha (Natasa Solak), erroneamente creduta membro di una delle più influenti famiglie bosniache.

Solo che della bellissima Sabaha, Luka, nel frattempo abbandonato dalla maoglie, si innamora. Ritrovandosi combattuto fino al giorno in cui, sotto l'egida dell'Onu, sarà costretto allo "scambio".

"Inevitabile, come sempre, al solito"...l'unico difetto del film è che, in bene, ribadisce di Kusturica tutto ciò che sappiamo già. Mentre fa intravedere, nel suo divenire, una svolta un po' eccessiva verso il melò, non proprio nelle corde dell'autore.

Segnalazione doverosa per il "vaffa" ai giornalisti insito nel trattamento dell'inviata tv che non sa distinguere serbi da bosniaci.


La frase: E adesso ti voglio incidere il mio nome sul culo

Da vedere perché è il nuovo film di uno dei più importanti cineasti viventi

       
   
Ultimo aggiornamento: 05-03-2005
 
   
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