Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 










 
Le BiELLE RECENSIONI
 


Luca Bonaffini
Treni

Country "padano"
al confine tra il buon pop e il rock

di Leon

Etichetta nuova e subito due dischi da mettere sugli scudi. Se parte così la nuova etichetta D'Autore, diretta da Edoardo De Angelis e distribuita da Azzurra, parte indubbiamente bene. Di Luca Bonaffini ho appena scoperto i dischi precedenti (che non hanno ancora fatto in tempo a raffreddarsi nel lettore) che è già ora di ascoltare il nuovo. In realtà per lui sono passati più di tre anni da "Il ponte di maniscalchi".

Non che sia cambiato molto. Il mondo di Luca Bonaffini è un mondo buono e gentile che getta uno sguardo appena malinconico sul passato, ma senza "menarsela". Country padano e musica gentile, al servizio di testi tutt'altro che banali.

Spiccando fior da fiore, troviamo "Quello strano odore di virgole bruciate/ di quelle frasi perse per la via" ("Generazioni"), oppure "Prendili, dai prendili, che non puoi più perderli/questi giorni fragili, questi anni splendidi. Accelera, accelera che il sogno non ci semina" ("Treni") o ancora "Nella tasca aveva il suo vecchio mouse/ nella notte di Santa Claus" ("Santa Claus"). "Se tu fossi una canzone, sembreresti un tango shock" ("Spirito") , per finire con "Sono nato in un paese di miraggi trasparenti/ tra le stelle di Fellini e i dischi degli Inti Illimani" (L'oasi dei nannùfari) o con le delicate atmosfere di "Fate Morgane", i miraggi che sempre incontrerai.

Fate Morgane, Treni e Generazione stanno un gradino sopra alle altre, mentre "Il mare e la neve" e "Tempo di fare goal" ("Quasi una risposta al "Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore" di De Gregori" spiega Bonaffini) strizzano un occhio, ma d'autore, alla diffusione radiofonica.

Al confine tra buon pop e rock. Ma è la qualità media del disco che non scende mai sotto il livello di guardia, nemmeno nella finale "Una vita magari così", scritta a sei mani col poeta catarchico Flavio Oreglio e musicata dall'arrangiatore e produttore Lele Barlera, una canzone che, se poco aggiunge al quadro, peraltro nulla toglie. Un po' qualunque, ma non sgradevole. Si poteva temere di peggio dall'alchimia tra l'etereo Bonaffini e il terragno Oreglio. Un piccolo vezzo anni '70 è chiudere il disco con la title track in versione "reprise" solo musicale.

Bonaffini l'aveva già fatto con "Scialle di Pavone" e forse anche con "La quinta stagione". Come per Marco Ongaro quindi siamo nell'ambito di quel sano artigianato musicale che dovrebbe costituire la spina dorsale della nostra musica, che sembra essere un po' il raggio d'azione scelto da D'Autore per operare, come lascia intendere anche la prossima uscita annunciata: "Amori disordinati" di Enrico Nascimbeni che torna ad incidere a diciotto anni di distanza da "Hotel Costarica". Ma Bonaffini sembra avere le carte in regola, più degli altri, per piacere un po' a tutti (e, soprattutto, non dispiacere a nessuno).

Luca Bonaffini
"Treni"

D'Autore - 2002
nei negozi di dischi

   
Archivio recensioni
 

HOME