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"Tre metri sopra il cielo": velo pietoso?

Eppure viene voglia di parlarne
di Alfredo Ranavolo

A primo acchitto verrebbe voglia di stendere un velo pietoso. Di film brutti se ne fanno tanti, ma di così fallati nell'intero progetto se ne vedono pochi. Ma poi vien voglia di farsi delle domande. Dunque, parlarne.

Eppure "Tre metri sopra il cielo", prima che un film, è stato quasi un caso letterario tra i teenagers. Se nel film di Luca Lucini ne è stato rispettato lo spirito c'è di che preoccuparsi.

Perché da preoccuparsi assai seriamente ci sarebbe se i giovanissimi fossero tutti da classificare nelle due schiere in cui li divide Luca Lucini e, prima di lui, Fedrico Moccia, che è stato autore del libro e sceneggiatore della pellicola.

Si direbbe che verso i teenagers di oggi ci sia un vero odio, se tutta l'analisi che si riesce a fare su di loro è dividerli tra figli di papà e mezzi delinquenti. Se i primi se ne fregano quando i secondi gli fregano i soldi che i generosi genitori passano, se le storie d'amore che mischiano le due "classi sociali" paiono degne di fotoromanzi di vent'anni fa.

Eppure non c'è proprio nulla di più che un'improbabile storia tra Step (Riccardo Scamarcio) e Babi (Katy Louise Sanders), e anche i soprannomin sono già tutto un programma, che si mischia ad altre storie di coetanei. Lui è figlio ribelle, da prendere con le pinze dopo aver sorpreso la madre con amante assai più giovane. Lei brava ragazza della buona borghesia.

La tendenza autodistruttiva dei giovani è parte integrante della cultura occidentale, ma una volta (e, in fondo quasi si spera, tuttora) aveva uno sfociare meno superficialmente nichilista di quello che il film vuol far passare.

Di "Tre metri sopra il cielo", invece, non può che restare qualche decente battuta e il simpatico personaggio di Claudio Bigagli (il padre di Babi). Tutto il resto è compiacimento verso il vuoto...e dire che una volta erano "Fragole e sangue". Invece Lucini tenta di scendere all'inferno (gli elementi drammatici non mancano) senza sporcarsi le mani. Non si può.

Menzione di disonore per la voce narrante del dj. "American graffiti" è lontano. Qui è solo un fastidioso cicaleccio di frasi senza senso.

La frase: Pepito (è un cane ndr) vai! (dopo aver lanciato la palla). Ma perché non parte? 'sto cane non funziona!

Da vedere per qualche bella inquadratura in riva al mare


       
   
Ultimo aggiornamento: 16-03-2004
 
   
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