I testi delle canzoni,
se proprio vanno letti, vanno letti con lo spirito con cui ci
si avvicina a una sceneggiatura cinematografica: non sono il prodotto
finito. Sono una specie di fotografia in bianco e nero di un quadro
impressionista... Il quadro lo si può apprezzare veramente
solo dall'originale, solo così ci si può rendere
conto veramente di quant'è grande, dell'impasto dei colori,
dello spessore delle pennellate, di come risponde alla luce...così
appunto la canzone. Il quadro bisogna per lo meno vederlo in un'ottima
fotografia a colori che tradisca l'originale il meno possibile...così
appunto la canzone! (Alessio Lega) |
SALE
E VENTO
Già
stringevo questa sabbia fra le mani
Quando l'onda mi buttava verso riva
Già afferravo questo vento che deriva
Quando il giorno spronfondava nel domani
E
così sono rimasto abbarbicato
All'accento di mio padre a questo vento
E così quello che son stato divento
E così divento solo il mio passato
Sono
nato terra e spiaggia mescolati
Sono stato concepito dalle onde
Che bagnavano queste riarse sponde
Questo nascere di un fuoco, già segnati
Perché
io sono impastato di sta sabbia
Perché io sono posato su sto mare
Perché io son calpestato dalla rabbia
Perché io sono impostato per amare
O
Salento, sale e vento, sole e pianto
Tempo lento stento a crederti poi tanto
Quando sento che rinasce in me il tuo canto
Quando attento ricompongo il mio rimpianto
Quando
l'onda schiumeggiante della morte
Verrà ad abbracciarmi e trascinare via
Aggrappato a questa roccia starò forte
Morirò mordendo questa terra mia
C'è
un bel dire che si parte come in guerra
A portarsi il proprio grugno per il mondo
Ma si gira sempre e solamente in tondo
E si affonda sempre nella propria terra
Come
il vecchio lottatore più suonato
Io continuo a fare a pugni col mio tempo
Come il peggio delinquente del mio stampo
Porto il Leccio sopra l'anima tatuato
Tratto
di terreno antico ed infelice
Trono arso pianto da un sole feroce
Terra d'Otranto trent'anni che ho la croce
Inchiodata al legno della mia radice
O
Salento, sale e vento, sole e pianto
Ho l'accento di mio padre nell'accento
Quando rido, quando amo, quando canto
Quando piango ogni lacrima che sento
Quale
ragno mi ha instillato nelle vene
Il veleno di crudele lontananza
Quale ballo mi libererà, che danza
E accasciato al suolo mi sentirò bene
Quando
l'onda schiumeggiante della morte
Verrà ad abbracciarmi e trascinare via
Aggrappato a questa roccia starò forte
Morirò mordendo questa terra mia
Resterò
piantato storto come olivo
E contorto starò morto e sempiterno
Come pietra, come albero io eterno
Diverrò terra ed in terra sarò vivo.
Dicembre 1999 - febbraio 2000
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MARIA
MADDALENA
E
la preghiera s'alza in lontananza
però si spezza al vuoto dello specchio
e la memoria è tutto ciò che avanza
il lento ticchettare ed io che invecchio
io
tento d'invecchiare al mio dolore
e lui rinasce, frutto del mio ventre
la truffa del mio santo truffatore
l'incanto mentre mi si getta incontro
per
mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa
il mio amore, mio amore, mio terribile amore
il mio cuore, mio amore, mio splendente signore
per mia colpa, mio amore, fui perduta in amore
fui tradita e trovata e cercai salvazione
fui voluta ed amata e cercai soluzione
fui tradotta e capita e pregata e adorata
fui violata e voluta e volai addolorata
per mia colpa, mia colpa fui grandissima e amata
La
polvere si posa sulla fiamma
"domani non saranno più candele"
sarà memoria: non sarà mai calma
sarà memoria: brucerà di miele.
Condotta
a sepoltura, al sanatorio
perduta dalla luce dell'inverno
l'amore resta il solo purgatorio
che passo per finire nell'inferno
dove
sei amore mio? (elach sabba chtami)
io mi pento, mi pento d'ogni giorno tradito
di ogni ora dormita senza uscire a cercare
un amore perduto, perdurare ad amare
perdonare ogni ora respirare, espiare
aria e fuoco d'amore, la corona e lo sputo
posta mano al costato, e la piaga sui piedi
quanto mai è costato tutto quello che vedi
morta ancora e risorta a ogni amore vissuto.
aprile
2002
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RESISTENZA E AMORE' '' (2004) |
STRANIERO
…E da una riva a un’altra riva percorsi questo
mare
Quando arrivai all’attracco e scesi a questo nuovo porto
E trascinavo la mia vita, chissà per arrivare
Chissà per ritornare o non sentirmi ancora morto…
Sono venuto a sta città
Come straniero che non sa
Come un insulto al cielo nero
In questa pioggia ostile
Lo stile fosco dell’età
E la pietà per questa gente
In tutto questo niente, il vento
Che batte il mio pensiero
E me ne andrò, io mi dicevo
Di notte, come uno straniero
Andrò davvero io non devo
Niente a nessuno andrò leggero via.
Da marciapiede a marciapiede poi si disperde il sogno
Bisogna pur cedere al fondo un’ancora d’appiglio
Però io veglio inquieto ancora e traccio a questo stagno
Punto di fuga che non sia famiglia, moglie o figlio mio
E così vivo in sta città
Come straniero che non parla
La lingua della società
- Il tarlo nella perla –
Sono straniero alla mia via
Mi sento ignoto anche agli specchi
Ai vecchi amici, a casa mia
A ciò che guardi o tocchi
Ho fiori secchi sul balcone
E la pensione per traguardo
Alzo lo sguardo a ogni stazione
Già certo del ritardo mio
Da vita a morte è solo storia di grottesca assenza
Di sete d’aria fresca e nuova e fame di vacanza
Così ogni tanto cerco attorno chi dallo sguardo fa sfuggire
Sul piombo grigio d’ogni giorno la voglia di partire
Siamo stranieri a sta città
Siamo stranieri a questa terra
A quest’infame e dura guerra
Alla viltà e al letargo
Prendiamo il largo verso altrove
Dove non seppellisci i sogni
Dove non inghiottisci odio
E arrivi a odiare i tuoi bisogni…
O morte vecchio capitano
Salpiamo l’ancora, su andiamo
Inferno o cielo cosa importa
Da questa vita morta
Come straniero partirò
Senza più niente da sperare
Fra quattro assi e dieci chiodi
Vedi c’è odor di mare… e ciao
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PARIGI
VAL BENE UNA MOSSA
(fuori
da ste pantofole d'acciaio
da questi sogni previsti e ricorrenti
cammina in strada, mordi con i denti
apri le ali, salta dal pollaio!)
Dice
il poeta "perché non vai a Parigi?
che cosa fai inchiodato a queste stanze
come sopporti, finite le vacanze,
dover leccare trenta mesi grigi?"
Ed
io nel cuore che non ho mai chiuso
questa ferita fatta d'evasione
come il gabbiano stretto alla prigione
guardo le ali, ne ricordo l'uso
odoro
il vento fra le sbarre e il volo
anche nel cielo nero vedo maggio
non ho mai avuto problemi di coraggio
il mio unico cruccio è star da solo.
(fuori
da ste pantofole d'acciaio
da questi sogni previsti e ricorrenti
cammina in strada, mordi con i denti
apri le ali, salta dal pollaio!)
Dice
il poeta...e non sa che gratta
una ferita che appena, appena tiene
che mi trascino finché a notte sviene
che ad ogni trillo di sveglia da una fitta
che
ad ogni tram che vede si contorce
che ad ogni telegiornale si dimena
che vomita ogni caffé della mattina
che quando timbro il cartellino insorge:
fuori
da ste pantofole d'acciaio
da questi sogni previsti e ricorrenti
cammina in strada, mordi con i denti
apri le ali, salta dal pollaio!
Parigi,
sai, poeta avventuroso
non è l'albero mio della cuccagna
"c'è ancora spazio", non tutto ristagna
credimi sono pigro, non pauroso!
Poeta
credi in questo mio letargo
mi batte ancora un cuore dentro al petto
se i libri di Rimbaud li ho letti a letto
al primo soffio anch'io prenderò il largo!
(fuori
da ste pantofole d'acciaio
da questi sogni previsti e ricorrenti
cammina in strada, mordi con i denti
apri le ali, salta dal pollaio!)
Parigi
è sulla strada per il mare
a Ostenda io contai tutti i gabbiani
mancava uno, volerà domani:
ormai cucio le vele per salpare!
(fuori da ste pantofole d'acciaio
da questi sogni previsti e ricorrenti
cammina in strada, mordi con i denti
apri le ali, salta dal pollaio!)
8/9/2000-9/2001
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NEMMENO
PER UN ATTIMO
Mi dicono che canto
canzoni disperate
che nel mio cuore il pianto
inverno come estate
verso dentro la coppa,
colma di dispiacere,
il filo che rattoppa
inverni e primavere.
La felicità
non passa per di qua
nemmeno per un attimo
sorride e se ne va
mi guarda e fugge via
scossa come da un brivido.
Non è per far poesia
che cerco compagnia
solo delle mie lacrime...
è che felicità
di casa dove stà?
Io non la so raggiungere...
Il filo che riunisce
la vita di questi anni
è un mare che lambisce
le coste dei miei affanni
le costole, spezzato
dal peso troppo forte
del palco che ora ho issato
a recitar la morte.
La felicità
non passa per di qua
nemmeno per un attimo
sorride e se ne va
mi guarda e fugge via
scossa come da un brivido.
Non è per far poesia
che cerco compagnia
solo delle mie lacrime...
è che felicità
di casa dove stà?
Io non la so raggiungere...
Se canto le novene
se scrivo un memoriale
se dico che sto bene
ben prima di star male
mi invertono la pagina
mi cambiano la rima
e se sto male, immagina
...stavo più male prima!
La felicità
non passa per di qua
nemmeno per un attimo
sorride e se ne va
mi guarda e fugge via
scossa come da un brivido.
Non è per far poesia
che cerco compagnia
solo delle mie lacrime...
è che felicità
di casa dove stà?
Io non la so raggiungere...
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RESISTENZA
E AMORE
E di chi altri potrei cantare
se non del mio sogno più bello
la bambola che sa lottare
a chi posso dire che quello
spazio in cui lei si muove
si anima e scuote nel ballo
Ah terremoto di questa mia esistenza
tranquilla, tranquilla
tristezza e camomilla
Ah fortunato, in tutta questa assenza
di quiete e di lavoro
trovar la vena d’oro
d’amore e resistenza.
E a chi mai lo potrei rivolgere
il mio pensiero segreto
la necessità di risorgere
mi ha spinto e, annaspo nel greto
attendo la piena del fiume
e a te, fiume, io sono grato
Ah tenerezza, scomposta, scompigliata
quanta allegria
che splendida follia
Ah luce d’occhi e splendida risata
quanto calore
la piaga in fondo al cuore
di resistenza e amore
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UN'OASI
NEL DESERTO
Non c'è neanche
bisogno d'esser bello
Entra nel mare e stenditi di schiena
Alla deriva e dì "sono il battello
Ebbro, la vita è la mia pena"
Dì che la noia invade ogni tuo istante
"Felicità raggiunta si allontana"
Che da solo tu sei meno di niente
Senza amore la vita ti abbandona
Ci son donne che hanno il cuore
Come un'oasi nel deserto
Come un'isola nel mare
Ti verranno a ripescare
Ci son donne a viso aperto
Ci son donne sullo scalo
Ci son donne che l'amore
Se lo scelgono da sole
E tu entri in un mondo ch'è diverso
Dove il sole brilla anche d'inverno
E l'ombra ti ripara in pieno giorno
Non importa se sei buffone o serio
Conta solo il suo nome che si lega
All'amore, tu dille il desiderio
E una donna così non ti si nega...
Ci son donne che hanno il cuore
Come un'oasi nel deserto
Come un'isola nel mare
Ti verranno a ripescare
Ci son donne a viso aperto
Ci son donne sullo scalo
Ci son donne che l'amore
Se lo scelgono da sole
Il primo anno è fatto di tre giorni
E il secondo è fatto di tecento
Poi i minuti ed ogni giorno torni
A guardare se piove o se c'è il vento
Quelle donne capiscono in due ore
Ciò che tu riesci appena ad intuire
E già sognano ribelli un nuovo amore
E a te resta vederle ripartire
Ci son donne che hanno il cuore
Come un'oasi nel deserto
"Navigare è necessario"
Vivere è solo un incerto
Ogni uomo le rinnova di profondità inespressa
Ogni amore è un'altra prova
Di un'eternità promessa...
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CHI?
Chi prenderà le mani di
un destino abbandonato
Arriverà domni a consolarmi del passato
Carezzerà i miei occhi e mi dirà riposa ora
Chi mi dirà ora dormi che domani ti amo ancora
Io che non dormo più io che negli occhi c'ho la sabbia
Io che le mie lenzuola col dolore ho ricamato
Io che il mio letto è un nido di ricordo imbalsamato
Io che ho rimpianto tutto e vivi solo nella rabbia
Chi troverà il mio cuore che chissà dov'è
sepolto
Chi mi risponderà che questo niente è ancora molto
Già molto essere qui, essere vivi, esserci ora
Chi mi dirà ora dormi che
domani ti amo ancora
Io che sto sempre attento a sahguinare a ogni occasione
Io che son lento come la lancetta delle ore
Che sembra sempre ferma e a poco a poco se ne muore
Dotato e fantasioso per la propria distruzione
Chi scoverà il mio tempo ai piedi dell'arcobaleno
E mi dirà riprendi il tuo sorriso più sereno
E mi dirà sta sveglio non dormire che ti chiamo
E mi dirà sorridi, tu sorridi che oggi t'amo
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