La Rosa Tatuata

Il gruppo nasce a Genova nel 1992 con il nome "Little Bridge Street Band’’ e nel 1993 si evolve nella "La Rosa Tatuata" calcando locali,piazze e teatri cittadini. Nel dicembre del '95 la band autoproduce un mini-CD (4 brani) dal titolo "Prigionieri Del Rock n’Roll’’ e continua ad esibirsi dal vivo collaborando con artisti come Paolo Bonfanti e Massimo Bubola e Yo Yo Mundi. Ne 1998 pubblicano il loro primo vero CD, dal titolo "Al Centro Del Temporale".
Durante i sette anni di attività musicale, partecipano come gruppo di apertura ai concerti di Willy De Ville, Dan Stuart (Green on Red) Graham Parker e Modena City Ramblers, e prendono parte a manifestazioni di respiro nazionale come Adidas Streetball e Aia Da Respia (tributo a Fabrizio De André).
Nell'estate 2001 esce la loro ultima fatica che vanta la collaborazione di gruppi quali "Blindosbarra", "Gang", "Yo-Yo Mundi" e naturalmente di Paolo Bonfanti e si rivela essere ,
La Rosa tatuata è
Max Parodi voce e chitarra
Giorgio Ravera chitarra solista
Filippo Sartisax, percussioni e voce
Silvio Stagni tastiere
Matteo Dorcier basso
Massimiliano Di Fraia batteria

Se cercate altre notizie, potete cliccare su:

http://www.larosatatuata.com
(ufficiale)

Una recensione a cinque stelle

Bandiera Genovese: il "secondo disco" dell'estate

I dischi per l'estate viaggiano a coppie. Come la facciata A e le facciata B. Se "Danza" dei Sulutumana e' un grande disco, anche la Rosa Tatuata e' uscita, da poco, con un signor CD: "Bandiera genovese"Undici pezzi piu' una ghost track, il tutto di assoluto valore. "Tra le pagine di me" sono due minuti di pura ambrosia, versata a due mani in entrambi le orecchie; un grande testo al servizio di una musica d'atmosfera pregnante. Come non correre con la mente a "L'attimo fuggente" di Peter Weir, quando l'attacco cita :"Piedi sul banco"? Il testo (immagino) del brano e' di Fabio (mi pare) Terzitta, una delle collaborazioni di qualita' presenti nel disco. Le altre sono Paolo Bonfanti, che firma gli arrangiamenti, i Gang (i fratelli Severini) in "Due gocce", Fabrizio De Andre' (che fornisce "Rimini") e Ivano Fossati, autore della frase da cui e' tratto il titolo del disco: "Signore di questo porto/ mi avvicino anch'io/vele ancora tese/bandiera genovese sono io". Nonche' l'immancabile Filippo Gambetta (il "basilico" del pesto degli ultimi grandi dischi made in Genova), gli Yo Yo Mundi e i Blindosbarra. Con appoggi (e riferimenti) culturali simili partiamo bene. La realta' ci dimostra che
arriviamo ancora meglio. Guida la grande voce di Max Parodi, ma reggono il gioco un'ottima band alle spalle e due solidi, solidissimi testi. Cinque stelle anche qui. Mi voglio rovinare!

Leon Ravasi - www.accordo.it

Discografia

Prigionieri del rock & roll - 1995
(autoprodotto)


Fiume in piena
Respirare la notte
Senza fissa dimora
Di giorno il falco vola

 

Demo Tape - 1995
(non commercializzato)


Al centro del temporale
Tangeri
Vento di sale
Storie di paese

Al Centro del Temporale
(Devega Records - 1998)


Storie di paese
Briciole di pane
Per chi aspetta
Nessuno ti vuole
(come ti voglio io amore mio)
Treno di mezzanotte
Settembre
Ai bordi della strada
Oltre le scogliere
Quello che tu vuoi
Temporale
Fiume in piena
Ninna nanna per Sally

Aia da Respia
Genova canta De André
(Little Things - 1999)

Maria nella bottega di un falegname

 

Bandiera Genovese
(La Flotta 2001)

Matto abbastanza
Quello che ci capisci
Tra le pagine di me
Le cose che Cambiano
Due gocce
Dulcinea
Lontano dall' uscita
Segreta n° 34
Rimini
Nato negli anni '70
Niente di più di quello che ci capisci

 

Alcuni testi da "Al centro del temporale"

STORIE DI PAESE
(Parodi/Ravera)
Marta aveva un sogno, un sogno ben preciso
riparato dalla pioggia, mascherato da un sorriso,
quando il vento dei vent’anni incominciò a soffiare
Marta con lo stesso sogno e un figlio a cui pensare.

Il ‘principe della spiaggia’ l’aveva già ingannata,
dimostrando la differenza tra una favola e la vita,
e quando gli angeli dal cielo si fermarono a guardare,
non le tesero la mano, no, lasciandola affogare.

Sono storie, storie, storie di paese,
di macchine rubate, di spose senza chiese,
sono strade, strade senza via d’uscita,
l’inferno è sotto casa ma il paradiso è in salita.
Marta aveva un sogno, un sogno ben preciso,
naufragato nella pioggia,violentato da un sorriso,
e quando il sole dei vent’anni cominciò a tramontare,
Marta col suo stesso sogno, nont’altro da raccontare.
Solo storie,storie,storie di paese.

SETTEMBRE
(Parodi/Ravera)
Stasera ho visto un uomo
rimasto senza tempo,
posare un fiore rosso,
lasciarlo in mezzo al campo,
ma la pioggia di settembre
non è facile da dire,
non è facile da cantare
e ancora meno da capire.
Stasera ho visto un uomo
cadere con le mani chiuse,
che questo è un cielo d’ignoranza,
fatto di nuvole e di accuse,
ed il freddo di settembre
non è bello da cantare,
non è bello da partire
e ancora meno da accettare.
Ieri ho visto un uomo
su di un palco precario,
stridevano le corde,
quando chiusero il sipario
e pensare che settembre
era già così vicino,
prima dell’ultimo applauso, dopo l’ultimo inchino.
Ma stasera ho visto un uomo
battersi e crollare,
armato solo di coraggio,
tra i corridoi di un ospedale,
un coraggio che in settembre
non puoi più tenere stretto,
non puoi più dirgli niente,
liberato dal suo letto.
Domani viaggeremo ancora
su quel sogno dannato,
con gli strumenti a bordo
e con un posto vuoto,
suoneremo in settembre, a giugno,
in gennaio come a maggio,
suoneremo per l’amore, per il bisogno. E per il coraggio.

(...a Tony Perini)

OLTRE LE SCOGLIERE
(Parodi/Ravera)
Non ho un aereo di carta da lanciare
giù dalle scogliere a sorvolare
questo mare che mi chiude l’orizzonte,
come un cappello calato sulla fronte.

Non ho piste di sabbia da tracciare,
ne strade tracciate da seguire,
poche orme confuse come vaghe idee,
cancellate dall’alzarsi di maree.
Ma il vecchio mulino al fiume ormai non gira più,
ha smesso di smuovere le acque,
è segno che il tempo dovrà pur cambiare,
oltre le scogliere di questo mare.

E ora tutt’attorno è solo inverno,
con il freddo che ci mangia il giorno,
io come tanta gente sto aspettando il sole,
soffocato da milioni di parole.

Ma il vecchio mulino
Non ho un aereo di carta da lanciare
giù dalle scogliere a sorvolare
questo mare che mi chiude l’orizzonte
come un cappello calato sulla fronte

PER CHI ASPETTA
(Marti/Bonfanti/Parodi)
Pulito come il pane, un po’ come la neve,
lavoro per pagare il poco che possiedo,
ho costruito la mia torre riparata dal vento
ma stamattina ho sentito le urla degli avvoltoi
rompere il silenzio.

E’ dura per chi aspetta, ma non vuole aspettare,
è dura stare zitti se si vuole gridare.

Era normale recitare la vita di ogni giorno
vestito da me stesso lungo vie quasi sempre senza ritorno
e poi gli anni aggressivi di televisione sfrenata,
il rifiuto del silenzio, di chi aspetta che esploda una bomba innescata.

E’ dura per chi aspetta, dura com’è adesso
come lo è per tutti, è dura per me stesso.

Ma il respiro del vento un giorno salì per le scale
passando dalla mia stanza fino al centro del temporale,

camminai rasoterra, dipinsi il volto con colori di guerra,
mi preparai ad uscire dopo aver lucidato il mio vecchio fucile.

E’ dura per chi aspetta, ma non vuole aspettare
di prendere la mira prima di sparare,
è dura per chi aspetta, è duro stringere i denti,
noi, persi in questi tempi.Noi, schiavi di questi tempi.

QUELLO CHE TU VUOI
(Parodi/Ravera)
Tua madre non ci dà tregua,
non ci dà via di scampo
e non importa niente se pensa
che sono un perditempo,
dice che non potrò darti
una certezza per il futuro,
perché urlo ad un microfono
e non ho un reddito sicuro,
ma se lo chiederà a me
glielo dirò io che

ho quello che tu vuoi
il mio canto è quello che tu vuoi !
Qua sotto ho sei corde
tutte da far vibrare
ed una band di sei dementi
difficili da calmare,
così ho le casse piene
di canzoni vuote,
ma ho un ritmo nelle vene,
quel ritmo che ti scuote,
se vuoi sapere com’è, ripetilo con me, che

ho quello che tu vuoi
se il ritmo è quello che tu vuoi !
Se suono la chitarra è perché
non ho niente di meglio da fare
e poi qualche volta capita
di riuscire pure a scoprire
che non è così facile
poterlo dare a tutte quante,
chiedetelo a tutta la band,
non chiedetelo solo al cantante,
sul palco da qua su
te ne darò di più,

ho quello che tu vuoi
se il rock & rollè quello che tu vuoi !

TEMPORALE
(Parodi/Ravera)
Come bandiere a mezz’asta su navi ancora in alto mare,
siamo come pugni di sabbia troppo difficili da afferrare,
come fantasmi di strada facciamo presto a sparire,
là dove i cani randagi vanno soltanto a morire.

Come destini ingannati dalle promesse non mantenute,
paghiamo il prezzo raggiunto dalle parole mai conosciute,
lo abbiamo sempre saputo e ripetuto invano che
chi guarda troppo avanti non sa vedere così lontano
forse ci troveranno, ma saremo ormai lontani,
incontro alla tempesta, veloci come uragani,
quando si accenderà il lampo e il tuono comincerà a cantare
saremo al centro esatto, non ci potranno mai più toccare !

C’è ancora qualcosa da fare, ancora strada da camminare,
per poi poterci ritrovare
non più in ginocchio ma in piedi
al centro del temporale !

NINNA NANNA PER SALLY
(Parodi/Parodi)
Entrerò nei tuoi sogni con una spada sotto il mantello
Per mandare via i fantasmi dalle mura del tuo castello,
porterò un cuneo di legno per il cuore dei vampiri
attirati dal tuo sorriso,assetati dei tuoi sospiri
e una pallottola d’argento per i lupi più affamati
che vorrebbero sbranarsi i tuoi baci più prelibati,
ma le streghe non ci sono più, anzi, non ci sono state mai
e questa notte Doctor Jekyll ha sconfitto Mr. Hyde.

Ho una scudo di cristallo scolpito da mago Merlino
Contro i draghi di metallo, se incendiassero il cammino,
sarà buio in fondo al bosco, ma non provare alcun spavento
"sulla groppa di un pesciolino cieco spariremo in un momento’’.
Il giorno ormai è andato e la notte già sbadiglia,
io resterò qui sveglio, vedrò abbassarsi le tue ciglia,
poi ti donerò le piume per volare apertamente,
ti soffierò le ali ma non sarò distante.

AI BORDI DELLA STRADA
(Parodi/Ravera)
Sono ancora seduto ai bordi della strada
a contare le macchine inghiottite dalla notte,
forse avrai già trovato qualcuno per la tua nuova fiaba
e una solida barca per coprire nuove rotte.

Siamo nati e cresciuti imprigionati nello stesso sogno,
in una città in cui la notte sembrava mare,
ma non ricordi quanto sentivamo forte il bisogno
di scappare da tutto e tutti solo per poterci abbracciare.

Poi, il tuo silenzio tagliente
Si incominciava piano ad affilare,
come una lama rovente
piantata dritta in mezzo al cuore.

Possa il vento distruggere ogni mio timore,
possa il vento cancellare ogni rancore,
possa la pioggia corrodere queste catene
che ancora mi legano a te.

Ora lo so bene cosa avrei dovuto dire
quella sera di settembre giù al vecchio molo,
là dove i marinai e i ladri vanno per sparire
e i poeti della notte. Spiccano il volo.
Possa il vento.

NESSUNO TI VUOLE
(Parodi/Parodi)
E’ facile non pensare, è così facile ridere
tenendo alla propria vita tanto da lasciarsi vivere.
E ti domandi come fare a dire a tutti : ‘adesso basta!’,
ma se ti sapessi amare, troveresti da solo la risposta.

Qualche volta capita di non trovare le parole,
qualche volta di pensare che nessuno ti vuole,
chissà se l’hai capito adesso, amore mio,
che nessuno ti vuole come ti voglio io !
La notte seduta sul letto, con il buio dentro la stanza,
ripensi alle cose che ti hanno insegnato
e che non sono servite abbastanza,
sogni l’Europa e il mondo, l’America e un vestito da sposa,
ma nessuno ti ha mai detto che la vita
da queste parti è tutta un’altra cosa.
Se l’avessi capito prima che quello è un mondo di cartapesta
dove nessuno ha saputo amarti abbastanza
da farti alzare la testa.
Spero l’avrai capito adesso, amore mio,
che nessuno ti vuole. Come ti voglio io !

BRICIOLE DI PANE
(Parodi/Ravera)
Mio nonno era solo un vecchio marinaio
Con le rughe scavate dal vento,
passava le giornate a fissare il mare
e il mare fissava lui.
Mio padre era solo un povero bracciante
Con lo sguardo ucciso dal tempo,
la sera si sdraiava sul divano,
mio padre col suo bicchiere in mano.

E non ho più briciole di pane,
né gomitoli di lana
per poter tornare a casa
sul sentiero del ritorno.

Io sono il figlio che non conosce il mare,
né le fatiche di un bracciante,
conservo un divano su cui sognare,
lo stesso su cui mio padre non sognava più.
E queste sono le sole favole che ho sentito,
in cui il mare ha sommerso e il bicchiere ha ucciso,
non sono queste le storie da tramandare,
voglio essere un padre per insegnare a sognare.
Ma non ho più briciole di pane,
né gomitoli di lana
per poter tornare a casa
sul sentiero del ritorno,
e non ho che una sola carta
da poter giocare ancora,
guiderò tutta la notte,
domani è lontano mezz’ora.

FIUME IN PIENA
(Parodi/Parodi)
La mia penna scivolava sopra il foglio delle ordinazioni
mentre nel bar giravano le note di alcune vecchie canzoni,
Otis Redding cantava seduto su una banchina del porto,
giuro che quella sera pur di sapere il tuo nome io sarei morto.

Daniela la la la lay
Daniela io non resisto
Daniela la la la lay
Afferra con le mani il mio albero maestro
Daniela la la la lay
Potrai domare un fiume in piena
Daniela la la la lay
Solo se la tua bocca si scatena.

Ti aspetto dall’altra parte della strada e senza fare troppo rumore
Ce ne andremo lontani da tutto il resto, da tutto questo falso pudore
E con il mondo alle nostre spalle sarò solo io che ti sussurro:
" Daniela lasciami incendiare il tuo corpo, lasciami affondare nel tuo burro.

Daniela la la la la lay.....

Questa sera faremo tremare i perbenisti di questa città
Mentre ci sentiranno urlare un nuovo canto di libertà.

Daniela la la la lay.

 

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