Stormy Six

Delle tracce audio di indimenticabili pezzi di questo gruppo (ex band vicina all'MS milanese - Movimento Studentesco), composto da:

Umberto Fiori (voce e chitarra acustica)
Franco Fabbri (voce chitarra acustica ed elettrica)
Tommaso Leddi (Mandolino, violino, chitarra acustica, balalajka e tastiere)
Carlo de Martini (Violino)
Pino Martini (voce e basso)
Salvatore Garau (batteria)

Si sono sciolti nel 1983 , tornando insieme solo per registrare l'album
"Un concerto" nel 1993, coprodotto da Radio Popolare di Milano.

Una presentazione di Franco Fabbri, che ringraziamo vivamente per averla voluta scrivere per noi:


Dalla cascina a Piazza degli Affari

“E Stalingrado arriva nella cantina e nel fienile…” Non “cantina”, cascina! Niente da fare. Cascina è una cosa vecchia, certamente poco urbana. Quindi in corteo molti cantavano “cantina”. E rischiava di diventare la versione ufficiale, perché c’era scritto anche su Internet. Per molto tempo Internet è stata un disastro, per gli Stormy Six. Discografie lambiccate, musiche per teatro che si trasformano in colonne sonore di film inesistenti, cantanti che hanno studiato da tenori (figurarsi!), generi inventati (il Rock In Opposition, naturalmente). Quando il motore di ricerca mi ha segnalato che eravamo citati in un sito chiamato bielle.org ho temuto: con sollievo immediato, però. È stato il primo (ed è ancora uno dei pochissimi, nonostante le fonti ormai siano più che disponibili) nei quali non ci siano informazioni sbagliate. Cascina rimane cascina. E c’è anche uno sguardo molto affettuoso. Mi piacerebbe (ma il problema sta soprattutto nell’incapacità di chi ora distribuisce i nostri dischi) che ci fosse spazio anche per gli Stormy Six cosiddetti “sperimentali”: quelli di Cliché, ma soprattutto quelli de l’Apprendista, di Macchina Maccheronica, di Al volo, quelli documentati dal vivo in Megafono e nella seconda metà di Un concerto. Erano anche quelle canzoni. Lo sono ancora. Per molti non c’è stata mai una grande relazione fra rock progressivo e canzone d’autore. Per uno, direi, di sicuro: Fabrizio De André. E forse – un poco – anche per gli Stormy. Se ci volete credere.

Franco Fabbri

 

Fratello

quando l'ultimo sfruttatore
l'ultimo corruttore
l'ultimo carrierista
l'ultimo ipocrita
l'ultimo borghese
saranno scomparsi
da questa terra
allora sara' giunto
il vostro momento
di parlarci
d'amore

Ma forse tu
ma forse tu
fratello
non ci sarai piu'

UN BIGLIETTO DEL TRAM (1975)

 

Stalingrado

Fame e macerie sotto i mortai
Come l'acciaio resiste la citta'
Strade di Stalingrado, di sangue siete lastricate;
ride una donna di granito su mille barricate.
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D'ora in poi trovera' Stalingrado in ogni citta'.
L'orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffe',
l'inverno mette il gelo nelle ossa,
ma dentro le prigioni l'aria brucia come se
cantasse il coro dell'Armata Rossa.
La radio al buio e sette operai,
sette bicchieri che brindano a Lenin
e Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile,
vola un berretto, un uomo ride e prepara il suo fucile.
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D'ora in poi trovera' Stalingrado in ogni citta'.

Dante di Nanni

Nel traffico del centro pedala sopra il suo triciclo
e fischia forte alla garibaldina.
Il carico che piega le sue gambe e' l'ingiustizia,
la vita e' dura per Dante di Nanni.
L'alba prende il treno e c'e' odore di porcile
sui marciapiedi della sua pazienza,
e nella testa pesano volumi di bugie.
La sera studiera', Dante di Nanni.
Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti
ci si son messi in cento ad ammazzarlo
E cento volte l'hanno ucciso, ma tu lo puoi vedere:
gira per la citta', Dante di Nanni.
L'ho visto una mattina sulla metropolitana
E sanguinava forte, e sorrideva.
Su molte facce intorno c'era il dubbio
e la stanchezza.
Ma non su quella di Dante di Nanni.
Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti
Ci si son messi in cento ad ammazzarlo
E ancora non si sentono tranquilli,
perché sanno che gira per la citta', Dante di Nanni.

 


La sepoltura dei morti


Il mese d'aprile tra tutti e' crudele,
sui morti fiorisce il lilla'.
L'inverno ha sepolto la loro memoria,
lasciando soltanto pieta',
e adesso una vita e' una faccia ingiallita ,
e' solo una fotografia,
la morte non vale nemmeno il giornale
che leggi e che poi butti via.
In mezzo al biliardo tre morti ammazzati:
tu segna otto punti per te,
continui a parlare di cronaca nera
che leggi bevendo il caffe'.
"Nel '64 era tutto più bello,
ma quello era l'anno del boom,
Guidavo nel vento la nostra '600
E i morti restavano giu'".
In mezzo alla gente che sfila al mattino,
sotto l'insegna del tram
ho riconosciuto un nostro vicino
che gioca a biliardo nel bar.
"Quel corpo che tiene sepolto in giardino
di fiori ne da' o non ne da'?
Tenga lontano il suo cagnolino:
se scava lo ritrovera'."

La fabbrica

Cinque di Marzo del Quarantatrè
nel fango le armate del Duce e del re
gli alpini che muoiono traditi lungo il Don

Cento operai in ogni officina
aspettano il suono della sirena
rimbomba la fabbrica di macchine e motori
più forte il silenzio di mille lavoratori
e poi quando è l'ora depongono gli arnesi
comincia il primo sciopero nelle fabbriche torinesi

E corre qua e là un ragazzo a dar la voce
si ferma un'altra fabbrica, altre braccia vanno in croce
e squillano ostinati i telefoni in questura
un gerarca fà l'impavido ma comincia a aver paura

Grandi promesse, la patria e l'impero
sempre piu' donne vestite di nero
allarmi che suonano in macerie le città

Quindici Marzo il giornale è a Milano
rilancia l'appello il PCI clandestino
gli sbirri controllano fan finta di sapere
si accende la voglia delle camicie nere
ma poi quando è l'ora si spengono gli ardori
perchè scendono in sciopero centomila lavoratori

Arriva una squadraccia armata di bastone
fan dietro fronte subito sotto i colpi del mattone
e come a Stalingrado i nazisti son crollati
all'Apreda rossa in sciopero i fascisti son scappati

 

Nuvole a Vinca

Sui catagni passano
nembi, cirri, cumuli,
nubi bianche, nubi nere.
Qualche vecchio sa vedere
quale porta rondini,
quale porta grandine,
quale porta tuoni e lampi,
quale acqua per i campi.
Sulla linea gotica
anche un ragazzino sa
che la nube sui tornanti
al paese porta pianti.
"Corri nella vigna,
via, per carita'!
Suona le campane!"
Chi le sentira'?
Nella chiesa un grappolo
stretto sotto il pulpito:
donne che non pregano,
ma in silenzio pensano...
...dove sono i giovani.
prigionieri in Africa,
deportati a Buchenwald
o sui monti, liberi...
Passa un'ombra sulle piane,
stanno zitte le campane,
vira il sidecar sulla ghiaia:
che pilota, signor Meier!
Fanno il tiro a segno, cani macellai.
Ma che bella mira! Non la sbaglian mai.

Gianfranco Mattei

Nella soffitta in via Giulia c'e' un viavai:
strane visite notturne a Gianfranco Mattei...
"...metti nella sporta il barattolo, e' libero, vai!"
ed un ponte saltera' al chilometro sei.
Gianfranco Mattei,
la tua scienza e' andata troppo in la':
Gianfranco Mattei,
sulla cattedra non tornerai.
Anch se inganni i tedeschi e la polizia,
per finire in via Tasso ti basta una spia,
e se per di piu' sei un comunista ed un ebreo,
dalle mani dei nazisti ti salvi il tuo Dio!
Gianfranco Mattei,
la tua scienza e' andata troppo in la':
Gianfranco Mattei,
sulla cattedra non tornerai.
Toglie il respiro il nitrile nei corridoi,
mentre marciano in divisa baroni plebei:
vanno in processione col camice, il regolo, i quiz
la superbia, l'ignoranza e la routine.
Gianfranco Mattei,
la tua cattedra e' rimasta la':
Gianfranco Mattei,
la lezione non si perdera'.

Un biglietto del tram

In corso Buenos Aires
tutto il giorno ci passano i filobus,
e ci passano i carri blindati
coi prigionieri ammanettati
che guardano, e non vedono.
Povero Fogagnolo, che non era un attore del cinema:
si presenta, ti da' un'occasione,
mormora il suo cognome e nome
da elenco delle vittime.
E mi ha fatto un regalo:
un biglietto del tram
per tornare in piazzale Loreto.
Esposito ai giardini sta leggendo gli annunci economici,
e lo vedi su mille panchine,
o in coda a file senza fine
chiede giustizia, e subito.
A Poletti hanno dato
sette lettere sopra una lapide,
e la gente che passa e le vede
fa un po' i suoi conti, e poi si chiede
"Non e' una spesa inutile?"
"Non bastava un biglietto,
un biglietto del tram
per tornare in piazzale Loreto?"

Arrivano gli americani

Le statue sudano sangue, parlano dentro le chiese,
annunciano un grande miracolo dall'aldila'.
Gli arcangeli sopra le spiagge cominciano il loro safari,
coi cuochi, le donne, i gregari e gli sciuscia'.
Arrivano gli americani, garibaldini marziani,
Vergine Santa, hai sentito le nostre preghiere!
Dai camion, tra fiori e bandiere, mentre battiamo le mani,
lanciano tavolette di liberta'.
Si accendono insegne giganti sulle macerie fumanti,
lumini sopra le tombe della citta'.
Nella campagna bruciata arrivano suoni lontani:
abbaiano i cani, risponde soltanto un juke-box.
Arrivano gli americani...
In un paese c'e' un uomo con un megafono in mano:
se parla italiano nessuno lo capira'.
Adesso la piazza e' deserta, ma una finestra si e' aperta,
e una signora non vuole cambiare il suo Dash.
Arrivano gli americani...

8 Settembre

Sulle rotaie, vestito in borghese, cammina
e canta piano una canzone
per calmar la confusione che ha in testa.
Un soldato, un ufficiale,
dentro quel pigiama grigio
quanto vale?
Sulla sua testa risplende tranquilla la luna,
e in cielo cantano le stelle:
"Pensa solo a salvare la tua pelle.
Una vita, un mese, un anno,
resta chiuso nel tuo buco
come un ragno".
In un paese e' passata in divisa la morte:
la gente in cerchio sul sagrato,
nella piazza sale un grido soffocato.
Ammazzati come cani,
un cartello appeso al collo:
"PARTIGIANI"


Macchina maccheronica (1980)

Scusate, miei cari simili,
o pubblico disattento,
da solo io mi presento:
sono il prologo, e molto dipende da me.
Vengo su questa piazza,
ma vere storie da cantare non ne ho,
ho un repertorio di parole,
segnetti, smorfie, scarti della Varietà,
e i suoni sghembi di quest'orchestrina
son digiuni di gastronomia
(sensi, significati scarnificati nelle salse e nei purè)

La piega del tempo complica
le pieghe del continente,
ma al centro del nostro atlante
ogni nome è comunque una pietra parlante.
Corno, cornetto di corallo,
non farci perdere la chiave dei comò
di questa rivieraccia,
di questa feccia sopra la masera* e
dell'orlo rosso delle lampadine
intorno al Sacro Cuore di Gesù.
Piangete, cartoline,
coi vostri auguri, salutissimi e cucù.

La macchina maccheronica
è un torchio masticatore:
ha un morso ch'è traditore,
ma il suo cuore innocente vuol bene alla gente
La gente prenda i suoni,
se no presempio un bel presepio - perchè no? -
con tanto di violini,
coi mandolini e coi tamburi di lamè.
Si chiami musica o letteratura,
tanto di paura non ne fa,
questa maestra elementare
persa nel suo grembiale a quadri bianchi e blu.

*masera=muretto a secco (o mucchio di sassi) in dialetto sarzanese

 

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