|
|
|
Stormy Six
![]() |
Delle tracce audio di indimenticabili pezzi di questo gruppo (ex band vicina all'MS milanese - Movimento Studentesco), composto da: Umberto Fiori (voce e chitarra acustica) Si sono sciolti nel 1983 , tornando
insieme solo per registrare l'album |
| Una presentazione di Franco Fabbri, che ringraziamo vivamente per averla voluta scrivere per noi: |
“E Stalingrado arriva nella cantina e nel fienile…” Non “cantina”, cascina! Niente da fare. Cascina è una cosa vecchia, certamente poco urbana. Quindi in corteo molti cantavano “cantina”. E rischiava di diventare la versione ufficiale, perché c’era scritto anche su Internet. Per molto tempo Internet è stata un disastro, per gli Stormy Six. Discografie lambiccate, musiche per teatro che si trasformano in colonne sonore di film inesistenti, cantanti che hanno studiato da tenori (figurarsi!), generi inventati (il Rock In Opposition, naturalmente). Quando il motore di ricerca mi ha segnalato che eravamo citati in un sito chiamato bielle.org ho temuto: con sollievo immediato, però. È stato il primo (ed è ancora uno dei pochissimi, nonostante le fonti ormai siano più che disponibili) nei quali non ci siano informazioni sbagliate. Cascina rimane cascina. E c’è anche uno sguardo molto affettuoso. Mi piacerebbe (ma il problema sta soprattutto nell’incapacità di chi ora distribuisce i nostri dischi) che ci fosse spazio anche per gli Stormy Six cosiddetti “sperimentali”: quelli di Cliché, ma soprattutto quelli de l’Apprendista, di Macchina Maccheronica, di Al volo, quelli documentati dal vivo in Megafono e nella seconda metà di Un concerto. Erano anche quelle canzoni. Lo sono ancora. Per molti non c’è stata mai una grande relazione fra rock progressivo e canzone d’autore. Per uno, direi, di sicuro: Fabrizio De André. E forse – un poco – anche per gli Stormy. Se ci volete credere. Franco Fabbri |

Fratello
quando l'ultimo sfruttatore
l'ultimo corruttore
l'ultimo carrierista
l'ultimo ipocrita
l'ultimo borghese
saranno scomparsi
da questa terra
allora sara' giunto
il vostro momento
di parlarci
d'amore
Ma forse tu
ma forse tu
fratello
non ci sarai piu'
|
UN BIGLIETTO DEL TRAM (1975)
|
|
|
Stalingrado
|
Dante di Nanni
|
|
La sepoltura dei morti Il mese d'aprile tra tutti e' crudele, sui morti fiorisce il lilla'. L'inverno ha sepolto la loro memoria, lasciando soltanto pieta', e adesso una vita e' una faccia ingiallita , e' solo una fotografia, la morte non vale nemmeno il giornale che leggi e che poi butti via. In mezzo al biliardo tre morti ammazzati: tu segna otto punti per te, continui a parlare di cronaca nera che leggi bevendo il caffe'. "Nel '64 era tutto più bello, ma quello era l'anno del boom, Guidavo nel vento la nostra '600 E i morti restavano giu'". In mezzo alla gente che sfila al mattino, sotto l'insegna del tram ho riconosciuto un nostro vicino che gioca a biliardo nel bar. "Quel corpo che tiene sepolto in giardino di fiori ne da' o non ne da'? Tenga lontano il suo cagnolino: se scava lo ritrovera'." |
La fabbrica Cinque di Marzo del Quarantatrè
Cento operai in ogni officina
E corre qua e là
un ragazzo a dar la voce Grandi promesse, la patria
e l'impero Quindici Marzo il giornale
è a Milano Arriva una squadraccia
armata di bastone
|
|
Nuvole a Vinca
Sui catagni passano |
Gianfranco Mattei
Nella soffitta in via Giulia c'e' un viavai: |
|
Un biglietto del tram
In corso Buenos Aires |
Arrivano gli americani
Le statue sudano sangue, parlano dentro
le chiese, |
|
8 Settembre
Sulle rotaie, vestito in borghese, cammina |
|

Macchina maccheronica (1980)
Scusate, miei cari simili,
o pubblico disattento,
da solo io mi presento:
sono il prologo, e molto dipende da me.
Vengo su questa piazza,
ma vere storie da cantare non ne ho,
ho un repertorio di parole,
segnetti, smorfie, scarti della Varietà,
e i suoni sghembi di quest'orchestrina
son digiuni di gastronomia
(sensi, significati scarnificati nelle salse e nei purè)
La piega del tempo complica
le pieghe del continente,
ma al centro del nostro atlante
ogni nome è comunque una pietra parlante.
Corno, cornetto di corallo,
non farci perdere la chiave dei comò
di questa rivieraccia,
di questa feccia sopra la masera* e
dell'orlo rosso delle lampadine
intorno al Sacro Cuore di Gesù.
Piangete, cartoline,
coi vostri auguri, salutissimi e cucù.
La macchina maccheronica
è un torchio masticatore:
ha un morso ch'è traditore,
ma il suo cuore innocente vuol bene alla gente
La gente prenda i suoni,
se no presempio un bel presepio - perchè no? -
con tanto di violini,
coi mandolini e coi tamburi di lamè.
Si chiami musica o letteratura,
tanto di paura non ne fa,
questa maestra elementare
persa nel suo grembiale a quadri bianchi e blu.
*masera=muretto a secco (o mucchio di sassi) in dialetto sarzanese