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BiELLE FILM
 
I tormenti d'amore di un moderno Odisseo
(di Alfredo Ranavolo)


Bigas Luna non coglie nel segno con la sua ennesima variazione sul sesso

Ulises (Jordi Mollà) è un professore di liceo che ama la mitologia e sa ammaliare con le parole. Giunto in una cittadina della costa spagnola vicino Valencia, non impiega molto a conquistare la figlia del suo padrone di casa, la bella Martina (Leonor Watling).

Fra i due è subito passione intensa, che cede il passo al rapporto istituzionale quando lei resta in cinta. Tanto per non finire affossati nei luoghi comuni, il matrimonio diviene immediatamente la tomba dell'amore. L'irrequieto Ulises ci mette poco a decidere di fuggire, simulando la sua morte.

Ulises, degno epigono dell'eroe di Itaca di cui porta il nome, tornerà sui suoi passi, dopo avere "attraversato tutti gli oceani del mondo per capire che non posso vivere senza di te".

Ma nel frattempo Martina ha accettato le lusinghe del "procio" Sierra (Eduard Fernandez) che con i suoi soldi l'ha comprata assicurando un futuro roseo al figlioletto Abel.

Ciò non impedisce alla passione di un tempo di rifiorire, basta la storia (per la verità nemmeno tanto bella) una volta e di nuovo sussurrata all'orecchio di lei. Martina decide di sfruttare i potenti mezzi del nuovo marito per nascondere il suo ritrovato amore che finisce per divenire un recluso oggetto sessuale.

Ma Sierra non è uomo capace di accettare le sconfitte.

Bigas Luna parte da un romanzo di Manuel Vincent per mettere in piedi una traballante storia di amore per l'amore e per la natura incarnata dall'elemento mare. I presupposti di una storia che si piazzi a buon diritto nel filone tipicamente spagnolo dell'approccio nudo, crudo, ma profondo ai sentimenti ci sarebbero tutti.

Manca la profondità appunto, nonostante il film si concluda in acque alte. Manca la passione che dovrebbe sprigionare, non bastano a sprigionarla il generoso corpo della Watling, né lo sguardo di Mollà.

L'amore che resiste all'usura del tradimento di lui e del voltafaccia di lei non conquista, non coinvolge, non dimostra la sua forza in un racconto solare ben fotografato da José Luis Alcaine e montato forse con troppa fretta (soprattutto nella prima, didascalica parte) da Ernesto Blasi.


   
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