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Federico Sirianni

Il viaggio continua

Sento odore di temporale,
l'eco veloce dei miei passi
tra le folate di maestrale
lungo un cammino di fango e sassi
Non mi fermo da mille anni,
sono l'esule e l'avventuriero
con un bagaglio di storie e affanni, in ogni terra piede straniero

Ed il viaggio continua

Sono il nomade che ti racconta
il suo travaglio per un boccone
tra i lumi fiochi di notte lenta
ed i binari della stazione
sono l'angelo, l'ebreo errante,
il turista con la Roncato
che di città ne ha vedute tante
e si smarrisce in un isolato

Ed il viaggio continua

Sono scrittore che prende appunti per il suo prossimo capolavoro
perché ogni viaggio regala spunti ed ogni pagina vale oro
Sono un fotografo improvvisato
che scatta sempre contro sole
sono un misantropo allontanato stanco di uomini e di parole

Ed il viaggio continua

Sono la popolazione in fuga,
sono la diaspora della storia
sono marcato come una ruga
sul volto arido della boria
sono lo zingaro, sono il "gagà", sono dovunque in qualunque canto
tra dune gialle e foglie di the,
dentro le pieghe dell'esperanto

Ed il viaggio continua

Sono la borsa dell'emigrante,
sono la stiva del bastimento
sono un eterno moto ondulante
che si fa largo tra pioggia e vento
sono la luce, sono il motore
che esala il suo sospiro estremo
sono soltanto un viaggiatore sempre in ritardo all'ultimo treno

Ed il viaggio continua

Quando il Tetaro Garage di Genova realizzò uno spettacolo sul viaggio, mi chiese di scriverne le musiche. Questa canzone concludeva il recital. L'ho ripresa nei concerti e nel disco, come una sorta di "manifesto del viaggiatore", recuperando nel tema strumentale le note lontane di un grande chitarrista genovese che, nei primi del '900 trovò il successo emigrando in Argentina, Pasquale Taraffo. Per queste suggestioni ringrazio l'amico musicista Fabrizio Giudice.


Un disco che si eleva nettamente sulla media delle produzioni 2003. Prendetelo cauto all’inizio: un primo brano di 17” (secondi! Avete letto bene) e un intro tradizionale yiddish per il secondo brano che, come si capirà in seguito, è il segno distintivo del disco che accumula e ammassa brani senza soluzione di continuità. Circa tre quarti d’ora di canzoni senza pause, ma con atmosfere diverse e ben delineate e solo 39” (leggasi sempre “secondi”) di spaesamento iniziale. "Neve" e "Tempo" i pezzi forti per quello che Giangilberto Monti ha definito un "Bandautore", strano centauro simbiotico col gruppo che lo accompagna, dando pieno senso alle astmosfere dei testi e alla loro poesia                                  Vai all'articolo

 Le foto di Federico Sirianni
"live" ad AcrobaticiAnfibi

Federico nasce a Genova nel '68, a settembre e cresce di musica grazie ad una madre che non sa star senza e poi canta.

Studia chitarra d'autodidatta dopo i rudimenti iniziali del grande Armando Corsi e si esercita anche al pianoforte. Il risultato è che i suoi pensieri cominciano ad avere una loro colonna sonora e lui non riesce più a scinderli da un qualunque accompagnamento musicale. È un tunnel senza uscita.

Intorno al '90 inizia a fare sul serio, a scrivere canzoni vere, entrando in contatto con personalità decisamente interessanti, per quanto leggermente spostate: Augusto Forin un burbero fotografo dagli scritti minimali e dal passo lento di beguine e l'eterna compagna (vera artista dell'obiettivo) Patrizia Biaghetti, il giovane e irrequieto Fabrizio Casalino, il geniale Max Manfredi e, last but not the least, il pianista biotecnologo Marco Spiccio, la cui salute mentale è ampiamente documentata dalla sua segreteria telefonica (il concetto è criptico, ma se provate a telefonargli capirete).

Con Augusto, Fabrizio e Marco mette su un gruppo chiamato "La Giostra dei Pazzi". Sono due anni di incontri, bevute, progetti impossibili, qualche concerto e l'invito e la vittoria alla Festa degli Sconosciuti con la quale, come gli piace raccontare "siamo diventati il gruppo più sconosciuto d'Italia".

Nel 1993 viene chiamato da Amilcare Rambaldi al Premio Tenco. In quel momento si sente un "vero cantautore", ma dura poco.

Gli anni successivi sono un continuo, incessante maelstrom di esperimenti, incroci e incontri. L'esibizione al Tenco non dà i frutti sperati, così decide di abbandonare la canzone d'autore per un percorso più ampio in cui fondere canzoni e teatro.

In seguito parte per un soggiorno all'est, in Bulgaria, dove rimane più del previsto ed è colpito violentemente dai luoghi, dagli odori, dai colori e dai suoni che si ascoltano in ogni angolo delle città in decadenza da post comunismo o dei villaggi più arcaici. Non si riprenderà più.

Si porta infatti ancora dietro la malinconia e la forza dirompente di quelle atmosfere e di quella musica, che sceglie come principale filo conduttore delle sue canzoni.

Comincia a frequentare i campi Rom, a conoscere le usanze, le tradizioni, la cultura e la musica dei nomadi, quella destabilizzante forma di libertà che rappresentano, raccontando di un popolo costretto da circa un millennio alla fuga, estraneo alle guerre, perseguitato come e più di altre etnie, ma evidentemente privo di un buon ufficio stampa.

Da Genova si trasferisce a Torino dove dovenasce, mischiando musicisti genovesi e torinesi, la Molotov Orchestra, con la quale tuttora suona.

Nel 2002 tra Torino, Genova e Milano nasce "Onde clandestine" un disco d'esordio dalla gestazione lunga e faticosa, che raccoglie una dozzina di brani, dal Tenco ad oggi.

Giangilberto Monti, il suo produttore, ha coniato per lui un termine che finalmente, dopo anni, lo libera dal complesso del cantautore: Federico Sirianni è a tutti gli effetti un "bandautore".

 


Da Onde clandestine: "Neve" Dal sito www.vitaminic.it un assaggio di due canzoni:
Perché la vita e Le case di Melnik in real Audio


"Onde clandestine"
Great Machine Pistola 2003
Nei negozi di dischi
o su Fort Alamo

" Aspettando Godot "