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Brutti, belle, non sempre cattivi. I sottili confini del male nella città del peccato

Rodriguez fa squadra con il creatore delle strisce di "Sin city" Frank Miller e crea un'esperienza nuova per il grande schermo
di Alfredo Ranavolo

Avete mai visto un fumetto al cinema? Facile immaginare un coro di sì e le menti che si affollano di Batman, Supermen, X-Men oppure di cartoni animati come Asterix e l'infinito universo manga.

Dimenticarsi di tutto ciò prima di accostarsi a "Sin City". Robert Rodriguez si è avvalso direttamente del creatore delle strisce Frank Miller per ricreare sul grande schermo non solo l'atmosfera (che sarebbe già tanto) dell'originale, ma anche il ritmo, la scansione delle immagini, quei punti di vista sui protagonisti che a un regista difficilmente verrebbero in mente.

Aggiungete un pizzico di Quentin Tarantino che, cosa ci volete fare, passava di là, un cast spettacolarmente ricco ed ecco che gli ingredienti ci sono tutti per un film riuscito appieno, un'espereienza difficile da dimenticare una volta lasciata la sala.

Menzione d'onore anche per l'enorme squadra che ha realizzato gli effetti visivi digitali e le animazioni tridimensionali (troppi per elencarli tutti), elementi essenziali anche per l'uso originale del colore, dominato da un bianco e nero pieno di effetti di luce ma con qualche particolare (un vestito, del sangue, una capigliatura, un rossetto) che fuoriesce da questo schema per attirare l'attenzione su di se.

Le tre storie che si intrecciano in un locale dei bassifondi (e dove altrimenti?) sono nere che più nere non si può. Un poliziotto alle soglie della pensione (Bruce Willis) che difende una ragazzina da uno stupratore figlio di un senatore ed è chiamato a farlo ancora a distanza di anni. Un uomo dall'aspetto inquietante (un difficilmente riconoscibile Mickey Rourke) cerca vendetta per l'uccisione dell'unica donna che lo abbia amato nella sua vita. L'uccisione di un poliziotto corrotto (Benicio Del Toro) che rischia di rompere la tregua tra forze dell'ordine e prostitute.

Un film che che me mostra tutti i cliché del genere, ma lo fa molto bene, e anche qualche sorpresa, come il fatto che Clive Owen abbia una splendida faccia da fumetto.

La frase: Non sono mai stato un tipo sensibile. Se si tratta di tranquillizzare una diciannovenne terrorizzata, sono come un paralitico che opera al cervello con una chiave inglese
Da vedere perché è destinato forse a essere un capostipite, forse un esemplare unico. Sicuramente una pietra di paragone

       
   
Ultimo aggiornamento: 08-06-2005
 
   
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