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Cosa non si fa nel nome
di un buono (?) show

Dopo "Almost blue" Alex Infascelli resta sul thriller. Peccando di ingenuità
di Alfredo Ranavolo

Ovviamente un film che spara (e non con il calibro piccolo) sui salotti televisivi, ha già finito per frequentarli più o meno tutti. Detto ciò, "Il siero della vanità" è film che sa di artigianato. Con tutto il bene e il male che ne deriva.

Di segno ambivalente è una certa ingenuità di fondo che, se da un lato amplifica i richiami alla cinematografia anni '70 (la migliore di genere che abbiamo avuto), dall'altro risulta invetiabilmente un tantino datata.

Per contro il secondo film di Alex Infascelli può vantare qualche buon personaggio, contornato, però, da una serie di macchiette sulle quali, francamente, si poteva lavorare un po' meglio. Così come su certe incoerenze della trama, che vanno lette come tali (com'è che proprio Sonia Norton, colei che più sbeffeggio, non viene rapita) a meno che Infascelli non volesse dare del tutto una velata doppia lettura ancor più inquietante (era già tutto previsto?).

Anche sui nomi si poteva lavorare di più. Sonia Norton (Francesca Neri) è veramente brutto e tutto il suo show sembra imbastito nell'ultima e più scrausa delle tv locali. Eppure è di là che tutto prende le mosse.

Perché il Mago Daniel (Rosario J. Gnolo), ad anni di distanza da una magra esibizione nello spettacolo (voleva imitare Houdini del quale si millanta discendente), dove stava anche per rimetterci la pelle, comincia a mettere in atto una strana vendetta, facendo sparire volti noti che in quella puntata erano presenti. Chi più chi meno, tutti falliti nella vita e/o nella carriera.

Quello che più funziona sono le scene di prigionia scandite dalle fastidiose note di "Quando la banda passò" (unico pezzo non di Morgan, che per il resto firma la colonna sonora, compreso l'assurdo brano del "Toro scorreggione"), ripetute fino all'ossessione. Brave le protagoniste femminili, Francesca Neri e Margherita Buy nei panni di Lucia Allasco, ex ispettore ferita nel fisico e nell'orgoglio da una precedente operazione di polizia.

Irritante Valerio Mastandrea nel ruolo di Franco Berardi, ex collega della Allasco. Smanioso di protagonismo, ma con l'espressione di chi si vergogna profondamente di quel che fa.

La frase: (durante la presentazione degli ospiti del Sonia Norton show) Antea! La prima pornostar no global

Da vedere per chi ha nostalgia del primo Argento (qualcosa di buono c'è)


       
   
Ultimo aggiornamento: 23-04-2004
 
   
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