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"Sideways": l'amore per il vino
e altre cose della vita

Alexander Payne firma uno dei migliori film della stagione. E parte all'assalto dei colossi da Oscar
di Alfredo Ranavolo

Girare per cantine ad assaggiare vini. Astemi a parte (che Bacco li fulmini), chi non sognerebbe di spendere così una settimana con il proprio migliore amico? Magari lo sciovinismo imporrebbe di scegliere le colline del Chianti, piuttosto che Santa Barbara, ma il senso resta il medesimo.

Quello che cercano, e trovano, in "Sideways" Miles (Paul Giamatti) e Jack (Thomas Haden Church), in biennale crisi post-separazione il primo, in procinto di compiere il "grande passo" il secondo. Diversissimi, ma uniti da antica amicizia. Di quelle che restano per sempre, anche dopo gli scazzi duri, di quelle in cui si condividono le esperienze.

L'esperienza stavolta è un viaggio nei vigneti dell'america profonda, a caccia ognuno di un pezzetto di se stesso. Nei loro giri incontrano Maya (Virginia Madsen) e Stephanie (Sandra Oh), splendide enofile.

Fra Pinot e Cabernet-Sauvignon, impariamo a conoscere e amare ognuno di questi quattro personaggi. Anche se Jack è superficiale e Miles eternamente depresso, dal matrimonio buttato via e dal fallimento dell'agognata carriera di scrittore. Regalano momenti di ilarità pura, alternati a tenerezza e sentimenti che hanno il retrogusto della vita vera.

Dopo la delusione di "A proposito di Schmidt", dove la maschera di un grande Jack Nicholson non copriva le magagne di una sceneggiatura povera, Alexander Payne riprende un vecchio progetto e fa pienamente centro.

Una trama semplice e leggera si accompagna a un'attenzione certosina per le sfaccettature dei personaggi, forse proprio in virtù del fatto che questa volta manca la star. Ma lo sono tutti insieme, i protagonisti di questo film ancora una volta molto "stradale", ma soprattutto talmente denso da farsi perdonare perfino i dieci minuti di troppo tagliuzzabili qui e là.

Nessuna concessione è fatta agli schemi più prevedibili della commedia, "Sideways" è fatto di equilibri che sfiorano la perfezione. È una bottiglia di quello buono da gustare e ritirar fuori nelle occasioni migliori. Peccato che (solo un americano poteva farlo, succede nel film) ci sia invece chi consuma il pezzo più pregiato della propria collezione accompagnandovi un pasto da fast food...

Il film è candidato a un po' di statuette importanti. Non merita (è più che mai il caso di dirlo) di finire a bocca asciutta.


La frase: Jack: ci vai ancora dall'analista?
Miles: ci sono stato lunedì. Passo le sedute a sistemargli il computer.


Da vedere per come racconta l'amicizia e altri sentimenti, compresi quelli per il vino

       
   
Ultimo aggiornamento: 25-02-2005
 
   
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