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BiELLE
Film |
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| All'enigmista piace giocare con la vita (altrui) |
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| Thriller quasi perfetto nel meccanismo, assai meno nel "contorno". Comunque meritorio rispetto a troppi epigoni di classici, senza creatività Nel meccanismo di "Saw - l'enigmista" si entra subito e, insieme ai due protagonisti, Adam (Leigh Whannell) e Lawrence (Cary Elwes), si ripercorrono a ritroso le gesta che hanno portato il misterioso assassino a essere un super-ricercato. I due (prigionieri) non si conoscono, ma saranno chiamati a collaborare per cercare di venire fuori da quest'assurda situazione. A dirla tutta Lawrence, un medico, è stato anche sospettato degli omicidi e l'ispettore Tapp (uno scombussolato Danny Glover, quasi una macchietta) è ancora convinto che sia lui il colpevole. Come il killer di "Seven", anche il 'nostro' enigmista ha delle velleità moraliste nei suoi omicidi, ma questo aspetto è lasciato più che altro all'intuizione. Già, perché nell'ossessiva (e, per carità, assai riuscita) ricerca della tensione, l'esordiente James Wan perde un po' di vista gli altri aspetti che rendono un film completo (cura dei personaggi, dei dialoghi, congruenza della trama). È, per contro, pressoché ineccepibile l'aspetto tecnico del film, con l'uso sapiente di luci e inquadrature che serve a "reggere" il gioco: un incastro di mosse che, a tratti, ricorda le assurde combinazioni dei creatori di videogiochi adventure. Non mancano citazioni di vecchi maestri (quella del Dario Argento di "Profondo rosso" è smaccata). Quando aumenta il tasso d'azione, invece, Wan rischia seriamente di perdere la "maniglia". Non sarà un caso che la ritrova rallentando di nuovo leggermente, per dare il via all'escalation di colpi di scena finali. La frase: Un cellulare! La più grande invenzione di tutti i secoli! Da
vedere perché ha (quasi per intero) la giusta tensione |
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Ultimo
aggiornamento: 20-01-2005 |
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