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La lotta tra il male e il bene si conclude con "Il ritorno del re"

Terzo capitolo dell'ambiziosa saga di Peter Jackson tratta da Tolkien. Più effetti che anima, ma quella ce la mettono i fans
di Alfredo Ranavolo

Partiamo dalla fine. Lo stillicidio di "finalini" è la cosa più noiosa della trilogia intera de "Il signore degli anelli". Forse la prova che, finita la girandola di effetti, paesaggi fantastici, battaglie epiche, resta meno di quell'anima che Peter Jackson ritiene di aver dato alla sua smisurata creatura.

Prima della fine ci sono, però, tre ore e passa avvincenti come lo è stato il resto della saga, inevitabilmente attesissime dai tantissimi che non si son persi i due episodi che hanno preceduto "Il ritorno del re".

Nelle vicende di quest'ultima parte affiorano con più forza i temi ricorrenti di tutta la vicenda tolkeniana. I conflitti interiori, prima ancora di quelli con i nemici. Così sarà per Frodo Beggins (Elijah Wood), che è lì lì per cedere di fronte alla forza dell'anello, l'elfo Arwen (Liv Tyler), che si trova a dover scegliere tra la propria gente e l'amore umano per Aragorn (Viggo Mortensen), e ancora proprio Aragorn, chiamato a reclamare il suo trono a Minas Tirith.

Questa città fantastica che può parere un po' Positano (ma lontana dal mare), un po' Urbino, un po' Bisanzio è poi teatro del più classico dei conflitti generazionali. Con l'odioso sovrintendente Denethor (John Noble) che non perde occasione per vessare il figlio Faramir (David Wenham), reo di esser sopravvissuto al più amato fratello Boromir (fu, nel primo episodio, l'unico della compagnia a lasciarci le penne).

E ancora l'amicizia compromessa e ricomposta tra Frodo e Sam (Sean Astin) a causa delle infide trame di Gollum.

Ma tutto ciò passa in secondo piano di fronte all'impressionante battaglia per difendere Minas Tirith e agli altri meravigliosi parti della mente di Alan Lee e soci. Difficile, invece, riuscire a impressionarsi ancora al cinema dopo una megaproduzione di tale livello, che ha assorbito Peter Jackson per sette anni e cast e troupe per quasi un anno intero.

I fan di Tolkien lo adoreranno. Ma si può apprezzare anche senza mai essersi accostati ai tomi de "Il signore degli anelli", purché si abbia voglia di lasciarsi coinvolgere da questa immensa favola piena di meraviglie, ma anche un po' caciarona.

 

       
   
Ultimo aggiornamento: 22-01-2004
 
   
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