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ISMAELE
(Riccardi)
Una
ruga che si fa più profonda sul mio viso
e un novembre che mi piove dentro all'anima noioso,
ogni volta che mi trovo o mi scopro ad inseguire
funerali per le strade so che è tempo per ...
so che è tempo per il mare.
Ho
un amico indiano che vende solo teste vere
e ogni giorno trova i segni per sorridere e parlare,
io rimango ad ascoltare e lui sa cosa dire,
il suo nome è come un suono otto sillabe ...
otto sillabe pagane.
Chiamatemi
Ismaele, chiamatemi Ismaele,
chiamatemi Ismaele, chiamatemi Ismaele.
Una
nave che ci aspetta ancorata giù nel porto
con due vecchi marinai si due quacqueri di mare,
ma nessuno qui conosce nè il segreto nè il finale,
forse solo il vecchio storpio, forse Achab ...
forse Achab, si lui sa.
Un
presagio splende alto, non lo riesco a decifrare,
come un'acquila di mare che volteggia sul mio cuore,
come un'eco di tempesta che mi sembra di sentire
e laggiù nella distanza, e laggiù nella distanza
c'è qualcosa, c'è qualcosa da aspettare.
Chiamatemi
Ismaele, chiamatemi Ismaele,
chiamatemi Ismaele, chiamatemi Ismaele.

Sei
anni dopo la pubblicazione di Strade perse, la sua opera prima,
ritorna Lorenzo Riccardi. E non torna da solo. Oltre a Stefano
Cattaneo - che ha curato gli arrangiamenti del Cd e ha suonato
praticamente tutto, dalla fisarmonica al derbouka, dal basso
al bansouri - lo accompagnano in questo viaggio Max Gabanizza
(basso), Mauro Pagani (violino), Giorgio Cordini (chitarra),
Joe Damiani (percussioni), Betti Verri (voce), Beppe Caruso
(trombone) e, ospite di prestigio, Fernanda Pivano, che legge
Riepilogo, una libera riduzione dell'ultimo capitolo di Moby
Dick. (- segue)
Dal sito
www.miapavia.it un assaggio di tre canzoni Ismaele,
Pavia
e Nel
nome di Maria in formato Mp3
Strade Perse - 1997
"Tra
fiamma e candela"
autoprodotto 2003
In alcuni negozi di dischi
o su www.lorenzoriccardi.it
Leggi qui
la recensione del concerto di presentazione di "Tra fiamma
e candela"
Vuoi piu informazioni? Clicca qui
per visitare il sito di Lorenzo Riccardi
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Lorenzo Riccardi nasce a Pavia il 15 giugno 1964.
Fino al 1979 non succede quasi nulla, ma nel 1980 con il sudato
guadagno di un lavoro estivo si compra una chitarra acustica e comincia
a tentare di suonarla ovunque in casa, per strada, sul bus e perfino
all’Istituto magistrale A.Cairoli, all’inizio “nell’ora
di ginnastica o di religione” poi ogni volta che gli riesce
di sgattaiolare nello sgabuzzino in fondo all’aula.
Nel 1985 forma la sua prima band insieme alla cantante Betty
Verri, al bassista Ivano Grasselli, e al batterista Rosario Napolitano
cui subentrerà Stefano Gianini. Esordirano un anno più
tardi sul palco del neonato Spaziomusica Pavia, uno dei migliori
locali italiani.
Il 1989 è un anno magico: è tra i vincitori di
Pavia Rock, selezione di gruppi organizzata dal Comune. In seguito
alla segnalazione di Roberto Valentino, critico musicale della
Provincia Pavese, giornale locale, prende parte a una serata in
quel di Tortona dove lo ascoltano Amilcare Rambaldi, il grande
vecchio del Club Tenco, e Renzo Barbieri detto “Bigi”.
Qualche mese dopo viene invitato a partecipare alla prestigiosa
rassegna internazionale intitolata a Tenco. Si trova così
sul palco del Teatro Ariston di Sanremo in compagnia di nomi quali
Pino Daniele, Ornella Vanoni, Francesco Guccini e Roberto Vecchioni.
Una ulteriore conferma del suo valore arriva nel 1990 con il
Premio Città di Recanati, assegnatogli per il brano Ismaele.
Durante i 3 giorni della Rassegna conosce Mauro Pagani. Nello
stesso anno autoproduce un nastro live dal titolo Lorenzo Riccardi
Band, alcune note giungono fino a Massimo Bubola che una sera
a sorpresa si presenta ad un concerto e si unisce al gruppo per
la canzone “Fiume Sand Creek”. Nasce così un
rapporto di amicizia e stima.
Nel febbraio 1992 viene invitato da Giancarlo Cesaroni ad esibirsi
allo storico Folkstudio di Roma. Massimo Bubola fa da tramite
all’incontro -che si rivelerà fondamentale per la
carriera di Riccardi - con Giorgio Cordini. Nasce così
il sodalizio artistico con il musicista bresciano (chitarrista,
già collaboratore di Mauro Pagani, Fabrizio e Cristiano
De Andrè) e il suo gruppo, la Wha Wha band.
Nel 1997 vede finalmente la luce il primo album di Riccardi,
Strade Perse, coprodotto da Cordini e Pagani.
È un lavoro accattivante e coraggioso, cui hanno preso
parte una serie di musicisti solitamente irraggiungibili per i
debuttanti: Walter Calloni (batteria e percussioni), Max Gabanizza
e Pier Michelatti (basso), Gilberto Martellieri e Mark Harris
(tastiere e pianoforte), Marco Castrezzati (flauti), Demo Morselli
(tromba) e, ospite di prestigio, Massimo Bubola, che duetta ne
La canzone del porto. Inoltrandosi ancor più fra i solchi
di Strade perse si scoprono sonorità raffinatissime, frutto
di un lavoro congiunto di Lorenzo Riccardi, Giorgio Cordini e
Mauro Pagani.
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"Qualcosa di nuovo sotto
il sole: un cantautore che rifiuta lo stilema classico una chitarrina
e via, che ti racconto i drammi del mondo e che invece offre dei
testi interessanti, vagamente visionari, con un taglio impressionista
che attenua i cenni autobiografici. Ne risulta una visione del mondo
ironica e disincantata in cui anche i lati più amari vengono
vissuti però come una fantastica avventura, riassumendo così
la lezione metafisica di De Gregori e il linguaggio popolare dei
fumetti anni '60.
Dal punto di vista musicale Riccardi, pur rendendo
un dovuto omaggio a Dylan e Young, naviga in acque più ampie
non disdegnando strizzatine d'occhio al sudamerica e ai caraibi.
Alla base c'è comunque una solida cultura rock che lo porta
a dare alla parte musicale delle sue composizioni la stessa dignità
ed importanza del testo."
Così scrivevo nel mio libro del 1990 (Rock
Around Pavia) riferendomi a Lorenzo Riccardi. Ancora oggi confermo
ogni mia parola, ne aggiungo altre (di lode) e e mi arrovello con
un dubbio: perchè diavolo non ha avuto tutto il successo
che si merita? Perchè, parliamoci chiaro, ci troviamo di
fronte ad un autore di levatura nazionale che non ha nulla da invidiare
ai cosiddetti "arrivati". Personalmente, non ho alcun
dubbio che sia notevolmente più bravo di un Bersani o di
un Grignani; semmai, con le dovute distanze, lo accosterei a Fossati,
a Bubola o a Cristiano De Andrè.
Molto spesso è questione di fortuna (e ancor
più spesso di conoscenze giuste). Eppure ha immesso sul mercato
un CD bellissimo e importante che però non ha avuto la giusta
promozione.
Furio Sollazzi - da www.miapavia.it |
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