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Le BiELLE RECENSIONI
 
Gian Pieretti: "Viaggio celeste"

Piccola poesia portatile dagli anni '60
di Giorgio Maimone

Correvano gli ultimi mesi degli anni '60, i roaring sixties italiani. Di world music non si parlava nemmeno di striscio. Eppure due bizzarri cantautori italiani (uno aveva conosciuto addirittura i Beatles e l'altro si divertiva a imitare Bob Dylan e Donovan) decidono di intraprendere un viaggio musicale attorno al mondo e ne fanno un disco. Il disco attraversa tranquillamente tre decadi per arrivare fino a oggi con una sua oggettiva dignità e con diversi spunti di interesse. I due "pards" erano Gian Pieretti e Ricky Gianco, all'epoca compagni inseparabili: il primo scriveva le parole, il secondo le musiche e ancora il primo cantava. E cantando riusciva anche a fare capolino nelle classifiche di vendita, a vincere a Settevoci e a ben figurare al festival di Sanremo, in coppia con Antoine per la celeberrima Pietre.

"Il viaggio celeste di Gian Pieretti" inizia da Milano in ottobre e si dipana poi su una rotta che passa da Parigi siporta in Oriente, poi negli Usa, quindi Rio De Janeiro per finire poi nell'isola di Celeste, al largo delle coste africane. Ogni città è sede di una piccola storia e, sia la storia che la musica, raccolgono umori e colori locali. Così a Parigi una specie di lenta ballata racconta una storia tristemente malinconia, sottolineata dai violini, a Siviglia l'intro è a cura di una chitarra flamenco, a Londra è uno rock larvatamente progressive con tanto di chitarre elettriche, a Odessa ci aspetta una balalajka e tanto freddo come di prammatica, a Bombay un sitar e un tema pallidamente sociale.

In Giappone ci attende una poesia, quasi un haiku, alla Hawai un ukulele, negli States ritmi compresi tra Bob Dylan e i Byrds, Brasiliana è invece un samba da cantare in Brasile e all'Isola Celeste, paradiso incontaminato, musica paradisiaca con tanto di arpa e parole alate e grida di gabbiani. Forse un po' manicheo al gusto di oggi, ma vivace per l'epoca e ancora più vivace se si considera che i brani non appaiono staccati tra loro, ma collegati dal suono del mezzo di trasporto utilizzato per lo spostamento che si introduce sulle ultime note della canzone precedente e cessa dopo le prime note del brano seguente.

In tutto il disco è trasparente un grande lavoro di chitarra: come era prassi all'epoca i nomi dei collaboratori non sono riportati, ma in Brasiliana è coautore un certo Franco Mussida che, non è da escludere, abbia avuto una parte rilevante alle chitarre. Insomma un vecchio disco, in parte ingenuo, ma che suona ancora dannatamente bene.

Gian Pieretti
Il viaggio celeste

Ricordi- 1969
Solo in vinile

   
Ultimo aggiornamento: 20-02-2004
 
   
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