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Le BiELLE RECENSIONI
 
Eugenio Finardi: "Il silenzio & lo spirito"

Eugenio Finardi ascende al cielo
di Giorgio Maimone

Eugenio Finardi è una persona che ha del coraggio. Abbandonato ormai da un po’ di tempo il coté del cantautore (l’ultimo disco suo è “Accadueo” del 1998, Eugenio si ricicla come cantante di valore, ogni tanto in grado di piazzare ancora la “zampata” autorale, nel 2001 con “Fado” assieme a Marco Poeta e oggi con “Lo spirito e il silenzio”. Che non è un disco facile. E nemmeno interamente riuscito. Ma è un lavoro con una forza interna e con alcuni episodi di grande spessore. Come si era già confermato con “Verranno a chiederti del nostro amore”, Finardi è un ottimo esecutore di Fabrizio De André. Perché non cerca di rifarlo tale e quale, compito impossibile, ma ne rende una versione personale. E il miracolo si compie anche questa volta con “Il ritorno di Giuseppe” che (detto da un deandreiano come me suona quasi a bestemmia) è quasi meglio dell’originale. Di grande livello anche la cover di Battiato: “Oceano di silenzio”.

La stessa cosa non si può dire con le cover di Leonard Cohen (“The Land of Plenty” e “Hallelujah”) che restano distanti dagli originali, in particolare Hallelujah che resta anche sotto il livello sia di Jeff Buckley che di Rufus Wainwright in “Shrek” , mentre Land of Plenty si salva almeno per la suggestiva orchestrazione. Ma al di là delle cover, più o meno belle, cosa ha spinto Finardi a fare un disco di musica sacra? Sostanzialmente due motivi: il primo, come ha detto lo stesso Finardi in un’intervista a Rosario Pantaleo per l’Isola che non c’era: “Effettivamente la creatività a cinquant’anni… non è più come prima, già oltre i trenta acquista una consapevolezza diversa e lo scrivere canzoni diventa meno impulsivo più ragionato. Arrivati a un certo punto diventa anche più difficile esprimersi, perché uno si aspetta sempre di più. Di questo ne parlavo anche con Fabrizio (De André, n.d.I.), ed eravamo d’accordo proprio sul fatto che col passare degli anni un autore affina di più la capacità di interpretare ciò che scrive”. Il secondo motivo è la curiosità e la voglia di sperimentare: “io non riesco a fare il solito prodotto medio italiano che porta determinati riscontri commerciali. In questi giorni, ad esempio, coi miei fidi musicisti (Vittorio Cosma, Saverio Porciello, e Giancarlo Parisi) abbiamo montato un concerto di musica sacra, che spazia in tante direzioni, da Bach a Battiato a Cohen. Costruire questa cosa mi ha fatto capire che è quella una delle direzioni musicali che vorrei prendere... e magari documentarla con un disco” diceva circa un anno fa l’Eugenio. E questo è quello che ne è nato.

Insomma non siamo alla conversione di Finardi, né dei suoi soci, anche se l’idea di partenza è arrivata da Francesco Saverio Porcello, come viene detto nel (bel) dvd allegato al disco in edizione limitata e che riporta una lunga tranche del concerto dal vivo (6 brani), il backstage con le interviste e note e curiosità. Il risultato è un disco che cresce ascolto dopo ascolto, ma con ritmi lenti e discontinui. “Motherless Child”, cantato a capella dal solo Finardi è fascinoso, ma non di facile ascolto. “Adeste fideles” è il classico natalizio, la “Danza di Eolo” sono sei minuti di strumenti a fiato, con momenti di grande spessore alternati a lungaggini forse evitabili. La “Corale” di Bach a me piace molto, ma non saprei se consigliarla a un amico. “Come in uno specchio”, l’unico brano dello stesso Finardi e di Cosma viene dilatato a 9’14”, e forse un paio di minuti sono di troppo, anche se un suo fascino persiste. Troppo tenue “Orleans”, antica filastrocca francese, musicata da David Crosby, mentre il fado finale (“Ave Maria Fadista”, forse uno scampolo dal precedente disco) è ben costruito e di piacevole resa. Luci e ombre, insomma, e tra le ombre metterei il non aver tentato la traduzione di qualcuno dei molti brani in inglese nel disco. Ampio spazio viene concesso ai musicisti che sono più che bravi e si garantiscono un pezzo a testa (“Arenal” per Porcello, “Una scala per la Luna” per Cosma e il già citato “Danza di Eolo” per il fiatista Vincenzo Parisi). In alcuni momenti il tono pacato della proposta e la dolcezza delle musiche ottengono il risultato proposto e ci sembra di poterci mettere tranquilli all’ombra di una cattedrale a meditare sulla vita o solo a fare correre i pensieri sugli ampi sentieri lasciati da una musica che parte dalla terra, ma aspira a trovare una pista per il cielo. Che poi, se si vuole, è lo scopo primario della musica e del canto.

Eugenio Finardi con Valerio Cosma, Francesco Saverio Porcello, Giancarlo Parisi
Lo spirito e il silenzio (cd+dvd)

Edel - 2003
Nei negozi di dischi

   
Ultimo aggiornamento: 20-12-2003
 
   
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