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Le BiELLE RECENSIONI
 
Gianna Nannini: "Perle"

Piano piano dolce Gianna ...
di Leon Ravasi

Forse proprio perle non sono, ma sono piccole cose preziose di sicuro. Gianna Nannini, l’anima dal rocker inguainata nella custodia del pianoforte, si riappropria di alcuni suoi pezzi forti e li accarezza col piano solo. Pettinati un po’ controvento, ma tutto sommato domati, ritornano proposti in modo intrigante “Aria”, “I maschi”, “Ragazzo dell’Europa”, “California”, “Meravigliosa creatura”. E il gioco funziona. Non c’è molto più del pianoforte, la voce inconfondibile di Gianna, un secondo pianforte suonato da Christian Lohr (arrangiatore del disco) e il quartetto di archi del Solis String Quartet. Un approccio minimalista che funziona.

Certo, è un disco di transizione e non ci indica se non in piccolissima parte, verso quale direzione sta puntando la Nannini, ma oramai pare che i tempi della discografia siano questi: ogni quattro anni un disco nuovo (come i mondiali di calcio) e ogni due una raccolta o un disco dal vivo o un disco di transizione (come gli europei di calcio che altro non sono che un succedaneo per placare la sete di grande calcio internazionale). Ci sarebbero anche le Olimpiadi, ma non saprei come farle rientrare nella metafora …

Resta il disco della Nannini, gradevole e di passaggio. Come quei libelli che a volte i grandi scrittori scrivono con la mano sinistra. Ma il trattamento a cui sono sottoposti i brani non è sgradevole. Si tratta di togliere la furia, l’urgenza esplosiva e riflettere un po’ sul nocciolo interno della composizione. Un gioco che a volte funziona meglio ed altre meno “I maschi” continua a piacermi di più nella versione originale e anche “Profumo” ha perso fascino ed erotismo. “Oh marinaio” invece è completamente trasfigurata e decisamente affascinante.

In totale 12 brani di repertorio più un inedito: “Amandoti” degli ex CCCP, una scelta che ha sorpreso lo stesso Massimo Zamboni che ha dichiarato di averlo sempre considerato un loro brano minore e che non si sarebbe mai aspettato un simile tributo. “Amandoti” viene trattato in modo gentile e personale e, per chi non ha sentito la versione originale, il piacere è garantito.

Un piccolo disco gradevole, non un’algida operazione culturale. Non si perde niente della classica Nannini e si conosce almeno una parte di una nuova Nannini classica. Perché non provarci? Il gioco avvince. Chissà quante delle altre sua canzoni sopravvivrebbero al trattamento? In realtà poi, più che una novità assoluta è un totale ritorno alle origini: il primo disco di Gianna (Gianna Nannini del 1976), ma anche “Una radura” del 1977, non suonavano poi dissimili. Più grezzi di sicuro, ma lo stile era quello. Poi nel 1980 è arrivato “California” e soprattutto la canzone “America” ed è stata tutta un’altra storia.

Gianna Nannini
Perle

Universal - 2004
Nei negozi di dischi

   
Ultimo aggiornamento: 08-03-2004
 
   
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