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Il passato è un uomo in impermeabile
che chiede "Quo vadis, baby?"

Salvatores affronta un altro genere, dando fondo al suo mestiere per arricchire di vero cinema una storia di profonde inquietudini
di Alfredo Ranavolo

I cinefili avranno un'idea chiara fin dal titolo. Ovvero da dove viene quella frase. D'altra parte di cinefilia è pieno il film intero e quando il fatidico "Quo vadis, baby?" sarà pronunciato, gli appassionati metteranno un bel po' di pezzi insieme prima degli altri.

Ed è un peccato che proprio in questo riferimento ci sia l'unico passaggio banalizzante di una storia che non lo è affatto.

Prima ancora che nel titolo, gli elementi fondamentali sono tutti in una delle prime "citazioni visive": quella del manifesto de "I pugni in tasca", il capolavoro di Marco Bellocchio, film simbolo della conflittualità familiare.

Una famiglia, padre autoritario e madre venuta a mancare troppo in fretta è, infatti, al centro della vicenda. Le due figlie, Giorgia (Angela Baraldi) e Ada (Claudia Zanella) hanno visto le loro strade separarsi prima con lo spostamento della seconda da Bologna a Roma e poi con il suicidio di quest'ultima, sconfitta dalla vita nel suo tentativo di sfondare come attrice.

Ma Giorgia è stata sempre convinta che ci fosse qualcosa di più. E sedici anni dopo, quando un amico decide di spedirle le videocassette nelle quali Ada si riprendeva, il suo istinto indagatore (gestisce col padre un'agenzia investigativa) la spinge a scavare attorno a quella vicenda, rimestando in un torbido che può solo farle del male.

Giorgia non ha mai superato del tutto quell'evento. È solitaria, scorbutica, disordinata nel rapporto con il cibo, con l'alcol e con gli altri. La "caccia" al misterioso A, amante della sorella, le fornirà nuovi stimoli, nuove amicizie, nuove passioni. Ma senza abbandonare le note di fondo del suo carattere spigoloso, come vi restasse qualcosa di irrisolto.

Come quel tassello che resta, grazie a un'altra originale e azzeccata mossa per fare del "metacinema", estraneo agli occhi di tutti i protagonisti per venire svelato al solo spettatore.

A voler sottintendere la domanda "ma è sempre giusto voler conoscere tutta la verità?". Il dibattito è aperto, dice lo stesso Gabriele Salvatores, che in tinte noir quanto mai sofisticate affida a una Bologna lontanissima dalle sue peculiarità caciarone e, invece, cupa come mai una storia piena di riflessioni sulla vita, la famiglia e i rapporti col passato.

Punteggiato da una colonna sonora da emozioni forti (basti pensare alle due versioni di "Impressioni di settembre" che aprono e chiudono la pellicola), "Quo vadis, baby" vanta anche una squadra di ottimi attori, con in testa la Baraldi che promette male con una seconda scena tutta sopra le righe, ma poi non ripete più l'errore.

Salvatores, ormai al suo dodicesimo lungometraggio, ha un mix di esperienza e voglia di sperimentare che ha già dato tanto e altrettanto promette per il futuro.

La frase: Quella con A non è una storia destinata a durare. C'è una fretta di consumarci e andare via senza pagare
Da vedere perché è una storia profonda ficcata ad arte in un film

       
   
Ultimo aggiornamento: 28-05-2005
 
   
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