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Più che un "Primo amore" un sentimento malato

Ritorna Matteo Garrone, dopo il successo de "L'imbalsamatore", con una storia ancora più ossessiva
di Alfredo Ranavolo

Gabbie, ovunque. Metaforiche e reali, dorate e no. Matteo Garrone sceglie, magari quasi senza volerlo, ambientazioni che più funzionali alla sua storia non potrebbero essere.

Come la casa laboratorio dove Vittorio (Vitaliano Trevisan) vive e svolge la sua attività di orafo. Un ambiente, dirà Trevisan, che prima di essere protagonista è stato cosceneggiatore del film, dove può non essere troppo sano crescere.

Vittorio incontra Sonia (Michela Cescon), dopo una conoscenza avvenuta chissà come (in internet, tramite un'agenzia? Chissà). Lui fa subito una gaffe "ti credevo più magra". E lei avrebbe fatto bene a prendersela di più di quanto non fa.

Vittorio è ossessionato dalla magrezza, ma da Sonia è affascinat. "Ho sempre cercato prima il corpo e poi la testa, e se provassi a fare il contrario?" si dice. Così comincia a tessere intorno alla ragazza una trappola inconsapevole. Anche per lui stesso. La porta a vivere con lui, in un luogo isolato. Le instaura un regime alimentare da lager, senza davvero rendersi conto di quanto sia tremendo quello che fa.

I due finiscono insieme in un vortice morboso, staccandosi dalle relazioni con gli altri, dal lavoro. Lui comincia a essere abbandonato dai suoi collaboratori, si concentra totalmente sulla sua "missione".

Il film di Garrone è ricco di raffinatezze stilistiche, di scene evocative e metaforiche. Stupenda è quella in cui Vittorio, venduto il laboratorio, recupera l'oro depositato sulle pareti. Nella vita, come nel lavoro, vorrebbe plasmare secondo i suoi desideri ciò che gli sta attorno. Sonia, nella fattispecie. Una cosa che con l'amore ha davvero poco a che fare

Una storia ispirata (ma ampiamente differenziata) da un fatto di cronaca, così come "L'imbalsamatore", con cui "Primo amore" ha anche diversi altri punti in comune.

Se si può muovere un appunto a Garrone è quello di crogiolarsi troppo nelle sue scelte "estreme". Il non essere attore del pur bravo Trevisan stride fortemente con la bravura della Cescon (che viene da tanto teatro), il suo modo di parlare è a tratti fastidioso.

Quello di non dare tempi agli attori in certe scene è un vezzo relativamente innocuo, ma a volte il parlarsi addosso non è così necessario a far sembrare il film vita vera.

Detto questo, Garrone si conferma uno dei migliori talenti in circolazione. Saprà inquietarci ancora?

       
   
Ultimo aggiornamento: 19-02-2004
 
   
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