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Crollano Ideali, Miti,
Uomini e Torri.
Crolla il mondo
non appena ci voltiamo.
Abbiamo paura
di strade nuove
e cerchiamo noi stessi
in un'ombra
sempre più inquietante.
Siamo stanchi, provati,
ma siamo sempre qui.
Perche' una canzone,
perche' Bielle?
Perche' in una chitarra,
nelle "nostre" note,
nei versi che naufragano nel cuore
e si addormentano
nel cervello
possiamo ancora riuscire
a dare un volto
ai nostri sogni.
E Bielle vuol dire musica,
ma vuol dire soprattutto resistenza.
Resistenza ad una società
che non vogliamo accettare,
in cui non ci riconosciamo,
che viene cantata
e raccontata
da tantissime voci
semi nascoste,
deboli e oscurate,
ma pronte
a graffiare ancora,
nonostante tutto.
Claudio,
e come lui tanti altri,
ci aiuta a sopravvivere
in un mondo che ostacola
tutto ciò che non è
capitale o guerra.
Questo spazio
e' per le loro voci
e le nostre parole.
Portiamo avanti
questa stella
con la speranza che la scia
possa arrivare lontano.
Lontano da qui,
fra le nuvole e il sole,
fra le braccia di Utopia.
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Fabularasa: "En
plein air"

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Fabularasa
è più che una promessa. Nel passaggio dal demo all'album,
il gruppo pugliese conferma tutto quello di buono che aveva lasciato
intuire. "En plein air" è un disco che si stacca
di una spanna sul panorama degli emergenti, per i valori letterari
dei testi, per la complessità delle trame musicali, per le
molte letture che consente. E poi contiene "Fiorile",
una canzone che è un inno alla gioia di vivere e due sentiti
omaggi alla migliore tradizione cantautorale: Vecchio frac di Domenico
Modugno e Giovanni telegrafista di Enzo Jannacci. Un'opera prima
che è una consacrazione.(segue)
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Antonio
Lombardi: "L'uomo che ascolta le formiche"
Non
sono canzoni popolari in senso stretto. Nel senso che sono tutte
di pugno dell'autore, ma sono canzoni che parlano di campi al sole,
di ciliegi, peschi, meli e neccioli, di minestroni, di reti tirate
a riva.
Non sprecheremo iperboli o paroloni. Non c'è il capolavoro,
ma un ottimo lavoro, serio, ben suonato, scritto e cantat e vale
la pena di essere ascoltato, anche per uscire dalla pigrizia dei
soliti ascolti. Volete cambiare? Provate con Antonio Lombardi. (segue) |
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| Giua:
"Giua (dopo Sanremo)" |
Giua
a Sanremo è molto meglio del precedente Giua. Contiene le stesse
canzoni, più quattro brani e tutti e quattro volano ben oltre
la sufficienza. Forse Giua è ancora un po' acerba, certamente
può migliorare, ma Gianluca Martinelli e Beppe Quirici accanto
a lei offrono buone garanzie sul piano dei testi e della musica rispettivamente.
Nella speranza che il terzo disco non si chiami "Giua di Giua"
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| Giuseppe
Righini: "Spettri sospetti" |
Noir,
sghembo, onirico e dai forti contenuti teatrali. Un disco che da un
lato culla, dall'altro fa venire i brividi. C'è molta fantasia,
molta infanzia, lo stesso clima tetro e dolce consacrato dal mondo
delle favole. Un Walt Disney degli esordi, reinterpretato con la fantasia
oscura di un Tim Burton.
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| Scraps
Orchestra: "Nero seppia" |
Nel
precedente disco la Scraps Orchestra aveva mostrato l’impasto
biologico del talento che si conserva con le idee, senza scorciatoie
issate fra i neuroni e le orecchie. In quest’ultimo, oltre a
confermare il buono che già si conosceva, ha strafatto e perfino
bene. Mantenendosi alla lontana dalle secche, hanno mescolato musica
popolare, jazz, ballate prettamente italiane a echi dei Balcani e
stratagemmi elettronici.
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| Enzo
Maolucci: "De-Liberata-Mente" |
Un
disco imperdibile, fondamentale, per la bellezza dei testi- irriverenti,
dissacranti, rabbiosi, ma anche teneri e malinconici- per la voce
sguaiata e incazzata di Maolucci,che sa anche cullare l’ascoltatore
quando narra della felicità di esser padre. Un lavoro necessario,
urgente come il rock’n’roll sa essere.
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| Banda
Elastica Pellizza: "La parola che consola" |
Un
disco o un acquarello? “La parola che consola”, esordio
ufficiale su disco di Banda Elastica Pellizza è come un quadro
di Folon, ironico ed etereo. I temi sono molteplici, ma il filo che
lega tutto, che apre e che chiude il lavoro, è sicuramente
quello del potere taumaturgico della parola. Come dice molto esplicitamente
il titolo.
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| Andrea
Parodi: "Soldati" |
Il
disco, è una sorta di concept album sulla guerra e sulla lotta
quotidiana per l'affermazione di sogni e passioni personali. Sedici
storie scritte con grande sincerità e cura compositiva, dense
di suggestioni reali e metaforiche che Parodi usa per esaltare il
valore della Memoria sia come valore umano ma anche dal punto di vista
storico e politico. Le storie di "Soldati" hanno una memoria
profonda che viene dal passato |
| Ned
Ludd: "Lavoro e dignità" |
Lavoro
e dignità, sono stati valori per i quali è stato versato
molto sangue, in tanti hanno combattuto, in molti li hanno difesi
strenuamente. E’ questo il tema cardine di Lavoro e Dignità,
il nuovo disco dei romani Ned Ludd, ensamble musicale che ruota intorno
al duo composto da Gianluca Spirito e Gianni Di Folco. Se
qualcuno ha dichiarato il combat folk morto e sepolto, i Ned Ludd
ci dicono che invece è vivo e vegeto
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| Museo
Kabikoff: "Brilliant Cagnara" |
Il
Museo Kabikoff fa rock. E un rock vintage privo di aggettivi. Non
è alternativo, non è proto-rock, non è rock &
roll e nemmeno progressive. C'è qualche spunto hard, ci sono
le voci alla Robert Plant degli Zeppelin dei momenti d'oro (brava
Chiara Castello, ma i cori sono a livello) e c'è tanto buon
rock. Un gruppo che "pesta duro" sulla base ritmica, ma
che sa anche fare musica. Cagnara di sicuro, ma anche Brilliant. Due
doti da non sottovalutare.
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| Ma'arìa:
"Sugnari" |
Il
risultato è di esplosiva beltà. Sapete? Quando la bellezza
vi coglie impreparati e tutti vi inonda. Quando il senso sembra solo
la ricerca della malia della musica che si miscela con il piacere
delle storie raccontate. Un
album per sognare, facendosi trasportare sulle ali del fascino delle
voci, della poesia dei testi, dei ricami chitarristici e degli inserti
percussivi. Ma quanto è bella a musica popolare! Anche quando
è nuova e d'autore, come in questo caso. Imperdibile.
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| Vincenzo
Gaccione: "Chorearum" |
Disco
di mandolini, di mandolini e voci, acustico fino al midollo, popolare
senza essere popolaresco. Abitato da una cascata di suoni argentini
che si rincorrono scivolando rapidissimi dalle dita di Angelo Vincenzo
Gaccione. Canzoni
di grande dignità, con la schiena dritta, ottima musicalità,
radici profonde nel passato e testi che non sono immemori della società
e della storia |
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Espanta
Bruixas: "Canti di fortuna" |
Gli Espanta
Bruixas non sono un gruppo formatosi per caso. Sono più che
bravi, sanno di cosa vogliono cantare e come vogliono suonare e
lo fanno nel migliore dei modi. Senza dubbio uno dei migliori dischi
che abbia sentito quest'anno. E non sto parlando solo di dischi
d'esordio o di "primi ascolti"! Ottima
musica, lunghe fughe strumentali, testi perfetti. Un altro nome
da non lasciarsi sfuggire. |
| Ettore
Giuradei & Malacompagine: "Panciastorie" |
E' una delle migliori
sorprese del 2006 ed è la dimostrazione di come si possano
affrontare discorsi profondi e intimamente politici, preservando sempre
e comunque il piacere dell'ascolto. "Panciastorie", ossia
storie di pancia, viscerali e vissute, uscirà in aprile per
i tipi della Audioglobe. Rischiate anche di trovarlo in giro. Nel
caso, pensateci bene prima di farvelo scappare! |
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Mago
Tiraca
di Luigi Maieron
Vuê mi sint come un anel di frêt
atôr dal dêt come un anel di frêt
domandantmi cemôt ti intivi tal pensîr
maestri e fantasim zuet
Bortul
dal Negro ostîr a Povolâr
famôs induvinacul titulâr da privativa
al puest da gjamba gjestra sfracheada fra dôs taias
‘l ti veva un palut lustri come un mani di pala
ma va là mago-tiraca gjamba-di-fau Corsaro-nero
Sot
i arcs da l’ostaria
cu la sô gjamba pît di cjadrea
al profetava si proiôt ploia
al mi dôl ches dedon dal so boia
ma va là mago-tiraca gjamba-di-fau Corsaro-nero
cemôt podel un dêt fraidessût pal forest cemôt
podel previodi slavins?
e
vuê i sint come un anel di frêt
atôr dal dêt come un anel di fret
là che agns indevour al era il gîr da vera
là che agns indevour al era il gîr da vera
Cemôt podel un dêt fraidessût pal forest cemôt
podel previodi slavins?
Cjalant
atôr dal det
chel cercli nût di frêt
lu iôt vignî indevant mago tiraca
cui siei gners cerpîts e il poleâr di len
ch’a j doloravin come a un frutut
ma va là mago-tiraca gjamba-di-fau Corsaro-nero
Mago
Tiracca
di Luigi Maieron
Oggi mi sento come un anello di freddo/attorno al dito come un anello
di freddo/chiedendomi il perché/ mi vieni in mente/maestro e fantasma
zoppo/Bortolo del Negro oste a Povolaro/famoso indovino titolare della
rivendita alimentare/al posto della gamba destra maciulata tra due tronchi/aveva
un paletto lustro come un manico di pala/Ma va la mago tiraca, gamba di
faggio, corsaro nero./Sotto gli archi/dell’osteria/con la sua gamba
piede di sedia/profetava: si prevede pioggia/mi duole questo pomicione
boia/Ma va la mago tiraca, gamba di faggio, corsaro nero/Come può
un dito marcito all’estero prevedere pioggia a secchi?/E oggi risento
come un anello di freddo/attorno al dito come un anello di freddo/dove
anni addietro c’era il giro della fede/dove anni addietro c’era
il giro della fede/Come può un dito marcito all’estero prevedere
pioggia a secchi?/Guardando attorno al dito quel cerchio nudo di freddo/lo
vedo venire avanti zoppicando mago tiraca/con i siei nervi tagliati e
l’alluce di legno/che gli facevano male come ad un bambino/Ma va
la mago tiracca, gamba di faggio, corsaro nero./
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