Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.




LeBiELLE Primi Ascolti
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Archivio dischi 2010 
















Crollano Ideali, Miti,
Uomini e Torri.
Crolla il mondo
non appena ci voltiamo.
Abbiamo paura
di strade nuove
e cerchiamo noi stessi
in un'ombra
sempre più inquietante.
Siamo stanchi, provati,
ma siamo sempre qui.
Perche' una canzone,
perche' Bielle?
Perche' in una chitarra,
nelle "nostre" note,
nei versi che naufragano nel cuore
e si addormentano
nel cervello
possiamo ancora riuscire
a dare un volto
ai nostri sogni.
E Bielle vuol dire musica,
ma vuol dire soprattutto resistenza.
Resistenza ad una società
che non vogliamo accettare,
in cui non ci riconosciamo,
che viene cantata
e raccontata
da tantissime voci
semi nascoste,
deboli e oscurate,
ma pronte
a graffiare ancora,
nonostante tutto.
Claudio,
e come lui tanti altri,
ci aiuta a sopravvivere
in un mondo che ostacola
tutto ciò che non è
capitale o guerra.
Questo spazio
e' per le loro voci
e le nostre parole.
Portiamo avanti
questa stella
con la speranza che la scia
possa arrivare lontano.
Lontano da qui,
fra le nuvole e il sole,
fra le braccia di Utopia.

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Gabriella Grasso:
"Cadò"

Abbiamo trovato una nuova autrice e vogliamo tenercela stretta. Due omaggi a due grandi interpreti come Mercedes Sosa e Rosa Balestrieri, ma il resto è tutta farina del suo sacco, farina che non andrà in crusca. Un album di canzoni, varie, smaglianti e ben definite: che coinvolgono e attirano e ti tengono saldo nelle loro spire. "Cadò" come un regalo, un gran bel regalo di Natale.  (segue)


Ci sono piaciuti
Luca Lo Bianco: "Ear Catcher"
Angelo Ruggiero: "Canzoni per cani e bambini"
Chiara Raggi: "Molo 22"
Ottobre Scirocco: "Ottobre Scirocco"
In vivo veritas: "Di sguardi e di attese - Volume 8"
Ciansunier: "Canzoni da osteria - Volume 8"
Apuamater Cyberfolk: "2076, il ritorno di Kristo"
Equ: "Liquido"
Riccardo Billi: "Modernamente demodé"
Marisa Sannia: "Rosa de papel"

Giulia and the Dizzyness: "After the Alpha_Decay"
Paolo Tocco: "Anime sotto il cappello"
Banda Putiferio: "Attenzione, uscita operai"

Levia Gravia: "Il contributo"
Davide Vietto: "Nivoro"
Taranteana: "Sacc' na canzuncella alla ruvescia"
AAVV:"L'accolita dei rancorosi"
Stefano Giaccone e altri:"Come un fiore"
Lautari:"Arrè"
Ratti della Sabina:"Sotto il cielo del tendone"
Gianna Nannini:"Pia, come la canto io"
Ottavo Richter:"Molly Malone's"
Morrigan's wake: "Back to Fireland"
Matteo Castellano:"Funghi velenosi"
laMalareputazione:"L'arena instabile"
Luca Lo Bianco:"La scomparsa di Majorana"
Apres la classe: "Luna Park"
Spasulati Band: "Pirati nei Mhz"
Furlan Shop Orchestra: "Banda di masnadieri"
Mario Castelnuovo: "... le ciliegie del '42"
Enrico Terragnoli Orchestra Vertical : L'anniversaire"
Monjoie: "Il bacio di Polifemo"
Antonio Mainenti: "Don Luiggi ..."
Marco Fabi: "La scelta"
Giancarlo Spadaccini: "Millemani"
Fragil Vida: "E così noi"
Franchi Giorgetti Talamo: "Buongiorno felicità ..."
Daunbailò: "Daunbailò"
Harduo: "Ovest Hardita Est"
Gai Saber: "La fabrica occitana"
I Gitanes: "La catena"
I Lautari: "Anima antica"
Stefano Scala: "Unsai. Il sentiero dei bambù "
Simone Meneghello: "La canzone di settembre"

Ci sono piaciuti ... un po' meno
Fabrizio Coppola: "La stupidità"
Ethnos: "O bannu"
Oid: "Live at Mikhalsa vol.1"
Tonino Carotone: "Ciao mortali!"
BahBohMah: "Demo for barber shop"
Davide Mancini: "Madame Gerbelle"
Meg: "Psychodelice"
Bugo: "Contatti"
Giovanni Allevi: "Evolution"
Antonio De Rose: "Con Grazia"
Giuliano Dottori: "Lucida"
Canzoniere delle sette lune: "Verranno donne con proteso il cuore"
I Nuovi Trovieri: "Gira ra rova"
Antonella Ruggiero: "Stralunato Recital Live"
Marlene Kuntz "S-low"
Enzo Avitabile : "Sacro Sud"
Lucilla Galeazzi : "Amore e acciaio"
Alberto Morselli: "Da un'altra parte"
Indovinatoduo: "Indovinatoduo"
Dinamo: "Profili profani"
Giancarlo Velliscig: "Obsoleti"
Silvia Dainese: "Demo 2002/2005"
Marcella Garuzzo: "Demo"

e decine di altri.
Bielle è aperta alle collaborazioni
 



Ci sono dischi, film e libri che, per un motivo o per l'altro, non dovremmo mai perdere e a volte ci passano davanti così velocemente che non ce ne ricordiamo neanche. Questa rubrica vuole porre un freno ai guasti della memoria. Secondo noi gli imperdibili del 2010 sono:

Piccola Bottega Baltazar: "Ladro di rose"
Grazia Verasani: "Sotto un cielo blu diluvio"

Edoardo Bennato: "Le vie del rock sono infinite"
I Luf: "Flel"
Evasio Muraro : "O tutto o l'amore"
Sursum Corda: "La porta dietro la cascata"
Michele Gazich: "Dieci esercizi per volare"
Riccardo Tesi : "Sopra i tetti di Firenze"
Tetes de bois: "Goodbike"
Simone Cristicchi: "Grand Hotel Cristicchi"
Mirco Menna e Banda d'Avola: "E l'italiano ride"
Baustelle: "I mistici dell'occidente"
Luciano Ligabue: "Arrivederci mostro!"
Biglietto per l'inferno: "tra l'assurdo e la ragione"
Marlene Kuntz : "Cercavamo il silenzio"
Unfolk: "The venetian book of dead"
Dario Brunori : "Brunori Sas"
Micol Martinez : "Copenhagen"
Giuseppe Cucè : "La mela e il serpente"
Paolo Andreoni: "La caduta della città del Nord"
Fabrizio Frabetti : "Uh"
Naif Herin : "Tempo di raccolto"
Akkura : "Brucerò la Vucciria"

I migliori del 2009
Carmen Consoli: "Elettra"

Elisir: "Pere e cioccolato"
Goran Kuzminac : "Dio suona la chitarra"

Cristiano Angelini: "L'ombra della mosca"
Angelini porge con pudore le sue storie delicate, ma è un'educazione che è classe, una discrezione che affascina e che offre una chiave d'ingresso privilegiata a un mondo intimo meraviglioso. E le musiche portano lontano, consentendo il privilegio di pensare. Che di questi tempi è merce sempre più rara . (segue)
Piero Crida: "L'arte del camaleonte"
Un giovane autore, di soli 66 anni, designer, stilista, pittore, poeta e anche cantautore. Un album che non si può classificare con un'alzata di spalle nel "normale", ma di sicuro bisogna classificare nell'originale, aumentando la dose di invidia per chi riesce a esprimersi in così tanti campi diversi e con risultati sempre degni di nota. Può essere un disco inesistente, ma sappiate che tra le onde trasversali del destino si aggira un camaleonte che ha molto da dire, da cantare, da fare ascoltare.
Areamag: "Si salvi chi può"
Viva! Tutte le volte che mi capita di imbattermi su musica fatta con passione, anche se in casa o poco più, misuro la distanza che c'è tra la produzione artigianale, dove in ogni nota, più o meno azzeccata, c'è un mondo e la produzione industriale che schiaccia alla ricerca di un bello uniforme. Qui si trovano le tracce del miglior cantautorato nostrano. Cercatelo, non perdetelo.
Giancarlo Frigieri: Chi ha rubato le strade ai bambini
Viva! Tutte le volte che mi capita di imbattermi su musica fatta con passione, anche se in casa o poco più, misuro la distanza che c'è tra la produzione artigianale, dove in ogni nota, più o meno azzeccata, c'è un mondo e la produzione industriale che schiaccia alla ricerca di un bello uniforme. Qui si trovano le tracce del miglior cantautorato nostrano. Cercatelo, non perdetelo.
Alessandro Fiori: "Attento a me"
Un disco che ogni tanto pecca di intelligenza forse eccessiva, e che altre volte invece si lascia andare fino al limite dell'ingenuità, ma che proprio in questo suo pendolo è in grado di scoprire e di offrire emozioni. Come se, per una volta almeno, in attesa di nuovi sviluppi, Alessandro Fiori avesse voluto dare spazio a quegli universi molteplici che si incontrano dentro di sè. 
Samuel Katarro: "Halfduck mistery"
Un semipapero misterioso, sopra cui si chiudono le nuvole rosa disegnate da questo "genietto" fuori tempo o mestierante dell'ideazione schizoide. Syd Barrett? O barrette Kinder? Ogni dubbio è lecito. Ogni epoca ha un suo passato. Katarro se ne frega e nel passato ci fruga. Ogni tanto ci avvince e ogni tanto non convince. Ad ascolti alterni. Ascoltiamo ancora.
Settegrani: "Di giorno e di notte"
Musica da ascoltare, ma non da digerire, musica per qualsiasi ora del giorno, con un piglio brillante, ben cantata e ben suonata, dove ogni stimolo viene gestito con accortezza. Ebbene sì, potrebbe anche essere pop, ma è pop di qualità. Quello che fa piacere ascoltare perché sai che dentro, in qualche modo, da qualche parte, si sta parlando di te.
Filippo Andreani: "La storia sbagliata"
E' un disco acustico, un disco di chitarre, prodotto artigianale, sì, ma di quella strana forma di artigianato che la passione colora di riflessi dorati. Poi, per l'occasione, ci si trova anche ad approfondire la conoscenza di un momento della storia d'Italia poco noto, poco cantato, poco celebrato, se non dalla parte dei vincitori. Lunga vita a tutti quelli che sbagliano o che scelgono di sbagliare!
The Vad Vuc: "La parata dei secondi"
Che ci fosse musica anche in Svizzera lo davo per scontato, che ci fosse nel Canton Ticino (e quindi in dialetto locale, che è quasi uguale al lombardo o in italiano) lo ritenevo meno facile. Che poi la proposta fosse di qualità così tanto alta, dentro di me ero portato ad escluderlo. Puro preconcetto. I Vad Vuc sono bravi, il loro folk è del tutto senza buchi. Un po' Van De Sfroos (ma il dialetto condiziona), un po' Modena City Ramblers.
Giubbonksi: "Storie di non lavoro"
Torna il canto politico, periodicamente, e ci riempie di gioia e di passione. Giubbonsky è un polistrumentista, tuttaltro che dilettante, che però si diletta a parlarci di Mafia, di Milano, di storie di polizia, di battaglie per l'acqua e a difesa del centro sociale Torchiera. E per di più il disco è bello. In piedi, compagni, e applausi!
Ultimavera: "Ai caduti in bicicletta"
Un suo stile preciso questo "Ai caduti in bicicletta" ce l'ha. E ce l'ha sia nelle parole, tante, che nelle musiche, nervose, tese, elettriche, sempre a indicare che le parole possono avere anche un oltre, un risvolto da guardare. Le passioni umane ci sono tutte. la sofferenza, la dimensione del ricordo, l'amore, l'innocenza anche, ma pure la durezza della vita, le asperità e le asprezze.
Piccola Comp. Instabile: "Signora Clessidra ..."
Evviva! Abbiamo trovato dei nuovi compagni di viaggio! Prima il pregiudizio del nome giusto, quindi gli ospiti scelti. Poi arriva la musica. E il canto. La musica si dilata il giusto, si prende i suoi spazi, girando tra il folk, il cantautorato più avvertito e qualche limitato fraseggio jazz. Il canto è epico e collettivo. Uno di quei canti che ti fa sentire parte di un insieme, parte del tutto, membro eroico di una collettività, anche nella propria piccolezza e irrilevanza personale.
Zibba e Almalibre: "Una cura per il freddo"
Un felice serraglio con musiche di ogni colore: dal blu del blues al rosso del rock, dal fucsia color cantautore al verde brillante manouche, dal giallo balcanico-kletzmer al marrone della musica popolare, dal ghiaccio-elegante-ballata al noir nerofumo di una notte di jazz. Shakerate forte e bevetelo freddo: sarà la vostra cura estiva per il freddo.
Priska: "Eppure ti vedo ancora"
Canzoni fuori dal tempo e da qualsiasi scuola. Riferimenti europei (Jacqui McShee e i Pentangle, Sandy Danny, MargoTimmins, Marianne Faithful) e un'eleganza naturale che fa di questo prodotto un oggetto ricercato e di grande valore. Ce ne sono pochi di album così in giro, ancora meno fatti, pensati e suonati da donne. Non perdetelo.  
Giancarlo Frigieri: "L'età della ragione"
Scabro, scarno ed essenziale, chitarra e voce, ricorda più che il leader di una rock band che si mette in proprio, un moderno folksinger che cerca ancora una sua strada interpretativa, ma che molto spesso riesce a trovarla. Tenetelo a mente. E segnatevi questo nome: è un folksinger e abbiamo tanto bisogno di gente che abbia ancora voglia di cantarci e di scrivere storie.
Davide Tosches: "Dove l'erba è alta"
Uno sguardo diverso sulla realtà, uno sguardo che viene forse dal lato buio, quello meno illuminato, quello dove però, come in questo caso, non si ha paura. Non è un nero come assenza di luce, un nero che atterrisce, ma un buio come rifugio, dove non si è guardati agli altri, ma da dove, a volte si può guardare. Non è il freddo sotterraneo di una tomba, ma il calore e l'intimità che si prova sotto una coperta.


Mary Gauthier - "The foundling" John Mellencamp - "No better than this"
Johnny Flynn - "Been listening"

A questo punto il prezzo qual è
di Ivan Della Mea

Si può amare la vite sul colle
il gioco di pietre mangiate alla roggia
Il pane rotondo, l’ulivo che viene
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
Si può amare la casa sul monte
che ride alla valle
tra lecci e castagni,
l’amore antico
di un uomo costante.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
Si può amare la pace leggera
del ceppo che canta nel vecchio camino,
la noce che crocchia,
il sorso del vino.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
E posso amare
il dubbio di dio
che mi prende il cuore
guardando la sera,
paura di stelle,
paura di terra.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
E posso amare
la voglia borghese
di me uomo stanco che lascio la guerra
per fare l’amore col grillo parlante.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
E posso amare
la rabbia perdente,
la stretta d’angosce metropolitane,
il grido più solo:
ritorno al paese.
A questo punto non serve sapere
ogni pavese è da bruciare
Per ogni stanco
Il prezzo è Guevara
È Inti Peredo,
Vietnam, Marghera
Ceccanti e Avola e Battipaglia
Brucia ragazzo brucia
La lotta continua ancora
Brucia ragazzo brucia
Continuerà.
Brucia ragazzo brucia
La lotta continua ancora
Brucia ragazzo brucia
Continuerà.




Retsina
di Max Manfredi e F. Giudice

Adesso puoi fermarti qui senza tanti pensieri
puoi fermarti qui a mangiare, a bere e a dormire.
Puoi parlarmi della neve, se vuoi, che si ferma sui sentieri;
i sentieri dei funghi, delle more e delle nostre spine.
Vedi da qui gente affacciata a guardare
il mare che vende collane e porta via la vita.
Vedi da qui l’acetilene delle lampare
e come sembra luce a volte quello che è fatica.
Adesso puoi soffiarmi in faccia il fumo
delle tue sigarette d’oriente
rubate a chissà che plotone di fucilieri di sabbia.
Puoi sdraiarti qui e cullare dolcemente, affannosamente
l’inutile parola d’ordine che ci sale alle labbra.
Vedi da qui gente finita che beve retsina
mentre di occhi sereni stanotte canto
ed ho per te se soltanto mi vieni vicina
quel che resta a me degli sbagli di un altro.
Adesso puoi fermarti qui senza stare a capire
puoi fermarti qui a mangiare a bere e a dormire
puoi fermarti qui a parlare, a cantare, a ridere e a venire.
Stanotte puoi fermarti qui e domani ripartire.