MAURO PELOSI

Sconosciuto cantautore romano che vanta tuttavia una ristretta cerchia di appassionati. Ha cantato le disillusioni e le sconfitte del post-68, con testi crudi e profondi e arrangiamenti di grande spessore. Ai suoi album hanno collaborato musicisti di prestigio quali Gianni Leone (Balletto di bronzo), Lucio Fabbri (PFM), Claudio Pascoli, Edoardo Bennato, Bambi Fossati.
Discografia 33 giri

La stagione per morire (1972)
Al mercato degli uomini piccoli (1973)
Mauro Pelosi (1977)
Il signore dei gatti (1979)

Alcuni testi significativi
Vent'anni di galera
(1972)

Eri tanto bella eri tanto diversa
Non parlo soltanto dei tuoi lunghi capelli
Eri bella dentro si vedeva
Eri dolce e forte si capiva

E' strano davvero col tempo sei cambiata
E con la mia gioia un giorno sei fuggita
I soldi son belli mi dicevi
Che sciocche parole non capivo

Vent'anni di galera dovrebbero darti
Per aver distrutto la mia vita
Per aver capito poco e niente
Vent'anni di galera dovrebbero darti
Per aver rubato dai miei giorni
La luce il vento ed i colori

Un uomo e i suoi soldi ti han fatta cambiare
Ma come hai potuto scordare tutto quanto
Almeno dimmi sei felice?
Adesso sei ricca sei felice?

Al mercato degli uomini piccoli
(1973)

Ti erano rimasti solo pochi soldi
Quel giorno di settembre andando a far la spesa
Lì su quel bancone costavo solamente i soldi che tu avevi
Ti vidi un po' indecisa
E non ero niente

Poi me lo ricordo non mi sembrava vero
Mi stavano incartando mi avevi comperato
Dentro la tua borsa già mi portavi via
E solo dopo poco io ero a casa tua
E non ero niente

Da sempre ero lì
Col mio solito numero incollato sulla fronte
Col valore modesto di chi è soltanto poco nella vita
Da sempre ero lì
Come tanti aspettavo che qualcosa accadesse
Come tanti io volevo una donna che si accontentasse di me

E se non ti ho delusa allora son contento
Vuol dir che non mi hai visto con gli occhi della gente
E non ho scordato quel giorno di settembre
Quel lurido bancone e i tuoi occhi splendenti
E non ero niente

L'investimento
(1977)

Ciò che vedi l'ho fatto io in collaborazione con mia moglie
Abbiamo investito al cinquanta per cento le nostre azioni umane
Ed è provato storicamente che l'investimento più proficuo
Sopperisce in grandissima parte al fallimento di tutta una vita

Dentro lì c'è tutto me stesso tutto quel che avrei voluto fare
C'è la rabbia la violenza l'insoddisfazione accumulata in tanti anni
C'è persino l'isterismo di mia moglie e la realizzazione mia come maschio

Guarda lì che meraviglia guarda che occhi azzurri questo è mio figlio
Porta il nome di suo nonno come me sarà forgiato come me sarà stampato
Gli darò dei valori da dormire e da mangiare una casa e poi l'affetto
Anche se a farlo devo esser sincero non mi è costato molto
Due minuti e via e poi per sbaglio

Una casa piena di stracci
(1977)

Dietro ad un lampione la mia fantasia
Che ho sfruttato troppo non sa più dove andare
E mia madre mi diceva non sei maturo
Col tempo vedrai la vita non ti permette
Di far quello che vuoi
Affogherai se non cambi

E quasi tutti i miei amici son sistemati
E da soli è triste andare avanti
A volte mi sento morire

Oggi vivo in questa casa fatta di stracci vecchi
Che sono il mio futuro e tutto il mio passato
Che mi viene addosso senza che io possa farci niente

E mi giro per non guardare dentro i miei occhi spenti
La rabbia scolorita che si trasforma in un'impotenza
Che mi fa paura e mi guarda

Ed ho incontrato lei in un giorno di primavera
E poi mi è nato un figlio non lo dico per scusa
E ho ripensato a quello che diceva mia madre
Che in fondo ha più esperienza lei ha vissuto più a lungo

E se adesso lavoro in banca cosa vuol dire
E se ho una macchina un po' più veloce delle altre cosa vuol dire
E la televisione ormai ce l'hanno tutti
E la lavastoviglie a mia moglie la dovevo pur comprare
Ma io non sono cambiato sono quello di sempre
Ma ho una famiglia io e devo pensare al futuro

Passano gli anni
(1979)

Vorrei uscire di casa a guardare la pioggia
D'estate lo sai mi è sempre piaciuto
E contare le gocce sull'asfalto come facevo da bambino
E gli anni passano

E non piove lo so credi non me ne sia accorto
E poi non riuscirei nemmeno a contare i gradini che mi separano dal portone
E gli anni passano

E muore in discoteca la mia generazione
Con una canna in mano di libanese scadente
La rivoluzione non l'abbiamo fatta
Almeno dateci del buon nero
E gli anni passano

Un grazie a Donato!!

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