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Il film più cruento di sempre,
così fu la fine di Cristo

Discusso (e discutibile) il film di Gibson ha diviso assai prima di arrivare nelle sale
di Alfredo Ranavolo

Comunque la si veda, trattasi di evento. Così occorre dire, quando su di un film (e assai prima che uscisse) ci si è divisi non sul come fosse fatto, ma più che altro sul perché.

La trama di "La passione di Cristo" si riassume in una parola: calvario. Tolta una scena di prologo e una d'appendice, oltre a qualche inserto sparso qui e la che rimanda ad altri momenti della vita di Gesù, il film racconta (troppo) per filo e per segno il percorso del nazareno dal Getsemani al Golgota.

Essendo così circoscritto ciò che Mel Gibson voleva raccontare, altro modo non v'era che spiattellare due ore di immagini in cui assolutamente nulla viene lasciato all'immaginazione. E in effetti nessun commento può preparare alla quantità di torture messe in scena in quello che, per certi versi, è il film più cruento nella storia del cinema (mai è stato dato tanto tempo allo spettatore per scolpirsi l'immagine di un corpo così martoriato negli occhi.

Difficile definirla cronaca, non fosse altro per la presenza (decisamente inquietante e senza bisogno di troppi trucchi) di Rosalinda Celentano in versione Satana. Quasi comprensibile che Jim Caviezel, che interpreta Cristo, sia stato preso da deliri mistici durante riprese che (seppur lontanamente rispetto a quanto riprodotto) un po' calvario devono essere state.

Impresentabile, tanto per cambiare, Monica Bellucci-Maria Maddalena (però almeno è doppiata), mentre assai più interessante è il Ponzio Pilato di Hristo Naumov Shopov, anche se il suo latino "slavizzato" è assolutamente anacronistico. A tal proposito, l'uso dell'aramaico e del latino appare niente più che un inutile vezzo.

Che però ha probabilmente contribuito a far apprezzare il film del cattolicissimo Gibson agli arabi, mediamente assai più votati al martirio del secolarizzato mondo occidentale.

Detto ciò, "The passion" non è un film che si possa vedere restando indifferenti. Resta da trovare un perché a un'operazione che sarebbe comunque piuttosto stupido bollare come antisemita (i romani non è che ci facciano una figura migliore). Definirla morbosa, però, ci sta tutto.

Lasciandosi andare alle riflessioni che possono scaturire, comunque, chi scrive ha rimuginato a lungo sulla famosa frase "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno". Lo sapevano benissimo: uccidevano un uomo nel modo più atroce che si possa immaginare e con disgustoso compiacimento.

Poniamoci in ottica laica e mettiamo per un attimo che si fosse trattato di uno svitato un po' megalomane piuttosto che del figlio di Dio. Avrebbe meritato per questo simili torture? Anzi. Esiste crimine al mondo che le possa giustificare?

La frase: sono più o meno tutte nel Nuovo Testamento

Da vedere solo se si ha lo stomaco molto molto forte


       
   
Ultimo aggiornamento: 08-04-2004
 
   
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