Ad
oggi nessuno mai mi ha scritto una biografia musicale. Siccome penso che
mai nessuno lo farà, ho deciso; la scrivo da solo. Quindi si chiamerà
"autobiografia musicale"; proviamo.
Sono
nato alle quattro di mattina a Lucca il 30 dicembre del 1971 e penso
che fosse stato anche molto freddo, come di solito quel mese ci riserva.
Dopo tutte le peripezie da bimbo e da adolescente abbastanza normale,
a sedici anni è arrivata la prima chitarra. Arrivò da
uno zio praticamente per sfinimento; dopo una canna da pesca, un pallone
da calcio, uno da pallacanestro, una bicicletta, diversi libri di scuola
e tante altre cazzate per tentare di farmi diventare uno "normale"
che fa tutte le cose "normali" di questo mondo. Fu un fulmine
a ciel sereno; passavo praticamente interi pomeriggi a "suonare"
questa chitarra disgraziatamente economica, che dopo poco non resse
il colpo e perì svuotata nel suo animo da tutte le mie spennate.
Chiaramente quell'anno bocciai a scuola. Arrivò un'altra chitarra,
questa volta molto più seria che prosciugò fino all'ultima
lira tutti i risparmi da studente. Nel 1988 o forse nel 1989 non ricordo
più, arrivò la prima band con amici. Eravamo innamorati
dei Pink Floyd e quindi dai di cover su cover a ore. Arrivò il
primo concerto e conobbi il palco. Folgorante.
Pensai, "qui sopra ci devo risalire alla svelta". Dopo un
paio di anni conoscemmo il Blues e ci perdemmo in quei suoni di tristezza,
dolore e incazzatura. Arrivò la mitica Fletcher Blues Band e
arrivò Luca Giovacchini (cugino e compagno fidato nella musica).
Sono stati gli otto anni più divertenti della mia vita musicale
e non solo. Abbiamo girato tantissimi locali della toscana, abbiamo
bevuto tanta birra, fumato tante sigarette e suonato tanti Blues. Sono
arrivati i primi concerti seri; accompagnammo Frank Frost , Robert Lee
Burnside , Micael Coleman , Kant Duchaine e Sam Carr tutti bluesman
americani.
Arrivò inesorabile il momento in cui decidere se diventare un
chitarrista serio (come stava invece diventando Luca Giovacchini) o
rimanere il mattacchione che ero. Era più facile rimanere il
mattacchione continuando le mie serate nei soliti locali con i soliti
amici. Intanto nel mio privato più intimo e nascosto avevo iniziato
a scrivere poesie e canzoni, che ascoltava solo la mia povera Paola
(compagna e poi moglie praticamente da sempre). La Fletcher B.B. era
cambiata; Luca Giovacchini se ne era andato a fare il musicista vero
diventando uno dei più grandi chitarristi oggi in circolazione.
Dopo qualche anno, nel 1998 ad una cena tra amici (come dice Guccini
alle cene dove ci sono chitarristi da qualche buco salta sempre fuori
una chitarra) mi capitò di cantare una delle canzoni che avevo
scritto. Mi riempirono tutti di complimenti e mi convinsero a fare un
gruppo per proporre i miei pezzi. Allora cominciai a radunare grandi
musicisti, ma che erano fondamentalmente grandi amici e nacque "Marco
Panattoni e i Musicanti". Il mio amico e cugino Luca Giovacchini
alle chitarre, il mio amico Matteo Sodini alla batteria, il mio amico
Francesco Lorenzetti al contrabbasso, il mio amico Andrea Pacini alle
percussioni, il mio amico Peewee Durante all'organo Hammond e io mi
misi a suonare il piano che già strimpellavo da qualche anno.
La magia si era creata. Quando dei grandi amici che sono anche grandi
musicisti si mettono a suonare insieme, o succede un guaio e si mandano
a fare in culo o accade il miracolo e fanno cose fantastiche. Noi si
facevano cose fantastiche. Arrivarono i primi concerti in teatri, rassegne
di jazz e vari club. Arrivarono molti incoraggiamenti e sono arrivati
anche i primi risultati. Partecipazione alla trasmissione Help di Red
Ronnie, mi è sembrato anche con successo. Vittoria del rinomato
"PREMIO CIAMPI" come migliore interpretazione di una canzone
di Piero Ciampi. Ora si beve "IL VINO" e abbiamo smesso di
fumare. Adesso chiaramente si punta in alto. Speriamo.
Marco
Panattoni