Pierangelo Bertoli

 



ORACOLI (1990)

1. Oracoli
2. Se Potesse Bastare
3. Chiama Piano
4. Sabato
5. Sere
6. E Cosi' Nasce Una Canzone
7. Dal Vero
8. Acqua Limpida
9. Gente Metropolitana
10. Come Eravamo
11. Eroi

 

Oracoli
(Bertoli - Bonaffini)

Campi di zingari con sfere che predicono il futuro
Esseri timidi che cercano qualcosa di sicuro
Che ripagano a pronti contanti false lettere dall'aldilà
E decidono come importanti che la mano gli confermerà
Schiere di giudici s'affidano a stregoni stravaganti
Noti chirurghi che ricorrono a diagnosi negromanti
Se innocente finisci in galera è una zingara che giudicò
E magari una vecchia megera ha deciso chi ti operò
Buffi politici che credono nel mazzo delle carte
Chiedono tremuli se fare un sacrificio a Giove o Marte
Pronti a svendere qualche stalliere o anche fette dell'Umanità
Per qualcosa che possa servire a lasciarli dove sono già
Cori di amanti si circondano di filtri misteriosi
Corpi ormai logori s'abbuffano di cibi velenosi
Mentre sorge dal fondo dei secoli qualche dio che da la virilità
Tutto un mondo che crede agli oracoli s'incorona di imbecillità
Gente incredibile ti guarda dalle foto sui giornali
Giurano d'essere discesi dagli spazi siderali
Oggi il clero rimane impotente perché un giorno il potere sfumò
Mentre un tempo con gesto da niente risolvevano con un falò
Giovani reclute attente ai mutamenti del mercato
Comprano e vendono denaro nel momento divinato
Mentre un mare di piccoli sforzi si dichiara sconfitto di già
Una storia di corsi e ricorsi premia Giuda che la bacerà.

 

 

Se potesse bastare
(Bertoli - Bonaffini)

Sulla strada incantata dove nasce il mio sole
Nei quartieri privati dove tutto è colore
Vedo case serene
Tra le foglie dei rami e ruscelli puliti vedo tende di indiani
Le città dei miei avi trasformate in giardino
E palazzi splendenti , sguardi senza confini
Sento il canto del vento diventato poeta
Tra piramidi chiare e astronavi alla meta
Dimmi, cara, verresti da me: c'è tanto posto
Vieni amore che aspettano te


E tu hai riposto sì…
Se potesse bastare partorire parole,
dedicare preghiere, seminare le viole
Dondolare sul filo per sfidare il destino
Intrecciare ghirlande per deviare il cammino
Ma nei giorni dal vero dove tutto è diverso
Perché il sogno si infrange quando l'uomo ha già perso
Il mio canto di vita sembra un pianto leggero
Ed un fiore che nasce resta solo un pensiero
Tra le statue di sale e i deserti di lava cerco segni di vita
Dove il mondo pulsava cerco fiochi respiri e brandelli d'amore
Cerco semi sepolti che germoglino al sole.

Chiama piano
(Bertoli - Bonaffini)

Quando credi d'essere sola su un atollo in mezzo al mare
Quando soffia la tempesta e hai paura di annegare
Chiama, chiama piano Sai che non sarò lontano
Chiama, tu, chiama piano
Ed arriverò io in un attimo, quell'attimo anche mio
Quando crolla il tuo universo tra le righe di un giornale
Quando tutto intorno è perso e hai finito di sperare
Chiama, chiama piano Sai che non sarò lontano
Chiama, tu, chiama piano
Ed arriverò io in un attimo, quell'attimo anche mio
Quando il fuoco sembra spento e non pensi d'aspettare
Quando il giorno resta fermo e decidi di volare
Quando certa d'aver vinto sulla nube di veleno
E il tuo cielo è già dipinto di un crescente arcobaleno
Chiama, chiama piano Sai che non sarò lontano
Chiama, tu, chiama piano
Ed arriverò io in un attimo, quell'attimo anche mio

 

Sabato
(Bertoli - E.Zarrillo)

Pendolari dalla strada al Music- Ball col bisogno di sentirsi vivere
Assalendo discoteche come donne facili
Grandi passi tra le stelle di un notte vivida

C'è una musica che va ed accende un cielo scuro
Poi qualcuno inizierà, invitandoti a ballare
…e non riesci a dire no!

Respirando sensazioni magiche dentro al tempio per soli giovani
Agitare le tue forze non sentirti l'ultimo guerrigliero della notte,
ritrovarsi libero

C'è una musica che va ed accende un cielo scuro
Poi qualcuno inizierà, invitandoti a ballare
…e non riesci a dire no!

Sere
(Bertoli - Bonaffini)

Carla non ha tempo questa sera
Dario è con gli amici in birreria, forse inviterà la cameriera
O qualunque altra fesseria
Non rammenterà che brutte musiche, solo un altro giorno senza lei
E scriverà sui muri del pensiero:"Non capisco perché non ci sei…"
Carla sale stanca sulle scale
E tra pochi istanti dormirà
Ma domani al sorgere del sole ha un appuntamento giù in città
Dario conta i fari delle macchine, fino a quando il sonno arriverà
E sognerà che uscito dal lavoro questa volta Carla ci sarà

Quanti sogni muoiono per farsi una carriera
Quanto tempo Dario aspetterà
Quanti cuori nuovi sono in fiore a primavera
Forse questo Carla non lo sa

Dario l'altra sera andava al cine dove si recava lei
Ha guardato il posto e a spalle chine:"Senza Carla credo non potrei"
Carla non ha visto più le rondini, forse non sa più che tempo fa
E a Dario tutto ciò non sembra vero ed aspetta quando tornerà…
Non rammenterà che brutte musiche, solo un altro giorno senza lei
E leggerà dai muri del pensiero:"Non capisco perché non ci sei…"

E così nasce una canzone
(Bertoli - Bonaffini)

Primavera cittadina, la tua mano mi porta di già
Gli occhi azzurri di giovani persi nel tuo buon umore
di sale da gioco e di bar

Dolce donna mattutina, che mi svegli col nostro caffè
Il profumo migliore è l'odore di riso soffiato che porti su di te
E così nasce una canzone che potrebbe parlare di te
È così colta l'emozione, nasce la mia canzone d'amore
Strana notte ragazzina, voglia di raccontarmi di me
Dei mie sogni delusi di balconi ormai chiusi
di una voglia di ridere che oggi più non c'è

Ecco un fiore, bella mia, sì lo so non è gesto da me
Però tienilo stretto anche se non ne avrai spesso e non fare quegl'occhi che sanno già perché
E così nasce una canzone che potrebbe parlare di te
È così colta l'emozione, nasce la mia canzone d'amore
Grida a festa nel cortile mentre in strada si svuotano i tram
Sotto gli alberi appartati vanno nuovi innamorati
A narrarsi di fiabe che le foglie sanno già
E così nasce una canzone che potrebbe parlare di te
È così colta l'emozione, nasce la mia canzone d'amore.

Dal vero
(Bertoli- Bonaffini)

Certi giorni senza fine a mille e più velocità
Che mi sembra di morire per qualcosa che non va
Vengo a bere dai tuoi occhi quello che sai darmi tu
Con quell'aria da signora fragile e sicura
E mi osservi sorridendo con un poco di pazzia
Poi misuri il nostro tempo per quanto non sei stata mia
Sì lo so che mi rinfacci chi baciò prima di te
Questa bocca che un bel giorno poi baciò la tua
Ma non so che cosa dirti solo la mia verità
Ogni giorno che si aggiunge e costruisce la mia età
Mi ricorda che tra tanta gioventù e malinconia
Ha cambiato la mia storia la tua compagnia
E mi piace sopportare la tua strana fantasia
Quel tuo modo di parlare di concetti e poesia
E se anche ho ancora tanto che si muove dentro me
Se dovessi reiventarti ti farei dal vero
PS
…fino a quando lo vorrai ti vorrò vicino a me
e l'inverno sarà caldo anche a te

Acqua limpida
(Bertoli - Bonaffini)

C'era il mare e c'era il cielo blu
C'era il mondo e al centro c'eri tu
Stesa la sole sfioravi l'acqua limpida
Ricoperta di vento e dignità
Come chi non sa che male c'è

E che legge nei fondi di caffè dove tu fai solo ciò che vuoi
E l'amore e la vita sono tuoi
Tu beata ingenuità persa tanto tempo fa, vera fonte di poesia
Dolce tronco della fantasia

C'era un mare ma dentro la TV
C'era un cielo e forse neanche blu
Tutto muore però non c'è colpevole
E anche il sole non sembra più com'è
È così che hanno scelto te
Calpestati i tuoi fondi di caffè
Però insisti e cerca ciò che vuoi
Che l'amore e la vita sono tuoi

Come eravamo
(Bertoli - Bonaffini)

Tu non ricordi più come eravamo
Coi vestiti spesso smessi da qualcuno
Col sogno di un futuro e tanta voglia di cambiare
E la promessa di smettere presto di farci sfruttare
Tu non ricordi più come sei stato
Con le valigie quasi pronte per partire
Col passaporto in mano e una fortuna da trovare
Come nemico una lingua straniera che non sai parlare
Non hai tempo per pensare, non hai tempo più
Non vorrei doverlo dire ma hai fallito tu
Tu non ricordi più dove eravamo
In quelle piazze cercavamo di contare
quando la dignità di essere uomo era un valore
Mescolavamo parole di rabbia e pensieri d'amore
Tu non ricordi più come eravamo
Lungo la strada cantavamo all'avvenire la solidarietà,
grido comune dell'umanità
Di tanti popoli in lotta feroce per la libertà
Non hai tempo per pensare, non hai tempo più
Non vorrei doverlo dire ma hai fallito tu
Tu non ricordi più come sei stato, dalla tua torre non ti frega di nessuno
Con le tue mani in mano stare con quelli votati a scappare
E non avere nemmeno un amico e più niente da dare…
Tu non ricordi più…

Eroi
(Bertoli - Bonaffini)

Stella esordì con un sonno di protesta
Quindi uscì senza scarpe e un secchio sulla testa
Sola ma s'incamminò, prese la linea rossa del metrò
Con passo hollywoodiano ed una torta a mano radicalizzò
Dopo discese davanti al Parlamento
Dura procedeva nascosta e sottovento
Colse l'opportunità, lasciò gli uscieri come baccalà
Cercava il Presidente che era ad un Consiglio della Sanità
Grande sogno americano tutti ti ameranno prima o poi
Cominciata la rincorsa basterà giocare in borsa

E saremo yankee pure noi
Forse sventolava una pelle di serpente
Forse per chi la incontrò sembrava niente
Certo che si intrufolò dentro la stanza alfine ci arrivò
E coronò il suo piano e la sua torta a mano rivoluzionò
Risoluti combattenti coltivati all'ombra dei cowboys
Trasognati, malcontenti, telefilm ne han visti tanti

Figli di un America di eroi
Quando fu trascinata fuori a stento
Trasudava di panna e crema il Parlamento
Gialli pieni di bignè appiccicosi di Saint-Honorè
E il presidente steso sotto il grande peso di quel cabaret…

Gente metropolitana
(Bertoli - Bonaffini)

Gente che si spinge, gente che si stringe nella metropolitana
Fanno a pugni col pensiero contro un giorno nero privo di serenità
C'è una lei…lei col viso chiaro che non smette di parlare
E c'è un lui…lui che tace e guarda e pensa :"Che vorrà?"

Metropolitana, una lunga settimana
Ad ogni fermata un mostro di pubblicità
Non si può viaggiare, insegnateci a volare
Dove e quando e più ci pare dentro al città

Gente che sopporti dentro questa gabbia di ogni giorno di lavoro
Il nevrotico sgusciare di motociclette tese a quattro dita dal suolo
Sempre lei…lei anche lì al bar che ricomincia a chiacchierare
Così lui… lui che tace e guarda e pensa:"è ancora qua"

Metropolitana pensa figlio di puttana
Ad ogni fermata un mostro di pubblicità
Non si può viaggiare, insegnateci a volare
Dove e quando e più ci pare dentro al città

Gente con la banca fissa nella testa, gente viola con la cresta
Gente piena di discorsi e piani di rivolta ma in attesa della festa
Ora lei…lei anche per le scale che continua a tampinare
Ora lui…lui che tace e guarda e pensa:"Va a cagare"

Metropolitana, una lunga settimana
Ad ogni fermata un mostro di pubblicità
Non si può viaggiare, insegnateci a volare
Dove e quando e più ci pare dentro al città.


TORNA AGLI ARTISTI

HOME