Pierangelo Bertoli



"A MUSO DURO" 1979

1. A muso duro
2. Dietro me

3. Non finirà

4. L'autobus

5. Cose

6. Filastrocca a motore

7. Scoppiò un sorriso

8. Srotolando parole

A MUSO DURO
(F.Urzino - P.A.Bertoli)

E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo

ho sempre scritto i versi con la penna

non ordini precisi di lavoro.

Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani

e quelli che rubavano un salario

i falsi che si fanno una carriera

con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro

un guerriero senza patria e senza spada

con un piede nel passato

e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti

perchè volevo dire ciò che penso

volevo andare avanti ad occhi aperti

adesso dovrei fare le canzoni

con i dosaggi esatti degli esperti

magari poi vestirmi come un fesso

per fare il deficiente nei concerti.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro

un guerriero senza patria e senza spada

con un piede nel passato

e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo

riempirò i bicchieri del mio vino

non so com'è però vi invito a berlo

e le masturbazioni celebrali

le lascio a chi è maturo al punto giusto

le mie canzoni voglio raccontarle

a chi sa masturbarsi per il gusto.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro

un guerriero senza patria e senza spada

con un piede nel passato

e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti

canterò le mie canzoni a tutti loro

e alla fine della strada

potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.

 

DIETRO ME
(R.Borghetti)

Chissà cosa farò, sarò furia o pazienza
o timore o speranza, avrò gli occhi appannati

io che sono animale abituato a lottare

e non ho pianto mai le cento volte

che sono stato colpito e umiliato, che sono caduto.

Chissà cosa farò quando inizia il futuro
ed un po' sarò morto, avrò chiaro il pensiero

da gridarmi che è vero, non è la fantasia

io che ho sognato di lasciare dietro me

un grido una canzone una parola una bandiera od un figlio

E non mi vergognerò di ridere di niente
di fare anche il pagliaccio io che non l'ho fatto mai

di accarezzarti il viso, dirti grazie con un sorriso

e se ti farà piacere dirti che sembra proprio me

Chissà cosa farò quando avrò fra le dita
l'incredibile vita, la fiducia nell'uomo

di passione e ragione non dirò ti ricordi

io che ho vissuto di ricordi di canzoni

battaglie ed illusioni non dirò più ti ricordi ma domani

E non mi vergognerò di piangere di niente
di fantasticare già su quello che sarà lui

di stringerti la mano di appoggiarti la testa al seno

e se ti farà piacere dirti che sembra solo te

So già cosa gli dirò quando potrà sentirmi
quando potrà capirmi: devi essere uomo

che cammina nel mondo e che vuole invecchiare

e ridere del sole e gridare insieme al vento

e credere nel giorno che saprai cosa dire a tuo figlio

NON FINIRA'
(M.Dieci - P.A.Bertoli)

Non finirà
non passerà

non troverai

forse mai

tranquillità

Sotto ai lampioni
vendi le illusioni

l'amore senz'avvenire

da pochi istanti

da poche lire

So che cos'hai
so dei tuoi guai

ma chi ti vedrà

non capirà

e riderà

Vedo il tuo dolore
ti leggo dentro al cuore

odi chi passerà

e il tuo amore

comprerà

All'alba rincaserai
e ancora cercherai

le cose che non avrai

e che non hai

avuto mai

Speri nella bontà
di questa società

speri che finirà

che non diranno più:

"quella là"

 

L'AUTOBUS
(A.Borghi - P.A.Bertoli)

Siam tutti qui sull'autobus seduti ed assonnati
corron con poca voglia gli ultimi arrivati

ognuno prende posto in fondo al suo cantone

si chiude in un silenzio che è fatto di oppressione

e gli operai sull'autobus son pronti per partire

le donne i vecchi e i giovani son stanchi di aspettare.
Svoltato il primo angolo il sole ci colpisce
la luce cambia i visi e gli occhi ci ferisce

e sembra che le bocche non vogliano parlare

che stare in quel silenzio sia un fatto naturale

lento cammina l'autobus il viaggio è cominciato

ed il parlare è un fatto che sembra sia vietato.
Ma certo non è vero, Maria non può tacere
si arma di un sorriso che non sa trattenere

e parla a poco a poco con chi le sta più accanto

e poi alza la voce: ora il silenzio è infranto

viaggia più allegro l'autobus quasi avesse capito

il muro del silenzio è stato demolito.
Siam tutti un po' sorpresi colpiti svergognati
come se a quel silenzio fossimo rassegnati

la maschera del viso si scioglie come cera

la nostra faccia adesso diventa quella vera

spedito imbocca l'autobus strade sempre più grandi

e porta all'apertura del cuore dei viaggianti.
Le idee prendono forma, ti escono dai denti
e vanno a stuzzicare le orecchie dei presenti

si parla del lavoro, del misero salario

dei furti e degli abusi che compie il propietario

e l'autobus si ferma, raccoglie facce nuove

dal fondo della mente qualcosa ora si muove
Ed è arrivata a tutti la voglia di parlare
assieme alla certezza che adesso si può fare

e l'allegria sorprende i pigri ad origliare

che anche se non parlano restano ad ascoltare

l'autista è come noi, parla con il vicino

è nuovo in questo giorno l'autobus del mattino.
Le donne i vecchi e i giovani non dico son già uniti
ma è come se lo fossero di più ogni minuto

perchè in ogni sillaba che rovesciamo a imbuto

c'è dentro sempre un unico identico nemico

ognuno adesso parla di sè con il vicino

è un unico pensiero l'autobus del mattino
Il prezzo della carne, la misera pensione
i figli sulla strada della televisione

e dei disoccupati e della repressione

gli affitti delle case, un'altra occupazione

e l'autobus ribolle di giusta ribellione

si parla dei soprusi compiuti dal padrone.
E se ne va il silenzio, parliamo forte tutti
la colpa è del governo, "massa di farabutti"

ci esplode dal di dentro la voglia di cambiare

insieme alla certezza che adesso si può fare

l'autobus ora è vita, il sole è entusiasmante

che bel mattino è questo: domani sarà raggiante!

 

COSE
(A.Borghi - P.A.Bertoli)

Corre verso il terminale il treno
nella notte due stelle solitarie

indicano rotte binarie

e i cavalli mordono il freno
Ho conosciuto il tempo delle viole
da sul ciliegio i fiori

sono caduti sui falsi amori

di un'infanzia trascorsa al sole
Un vento caldo ha spazzato la valle
nell'estate che una donna

con più nomi di Madonna

ha percorso poi volgendomi le spalle
Gli eventi preannunciati dai profeti
reclinano la testa

e il giorno della festa

rimane dentro agli occhi dei poeti
Ma ancora nella notte una candela
e ancora il navigante vuol partire

perchè chi spera è l'ultimo a morire

e il sole già si sfuma nella vela
Gli eroi che nelle storie dei miei avi
parlavano ad un cuore

di un bimbo sognatore

hanno affogato coi pirati le loro navi
Tutte le sfumature dei contorni
hanno segnato il viso

e un morbido sorriso

è diventato il ghigno dei miei giorni
Ma ancora nella notte una candela
e ancora il navigante vuol partire

perchè chi spera è l'ultimo a morire

e il sole già si sfuma nella vela.

 

FILASTROCCA A MOTORE
(M.Dieci - P.A.Bertoli)

Poi l'auto fu spinta per l'ultimo tratto di strada da fare
rimase lì ferma e quelli che sanno al vanno a guardare

un tempo lontano aveva portato schiavisti e gerarchi

poi nella vecchiaia restava a giocare coi bimbi nei parchi

nessuno la odiava ma in fondo le stavano tutti alla larga

poi fu trasformata e vecchia rimase soltanto la targa.

La usarono ancora la misero a vendere stoffe ai mercati
salì sopra i monti andò dentro ai fiumi viaggiò in mezzo ai prati

poi perse dei pezzi qualcuno aggiustò quello che si poteva

cambiò ancora mano e giunse in città che la neve cadeva

il nuovo padrone la andava a trovare e poi la puliva

oliava il motore, a volte l'avviava ma non ci saliva.

A volte è importante sapere che conti, che vali qualcosa
ma essere niente è come un marito a cui manca la sposa

e l'auto soffriva ma tutti pensavano fosse contenta

del resto capire è un fatto difficile e a volte spaventa

così chi guardava pensava che è comodo stare in pensione

godere il riposo e farsi servire da tante persone.

Il tempo passava scomparve l'inverno, tornò primavera
e poi un mattino la misero in moto andando alla fiera

e in mezzo alle altre così tra i rottami del tempo già usato

fu preda all'angoscia e desiderò d'esser morta in passato

a sera tornando un camion sbandò la investì sul davanti

strappò quasi tutto, fu il vecchio chassis che salvò gli occupanti

E mentre moriva schiacciata dal peso di quella motrice
sul nastro d'asfalto allora scoprì d'esser quasi felice.

SCOPPIO' UN SORRISO
(P.A.Bertoli)

Raccolgo i nostri giorni tutti uguali
le albe dall'odore di caffè

i nostri baci lucidi puntuali

il gesto di dormire insieme a te

il ritmo antico e nuovo dei giornali

la giacca abbandonata sul sofà

e sopra alle disgrazie nazionali

tua madre che discute con papà
Scoppiò un sorriso e illuminò
i volti della solitudine

un'alba nuova dichiarò

la guerra contro l'abitudine
La schiavitù feroce degli orari
la giacca arrotolata nei paltò

il tram che si trascina sui binari

un uomo che sonnecchia come può

il chiasso che accompagna gli scolari

comincia un turno dopo finirà

il tram la sera luce dei fanali

un giorno è morto dentro la città
Scoppiò un sorriso e illuminò
i volti della solitudine

un'alba nuova dichiarò

la guerra contro l'abitudine
Le ferie nelle industrie balneari
il cinema la pizza la TV

gli uffici la piscina gli ospedali

le date che ricordi solo tu

il frigo i compleanni le cambiali

un caro vecchio amico che tornò

e tra i litigi e i fatti più normali

un figlio l'automobile e un comò
Scoppiò un sorriso e illuminò
i volti della solitudine

un'alba nuova dichiarò

la guerra contro l'abitudine
Un passo che consuma i marciapiedi
il nostro tempo passa e se ne va

e giorno dopo giorno tu ti chiedi

se quello che volevi è questo qua
Scoppiò un sorriso e illuminò
i volti della solitudine

un'alba nuova dichiarò

la guerra contro l'abitudine

 

SROTOLANDO PAROLE
(B.Marro - P.A.Bertoli)

Il sole traccia trappole di luce, arabeschi di colori
le case dei guardiani della mente sono piene di valori

srotolando le parole

scoppiano frontiere di calore

mentre sui mondi di pellicola sostano tutte le navi

e sulle piazze del presente c'è il mercato degli schiavi.

Il tempo degli errori si è concluso e non mi sento di tornare
sotto le macerie del passato c'è ben poco da salvare

io che ho cercato di comprendere

io che ancora non mi voglio arrendere

io che ho creduto nelle favole e sono rimasto da solo

sono sicuro solamente che a sbagliare sono loro.

Nell'alba nata male ammalata di ricordi
di ciechi che volevano vedere, di cervelli nati sordi

sulle miserie stese al sole

lanciavano torrenti di parole

di discussioni interminabili, di libri messi al posto dei cannoni

e di giochi intellettuali senza senso e senza fine e condizioni.

Così che combattendo con discorsi troppo grandi da capire
avendo come pubblico quei pochi che potevano sentire

contrabbandando la ragione

hanno creato solo confusione

solo un passato da comprendere e adesso tutto è tutto da rifare

e l'unica speranza che rimane è che non debbano tornare.

La vita lentamente ha dipanato i suoi sentieri
confuso le mie strade con le altre, i domani con i ieri

io che ho cercato un altro tempo

io che sono sempre contro vento

io che non cerco di nascondermi e urlo davanti alla porta

rimango fermo qui a pensare che la vita non è morta.

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