Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














 
BiELLE Film
 

La vita che sbatte in faccia una prova
per non essere "Mai più come prima"

Campiotti torna al cinema dopo la parentesi televisiva in Inghilterra.
Ancora una volta con un film difficile e meditato

di Alfredo Ranavolo

Con certe opere prime (e talvolta, purtroppo, pure le seconde) che fanno tristemente capolino nelle sale italiane, com'è ce uno bravo come Giacomo Campiotti se ne sta sei anni lontano dal grande schermo?

Lavorava a una grossa produzione come "Il dottor Zivago" della tv inglese, vero, ma, insomma al cinema nostrano un po' mancava.

Campiotti è uno abituato a trattare materia delicata e questo "Mai più come prima" non fa eccezione. I rischi dell'ennesimo film dal tema "maturità. Dopo, che fare?" sono tanti, ma in fondo i post adolescenti sono materia viva e mai abbastanza esplorata, se si ha la sensibilità per farlo evitando le trappole.

Protagonisti sono sei compagni di scuola: Enrico (Marco Casu), Lorenzo (marco Velluti), Max (Nicola Cipolla), Giulia (Laura Chiatti), Martina (Natalia Piatti) e Fava (Federico Battilocchio).

Tutti interpretati da giovanissimi alla prima esperienza, mentre tra i genitori ci sono nomi affermati come quelli di Pino Quartullo, Francesco Salvi, Mariella Valentini, Lunetta Savino.

Si inizia poco prima del "fatidico" esame, passato il quale (Fava escluso, che viene bocciato), i ragazzi sono chiamati a sfidare se stessi sulle dolomiti. Capo spirituale e reale della spedizione è Enrico, che tra le montagne ci sguazza, essendo quello più a suo agio in mezzo alla natura col suo sguardo un po' perso di totale empatia con essa.

Ma la natura sa essere traditrice. Così il viaggio scanzonato post esame si trasforma in una prova di maturità ben diversa, affrontando la quale nessuno dei protagonisti potrà, appunto, tornare "mai più come prima".

Di più è impossibile dire, senza svelare troppo di un film dai due registri completamente diversi. Il primo è funzionale al secondo, ma è quest'ultimo a funzionare meglio, con il tocco lieve che riesce a rendere al meglio momenti drammatici e intensi, con la forza delle cose della vita vera.

In questo contesto si possono perdonare gli istanti in cui si cade nella retorica ("siamo tutti polvere di stelle") e qualche spigolatura dei personaggi. Commuovere sul serio, senza pietismi, non è impresa facile.

Quel che proprio non si riesce a perdonare è il "+" da messaggino nel titolo. Ormai sempre più frequente nei manifesti dei film.

La frase: Fra mezz'ora torna. Non lo vedete che è distrutto? (Lorenzo)
Io ce so' nato distrutto! (Fava)

Da vedere: perché si può parlare di (post)adolescenza con un occhio diverso dalla tv


   
Ultimo aggiornamento: 11-11-2005
 
   
Archivio film
 

HOME