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| La macchia di Hopkins, grande quanto tutto
un passato (di Alfredo Ranavolo) |
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Philip Roth è uno che, si sa, sceglie sempre maniere poco rassicuranti di raccontarla. In occasione de "La macchia umana", romanzo dal quale è tratto l'omonimo film del veterano Robert Benton, il premio Pulitzer ha scelto anche di essere particolarmente "politically uncorrect", nauseato dall'ipocrisia imperante nei giorni del tentato impeachment ai danni di Bill Clinton. Il caso Lewinsky resta sullo sfondo di una storia implementata sull'incrocio di due miserie. L'incontro di due persone che hanno conosciuto l'apice della scala sociale e ne sono brutalmente precipitati (Faunia) o la stanno irrimediabilmente discendendo (Coleman). "È possibile costruire un'intera vita su una menzogna?" si chiede la sorella di Coleman Silk (Anthony Hopkins) nel finale. In effetti è quello che il fratello ha fatto, rinnegando quelle che erano le sue radici, finendo addirittura per odiarle. Un subdolo contrappasso che trova applicazione ancora in vita gli fa muovere contro un'accusa di razzismo. L'inizio della fine di una brillante carriera accademica al New England college. Nel discendente vortice trova posto la morte di crepacuore della moglie. A salvarlo sembrano esserci l'incontro e la storia con una donna assai più giovane di lui, Faunia Farley (Nicole Kidman) e l'amicizia con lo scrittore in crisi Nathan Zuckerman (Gary Sinise). Ma in agguato c'è l'ex marito di Faunia (Ed Harris), parte di un passato che (anche lei) tenta disperatamente di lasciarsi alle spalle. Non ci sono eroi nella storia di Roth, ridotta in sceneggiatura da Nicholas Meyer, nemmeno colui che sarà l'unico a ricostruire tutta la verità, Zuckerman, al quale vorremmo, magari, veder compiere qualche atto di vendicativa giustizia in un finale ovattato carico, invece, di profondo e impotente dolore. Il poliedrico Benton ("Kramer contro Kramer", "La vita a modo mio", ma anche la sceneggiatura di "Supermen" al suo attivo) punta molto su un cast di altissimo livello, che trova nella coppia Kidman-Hopkins due visi da riprendere (e così fa) sempre il più possibile da vicino. Lei sempre bellissima, anche se deve spogliarsi per l'occasione della sua grazia per dar vita a una donna ferita profondamente dalla vita. lui dolente come un uomo che non ha più una reazione da offrire, ma sente, in fondo, che il peso abbattutoglisi addosso è una punizione che viene da lontano. Anche se, in fondo, il male che fece fu solo la conseguenza di un profondo desiderio di libertà.
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