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| Come può essere bello perdersi nell'incomprensibile
Tokyo (di Alfredo Ranavolo) |
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Però era quel che ci voleva per rendere bello, vivo, intenso, un incontro che ha bisogno di circostanze per verificarsi. E che altrimenti mai ci sarebbe stato. Bob Harris (Bill Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson) sono due anime inquiete. Lei vorrebbe esprimere l'esuberanza della sua giovane età, di una vita ancora tutta da decidere e che i troppi impegni del marito fotografo (Giovanni Ribisi) tengono a freno. Lui ha una carriera (da attore) alle spalle, non dichiara mai di sentirsi un po' fallito, ma glielo si legge in faccia, mentre rimpiange i ruoli che furono ed è costretto a tracannare tè freddo per girare la pubblicità di un whisky (peraltro assai ben pagato). A Tokyo, dove i rumori impazzano, la lingua è incomprensibile, i modi di fare, talvolta, anche. Nonostante tutto ciò, un'occasione per riflettere, per staccare la spina. Da un matrimonio oramai in fase calante, da una vita a cui sente di non avere più nulla da chiedere. Alla solitudine di lui, si aggiunge quella di lei, quando il marito parte per l'ennesimo lavoro. I due cominciano a frequentarsi. Lui, tanto meno giovane, si guarda bene dal tentare un approccio di qualsivoglia tipo, sebbene si capisce che non sia di certo rimasto indifferente al fascino. Ma i due non sono destinati ad amarsi (lui, sì, finirà per tradire la moglie, ma in maniera assai meno "compromettente"), soltanto ad appoggiarsi l'uno all'altro (e scusate se è poco) scoprendo di poter ridere insieme e trasformando in un ricordo indelebile un soggiorno che pareva destinato a essere da incubo. E proprio grazie a quella circostanza più unica che rara, che li fa ritrovare assieme in un ambiente "ostile" e che si riprende prepotentamente la scena in alcuni siparietti esilaranti come l'impossibile dialogo tra Murray e un'anziana signora nella sala d'attesa di un ospedale, oppure nell'improbabile (ma la Gialappa's ci ha insegnato che sono davvero così) programma a cui l'attore è costretto a partecipare. Lonanto anni luce il registro del film d'esordio "Il giardino delle vergini suicide", Sofia Coppola stavolta sceglie la leggerezza, ben supportata dai due protagonisti principali che non si dimenticheranno tra loro. E non si lasceranno dimenticare.
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