LOLLI E BONAFFINI: CANTA LA PROTESTA

Pubblichiamo l'intervista che Claudio Lolli e Luca Bonaffini rilasciarono in occasione del loro Concerto a Mantova il 27/8/98. Intervista raccolta da Stefano Bagnoli per il quotidiano "La Nazione"

Ma chi l'ha detto che la canzone impegnata è morta? Certo non Claudio Lolli e Luca Bonaffini. Due generazioni diverse sullo stesso palco per un appuntamento con trent'anni di canzone d'autore con il "vecchio" leone bolognese animato dallo spirito che nel '72 ispirò il suo primo sttorico album "Aspettando Godot" ed il più giovane collega mantovano che non ha lasciato cadere nel vuoto il suo messaggio.

Come nasce "la protesta e l'amore", il concerto che vi unisce sul palco di Mantova?
LB: Alla base c'è una visione comune della canzone non solo come passatempo o evasione, ma come modo per esserci, per esprimere sentimenti e urgenze.

Canzoni di protesta e di rivolta come trent'anni fa?

CL: I tempi cambiano, e anche le persone. Non è più una denuncia diretta, ma la musica continuo a viverla e a concepirla come allora. E' la possibilità di un'immersione in uno spazio in cui ritrovare un certo spessore umano. Musica da scoltare per riflettere, in cui riscoprire il significato delle parole, senza il bisogno di urlare solo per vincere il rumore che ci circonda.
LB: E' il tema che ha ispirato anche 'Chiama piano' la canzone creata con Pierangelo Bertoli, da lui cantata con Concato nel '90. Fu girato anche un video stupendo con i ragazzi del film 'Mary per sempre'".

Basta con le idee rivoluzionarie, quindi?
CL: Non è semplice dire cosa sia rivoluzionario, per esempio possono esserlo i comunIsti come i surrealisti.
LB: Non ho mai pensato che le canzoni potessero cambiare il mondo, semmai possono aiutarcil a vedere come è.

Claudio Lolli, insegnante di italiano e latino al liceo e cantautore, per lei la musica adesso è un hobby?
CL: No, è il mio secondo lavoro, non si vive del solo stipendio da insegnante ma, purtroppo, neanche di sola musica.

E per lei, Bonaffini?
LB: E' il mio lavoro ormai da diversi anni in cui ho collaborato con Bertoli e con altri cantautori. Poi nel settembre '97 ho dato vita alla mia casa discografica, la "Archimedia", che ha prodotto "Scialle di pavone", album dedicato a mio padre e a tutti i padri, per l'eredità che ci lasciano sempre. Un lavoro ispirato alla West Coast americana e alle canzoni di Manuel Serrat e Jacques Brel".

C'è ancora spazio per la musica impegnata ?
LB e CL: Si, magari in circuiti medi, non enormi, ma neanche minimali, con temi che continuano ancora a coinvolgere.

(da "La Nazione", giovedì 27 agosto 1998) 

 
 

 

 

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