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  "In the cut", più che torbido fa pallido il noir
(di Alfredo Ranavolo)
 


Jane Campion indovina uno splendido personaggio e poco altro, mentre Meg Ryan sparisce...

Jane Campion e il noir sono probabilmente incompatibili. La regista di "Lezioni di piano" ha sempre prediletto l'analisi dei propri personaggi alla profondità della trama.

"In the cut" non fa eccezione, relegando un debole intreccio dietro la passione piena di reciproche paure tra il poliziotto Malloy (Mark Ruffalo) e la timida professoressa Frannie (Meg Ryan), che si ritrova coinvolta in una sua indagine.

Molto si è detto del personaggio della "fidanzatina d'America", di rottura con il suo passato fatto di tante commedie per famiglie, omettendo che la Ryan s'era distaccata da tale stereotipo quantomeno con il ruolo (è vero, assai più piccolo, ma assai più trasgressivo) interpretato in "Bugie, baci, bambole e bastardi" di Anthony Drazan. Frannie è una donna bella e inquieta che ha difficoltà a venire a patti con la propria sessualità.

Ma come già avvenne nel precedente film della Campion,"Holy smoke", (in quel caso tra Kate Winslet e Harvey Keitel), le intenzioni della regista neozelandese risultano rovesciate e la vera sorpresa risulta essere Ruffalo.

Ancora semisconosciuto (in pratica questo è il suo secondo ruolo da protagonista), ma considerato un astro nascente di Hollywood, diviso tra film indipendenti e produzioni di cassetta, l'attore dà vita a un poliziotto che sfugge agli stereotipi. Né sporco e corrotto, né paladino, Malloy è profondamente umano. Cerca di tenere fuori le sue debolezze dal lavoro, ma esso ne risulta irrimediabilmente influenzato. Di fronte a questa bella interpretazione Meg Ryan, semplicemente, sparisce dallo schermo.

Frannie si ritroverà a sospettare che sia stato egli stesso a commettere gli omicidi sui quali sta indagando, conducendo la trama verso un finale banale e raffazzonato. In linea con una trama messa, appunto, lì a far da canovaccio all'incontro tra i due.

La sensazione di faciloneria è avallata da dialoghi a tratti imbarazzanti, che rovinano inevitabilmente l'atmosfera. Che per un noir è tutto o quasi. Peccato.

 

   
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