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  La doppia vita dei poliziotti di L.A.
(di Alfredo Ranavolo)
 


Indagini a Hollywood tra qualche gag azzeccata e notevoli pecche

A volte anche film che ben poco sembrano avere in comune possono essere accostati, soprattutto se usciti nello stesso periodo, per constatare quella che potrebbe rivelarsi come una tendenza, anche se due indizi potrebbero ancora essere pochi per fare una prova.

Però sembrerebbe proprio che il cinema americano voglia tirar fuori il poliziotto da quei due tre cliché a cui il ruolo costringe quasi sempre. Così, dopo il tormentato detective interpretato da Mark Ruffalo in “In the cut”, ecco una coppia che, pur protagonista di un poliziesco in piena regola, si fa ricordare soprattutto per le note comiche dei due personaggi.

Si tratta dell’attempato detective Joe Gavilan (Harrison Ford) e del giovane collega K.C.Calden (Josh Hartnett), protagonisti di “Hollywood omicide”.

Attraverso loro scopriamo che i poliziotti di Los Angeles hanno quasi tutti almeno un doppio lavoro. Fra un omicidio e l’altro, infatti, Gavilan cerca di piazzare villoni dei quartieri alti a parvenu della capitale del cinema, mentre Calden organizza sedute di ginnastica meditativa (quasi esclusivamente con belle donne) e coltiva il sogno (piuttosto comune da quelle parti) di fare l’attore.

Ed è soprattutto questo che si ricorda di “Hollywood omicide”, che la contorta indagine che vede i due detective contemporaneamente cacciatori di malavitosi e prede di un agente degli Affari interni intenzionato, a causa di vecchi rancori, a incastrare lo scafato poliziotto interpretato da Ford.

E c’è da pensare che Ron Shelton deve aver voluto proprio così. Altrimenti può apparire ben strano che un antico masticatore di cinema come lui abbia lasciato la sceneggiatura far acqua da tutte le parti, facendone un “L.A. Confidential” con meno profondità, più azione e qualche risata.

Impagabili sono le trattative svolte da Ford al cellulare per vendere un immobile nel bel mezzo di un inseguimento. Pressoché insopportabile, invece, risulta l’interminabile inseguimento stesso.

Soprattutto perché, se è divertente e quasi tenero vedere il mitico Indiana Jones trascinarsi stancamente, piuttosto a fatica, per tutto il film, risulta quasi stucchevole vederlo nel finale scatenarsi nella caccia all’ultimo respiro a un uomo che ha almeno trent’anni di meno.

Un misto, insomma, di buone trovate ed elementi classici del genere. Una spanna sopra alcune improponibili coppie del recente cinema d’azione, ma certamente non destinato a farsi ricordare.

Ultimo aggiornamento: 30-12-2003

   
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