Ivan Graziani

Ivan Graziani ci ha lasciato presto, ad appena 51 anni, vinto da un tumore, dopo due anni di malattia.

Mai come con lui, forse, sarebbero retoriche le solite frasi di circostanza. A pochi anni dalla scomparsa di lui non si ricorda praticamente più nessuno, e nemmeno in vita ebbe grandi riconoscimenti.

Di Ivan sicuramente non si può dire che cercasse il successo; dei suoi brani si può dire di tutto, ma non certo che siano commerciali. Come purtroppo spesso accade nel mondo musicale, chi è veramente libero si scontra con quella finta avanguardia trasgressiva che e' la prima ad accettare qualsiasi legge di mercato. Ivan lo sapeva e non se ne curava più di tanto, e non si vergognava nemmeno di apparire a San Remo con la sua chitarra a cantare una canzone scritta proprio contro i nuovi benpensanti ("Maledette malelingue").

Grandissimo chitarrista, forse il migliore fra tutti i cantautori, Graziani ci ha lasciato brani ironici, a volte ermetici, ma sempre attuali. Ad ascoltarlo adesso sembra incredibile come la sua produzione piuttosto consistente sia potuta passare così sotto silenzio.
Nel ricordarlo ci piace pensare che lui preferisse così.


Nella pagina Audio si possono trovare alcune tracce musicali del cantautore urbinate d'adozione.

 

Un suo disegno; per ingrandirlo, giusto un click sull'immagine


Alcuni testi e link

http://www.geocities.com/Broadway/Alley/3096/index.html
In questo sito potrai trovare testi, immagini, altri link e biografie.

Ballata per 4 stagioni

Primavera che sbocci fra i fiori e i colori
ed annulli nei raggi di un sole insicuro
l'umidore muschioso attaccato a quel muro
e le bocche gelate dei portoni di ferro.
E cantando nel vento, più tiepida rendi
la pioggia d'aprile che accende di verde
le persiane e i cortili rende simili a laghi
a specchi di latta fra barattoli e stracci.
E l'amore tu porti innocente e distratto
come un magico frutto.

Ballata, ballata per quattro stagioni
ormai morte da tempo.

E avanti all'estate che ti prende alle spalle
e non dà tempo per dire "Accidenti che caldo!"
che già ti rigiri nel tuo letto bollente
fra le lenzuola bagnate dai tuoi mille pensieri.
E ben venga l'estate, col sole che picchia a martello
negli occhi e fa un cielo più basso di un deserto di pietre
dove ronzano mosche in tondo senza alcuna ragione.
E nascosti nell'erba mi hai dato l'amore
e il tuo primo dolore.

Ballata, ballata per quattro stagioni
ormai morte da tempo.

E avanti all'autunno, così tenero e sfatto
come un volto di donna che ha dato ormai tutto
senza chiedere nulla, soltanto il bisogno
di esistere ancora nei sogni di un uomo
Ormai il nostro amore è come un bimbo malato
che non ha più respiro, non può esser guarito
singhiozza nel vento di un grigio novembre
che affonda pian piano in paludi di nebbia.
E un ricordo soltanto anche se breve
i tuoi seni bianchi come la neve.

Ballata, ballata per quattro stagioni
ormai morte da tempo.

E avanti all'inverno con le mandorle e i frutti
mangiati nell'ombra di una stanza proibita
fra l'odore dolciastro dei fichi seccati
e le paste di crema ormai tutte assaggiate.
Mentre di là nella sala si gioca alle carte
coi volti infuocati ed i nasi paonazzi
e le bocche allargate a masticare canditi
e gli occhi annacquati dal vino bevuto.
Ed io ucciso di noia sto' a contare le ore
pensa un po' che Natale.

Ballata, ballata per quattro stagioni
ormai morte da tempo.

 

Radici nel vento

E` vicino il confine e già vedo più in là
getterò i miei vestiti e nudo sarò
io nudo sarò...
Questo viaggio è un'idea
e durerà la mia vita
ogni amore è una strada
l'orizzonte è laggiù
Perché Francesco è un pastore
e ha vissuto trent'anni
in un deserto di pietre per la sua verità
si, ma quei suoi fragili fiori
hanno messo radici
son sbocciati nel vento
infiniti nel blu, infiniti nel blu...
Noi tutti siamo in città
una sola età
tanta gente che viene e se ne va
acqua e fuoco noi, odio e amore noi
dentro gli occhi miei e le distese infinite
e i campi di sole, eterne ballate
noi vento e radici, vento e radici...
ho radici nel vento
ho imparato da te
sono fedele a me stesso
non ti tradirò mai
io non ti tradirò mai...

 

Pigro

Tu sai citare i classici a memoria
ma non distingui
il ramo da una foglia il ramo da una foglia
Pigro

Una mente fertile dici è alla base
ma la tua scienza
ha creato l'ignoranza ha creato l'ignoranza
Pigro

E poi le parolacce che ti lasci scappare
che servono a condire il tuo discorso d'autore
come bava di lumache stanno lì a dimostrare ch'è vero
è vero non si può migliorare
col tuo schifo di educazione
col tuo schifo di educazione
Pigro

La capra per il latte la donna per le voglie
ma non ti accorgi
della noia che ha tua moglie
Tu castighi i figli in maniera esemplare
poi dici siamo liberi
nessuno deve giudicare nessuno deve giudicare
Pigro

E poi le parolacce che ti lasci scappare
che servono a condire il tuo discorso d'autore
come bava di lumache stanno lì a dimostrare ch'è vero
è vero non si può migliorare
col tuo schifo di educazione
col tuo schifo di educazione
Pigro

 

Ugo l'italiano

Entrava lenta con la nebbia la nave dentro il porto
urlava sorda dentro l'acqua cupa come inchiostro
e in controluce sopra il molo
Ugo l'italiano
e sul giubbotto di velluto nero
un drago d'oro

Sette vergini imploranti lo hanno conosciuto
e con ognuna lui ha intrecciato fiori tropicali
Ugo aveva perso tutto tranne la sua rabbia
la rabbia di uno come lui che aveva
sempre vissuto la sua vita a tempo di rock'n'roll
e un ragazzino di colore da domani piangerà
e farà a pugni fra i banchi della scuola
perché la cattiveria a quattro soldi solo per sentirsi vivi
si costruiva sui modelli americani
e poi e poi e poi
e poi e poi e poi
e poi e poi e poi c'è sempre un divo da imitare
un divo da adorare
La grande madre dai capelli ricci la grande madre nera
con gli occhi di latte e di velluto aperti sopra il mondo
la grande madre ha trascinato Ugo Ugo l'italiano
con un dolore strano dentro il cuore
giù fino al porto

Gli occhi fissi nella nebbia Ugo non sognare
pensare troppo alla tua terra ti può fare male
le dita strette alla chiusura lampo dei giubbotto nero
soltanto un po' di decisione e la nave che adesso vedi ferma
è già pronta per salpare

 

I lupi

Guarda arrivano i lupi
sulla campagna addormentata
hanno fame e sono in tanti
guarda arrivano i lupi
guarda arrivano i lupi

Uh! Guarda arrivano i lupi
Uh! Guarda arrivano i lupi

E hanno le zanne come candidi pugnali
e gli occhi rossi da assassini
e la montagna li ha vomitati
sono sempre più vicini

Uh! Guarda arrivano i lupi
Uh! Guarda arrivano i lupi

Pantaloni e scarpe rotte
e la cravatta del matrimonio
i ricordi li ho portati in guerra
col profumo della terra
E lunga e bianca è la strada
che attraversa la Brianza
da cento giorni sul postale
ed il cuore mi fa male

Guarda arrivano i lupi
Guarda arrivano i lupi

"No signora no,
suo figlio non l'ho conosciuto no signora no
il sole sotto al ghiaccio
eravamo in centomila e siam tornati solo in sei !"

Guarda arrivano i lupi

Questa notte stai con me
sono stanco di lottare
Tra i cespugli della Spagna
ho sepolto la mia divisa
Sette anni militare
per la patria vilipesa
ed io lì ho presi sì di sputi
e non ero peggio degli altri degli altri i lupi

Le mie braccia dentro al fango
se vuoi puoi nascondere i tuoi occhi
ed io non voglio camminare
a quattro zampe come un animale

Guarda arrivano i lupi Guarda arrivano i lupi
Guarda arrivano i lupi Guarda arrivano i lupi

E questa è la mia casa
e il tavolo di marmo sta annegando nel letame
In fondo alla campagna
qualcuno sta cantando a squarcia gola
nella mia mente confusa
Lacrime e miseria
ritorno a respirare e ho spezzato il mio fucile

 

Lugano addio

Le scarpe da tennis bianche e blu
seni pesanti e labbra rosse e la giacca a vento

Oh ! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago
Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
"Canta con me."
Tu mi dicevi ed io cantavo
di un posto che
non avevo visto mai

Tu tu mi parlavi di frontiere
di finanzieri e contrabbando
mi scaldavo ai tuoi racconti

"E mio padre sì," Tu mi dicevi,
"Quassù in montagna ha combattuto !"
Poi del mio mi domandavi

Ed io pensavo a casa
mio padre è fermo su una spiaggia
le reti al sole i pescherecci in alto mare
conchiglie e stelle
le bestemmie e il suo dolore

Oh ! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago

Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
addio cantavi
e non per falsa ingenuità
tu ci credevi
e adesso anch'io che sono qua

Oh ! Marta mia addio ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago

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