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Dove sono i cattivi dentro e fuori
"la giuria"?

L'ennesima trasposizione di un romanzo di Grisham, tra intrighi fuori dall'aula e buona morale
di Alfredo Ranavolo

Ancora Grisham, ebbene sì. Lo scrittore più trasposto degli ultimi dieci anni ispira questa volta la penna di Brian Koppelman e David Levien che, con la complicità di Gary Fleder (che, oltre a dirigere, produce), portano sul grande schermo "La giuria".

D'altra parte il legal thriller è genere che non pare conoscere crisi. Inoltre questo ennesimo adattamento vanta un cast ricchissimo ed efficace (Cusack, Hackman, Hoffman).

Questa volta la vicenda ruota meno intorno agli avvocati (che, per carità, non mancano) e assai di più alle figure spesso un po' defilate dei giudici popolari. Non che sia la prima volta (basta ricordare quel capolavoro chefu "La parola ai giurati"), però è sicuramente aspetto meno esplorato.

Soprattutto se ci si aggiungono quelle figure che agiscono nell'ombra e che vanno sotto il nome di consulenti per le giurie. Quello della difesa in questa causa contro dei produttori di armi è Rankin Fitch, un Gene Hackman (come altre volte) splendidamente a suo agio nei panni di un uomo totalmente privo di scrupoli.

Della giuria poi fa parte Nick Easter (John Cusack), che vuol fare del suo dovere civico un'occasione per lucrare. Si dice (e ne rende partecipi le due parti in causa) capace di manipolare la giuria a favore dell'uno o dell'altro, con la complicità della sua fidanzata (Rachel Weisz).

Insomma, rubare il mestiere a Fitch che ha al suo attivo diversi processi in cui ha salvato da risarcimenti milionari quei brutti ceffi che fabbricano mitragliette sempre più maneggevoli e letali. E soprattutto facili da reperire al mercato nero (ed è di questo che sono accusati nel processo in questione).

Dall'altra parte l'integerrimo avvocato Wendall Rohr (Dustin Hoffman), che cerca di inseguire l'impossibile: un precedente che apra le porte a mille altre cause del genere.

La storia è avvincente, i colpi di scena non mancano. La tensione all'avvicinarsi del verdetto cresce. Qualche mancato bilanciamento nella sceneggiatura, per esempio Cable, consulente per la difesa che prima sembra elemento fondamentale e viene poi via via emarginato dalla vicenda, appare veniale.

Il film è, in puro stile Grisham, pervaso da buona morale a bilanciare orribili magagne. Tanto che su un paio di cosette occorrerà ricredersi. E poi la causa è particolarmente nobile. In fondo, come si fa a non fare il tifo contro i fabbricanti di morte?

       
   
Ultimo aggiornamento: 31-01-2004
 
   
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