GANG

I Gang rappresentano un capitolo importantissimo nella storia del rock italiano, ma, nonostante siano stimati dalla critica e da un buon numero di fedeli appassionati, non hanno avuto il giusto riscontro di vendite e notorietà, forse per l'eccessiva politicizzazione, forse solo per sfortuna.I due elementi "storici" del gruppo sono Marino e Sandro Severini, due fratelli marchigiani cresciuti a pane e Clash. Fu proprio al gruppo inglese, oltre che a Billy Brag (musicista nato col punk ma che si esibiva anche come folksinger) che si ispirarono per la loro prima produzione.
Marino scrive i testi (e li canta), Sandro si occupa della parte melodica ed è il primo chitarrista. Decisero di chiamarsi The Gang in onore del mito del fuorilegge che non si sottomette al volere dei potenti, e questo spirito li accompagnerà per tutta la carriera. Nei primi dischi i fratelli Severini useranno pseudonimi come "Red and Jhonny Guitar" oppure "Clyde Warrior and Jessy Colt". Il primo disco, che esce nel 1984, è in inglese e si chiama Tribes'Union, viene accolto dalla stampa specializzata con entusiasmo, anche se si tratta di un album con appena 8 pezzi. Ma è chiaro subito che questi ragazzi possono aprire al rock italiano nuove strade.
Tre anni dopo, in seguito a molti concerti e ad un impegno politico che si manifesta con coraggio e passione, esce Barricada rumble beat, ancora in inglese ma con qualche contaminazione rhythm'n'blues in più rispetto all'album d'esordio. Questo avvicinamento alla musica popolare, che fu anche dei Clash, segnerà poi una svolta nella carriera dei Gang soprattutto quando cominceranno a scrivere i testi in italiano.
Il terzo disco del 1989 si chiama Reds, è l'ultimo in lingua anglosassone e segna il passaggio dei Gang ad una major discografica, la CGD. Dal disco e dai concerti che ne seguono si intuiscono i mutamenti in seno al gruppo, con la presenza di sax, violino e flauto e il ritorno ai "vecchi maestri" Dylan e Guthrie. Si può dire che Reds sia il disco di passaggio dai vecchi ai nuovi Gang, il disco che per primo crea un accenno di convivenza netta fra rock e musica popolare.
Nel 1991 Marino e Sandro cominciano a scrivere testi in italiano e producono Le radici e le ali, il primo disco di quella che sarà da loro stessi considerata un'ideale trilogia. E' un album per certi versi storico, dedicato al Sud del mondo, che comparirà anche sulla copertina di "Riportando tutto a casa" dei Modena city ramblers. E' assolutamente imperdibile, una vera e propria pietra miliare che fonde rock e tradizione popolare italiana, uno di quei dischi da portare su un'isola deserta. Il giorno del concerto del Primo Maggio dello stesso anno, a Roma, prima di esibirsi i Gang leggono un comunicato in cui invitano allo sciopero tutti i lavoratori contro la repubblica presidenziale che Craxi voleva instaurare in Italia. Questo significa per i Gang chiusura totale di tutte le reti televisive pubbliche fino a quando i socialisti non perderanno la maggior parte dei posti di potere.
Nel 1993 esce Storie d'Italia, che conferma la svolta del lavoro precedente anche grazie all'aiuto di Massimo Bubola (che è produttore artistico e partecipa attivamente alla realizzazione di alcuni brani) e di Andrea Mei, fisarmonicista che diventa ufficialmente il terzo Gang. L'album è un misto di storia, letteratura, attualità; si parla di mafia, di tangentolpoli e di intrighi politici senza il minimo pelo sulla lingua. Nella canzone "Duecento giorni a Palermo" si ricostruisce lo scenario storico dell'omicidio del segretario regionale del PCI Pio La Torre, e questo costa una citazione in tribunale ai Gang da parte dei politici Russo e Sanfilippo, accostati nel brano a gente collusa con la mafia come Lima e Ciancimino. Il processo dovrebbe essere ancora in corso. E' certo che ai Gang il coraggio non manca.
Il 1995 e' l'anno di Una volta per sempre, l'ultimo disco della trilogia. E' un viaggio, una riflessione sul tempo che tocca un po' tutti gli argomenti presenti nei due album precedenti. E' un disco ermetico e pieno di sogni, un concept che si chiude con "Il ritorno" (Le radici e le ali si apriva con "Esilio"), dopo aver sviluppato in parte ancora l'accusa politica (stavolta i bersagli sono quelli della cosiddetta "seconda Repubblica", da Pannella a Berlusconi).
Musicalmente è forse il disco del gruppo che più si avvicina alla musica popolare. Chiusa la trilogia si torna al rock puro, con Fuori dal controllo (1997). Non mancano, come sempre nei Gang, le storie del passato, che Marino Severini ha sempre indicato come semi che servono a coltivare la memoria. E' un disco di lotta, diretto al cuore e allo stomaco, in cui sono presenti Ilaria Alpi (la giornalista uccisa in Somalia) e il subcomandante Marcos e in cui spicca la fantastica Colpevole di ghetto con la partecipazione di Tom Robbins.
Nel 2000 si arriva a Controverso. Andrea Mei purtroppo è uscito dal gruppo, ma ai fratelli Severini non manca la forza di realizzare comunque un disco di sano rock, di amore, di storie e di passione, che è poi quella che contraddistingue il grande complesso marchigiano da sempre. Qui ci sono Andrea Pazienza, Dario Fo, Pasolini, il libro dell'Apocalisse, ci sono le storie, c'e' la musica e ci sono sempre ed ancora loro,
The Gang.

 

Qualora foste interessati a maggiori notizie, vi consigliamo i seguenti link:

http://www.the-gang.it
(ufficiale)

http://la-gang.freeweb.org

http://members.xoom.it/gang

http://www.gang.freporter.com

Due articoli di Giorgio De Ferraris. "Controversa WEA"...
Esce l’ album dei Gang senza nessuna promozione
Il messaggio corre sul web, e «Rock & dintorni» riferisce. E’ un comunicato dei Gang, band combattiva assai, che pubblica adesso un album: «Controverso», s’intitola. E lo è. Di nome e di fatto. I due fratelli Severini, ovvero i Gang, denunciano infatti che «per ‘’Controverso’’ non ci sarà nessuna promozione. La Wea che ha pubblicato il cd (e con la quale siamo sotto contratto)... ha deciso di non presentarlo, di non farlo ascoltare a nessuno dei canali e degli spazi consueti (vedi radio, tv) né di pubblicizzarlo in alcun modo attraverso stampa, video, spot radio-tv». Questo affermano i Gang, che parlano di «atteggiamento arrogante» che «mira a farci sparire: un vero sputo in faccia, la nostra e quella di tutti coloro che hanno a cuore i Gang, le loro canzoni, il loro percorso e quest’ultimo lavoro. Un sopruso e un vero boicottaggio...». I Gang proseguono raccontando tre difficili anni di gestazione del disco, parlano di «tentativi di manipolazione nei confronti di un lavoro che abbiamo voluto autonomo e indipendente da interessi di puro mercato», e sostengono di aver detto no a «proposte di collaborazioni indecenti con personaggi "famosi"» e a «ingerenze artistiche e professionali». Dopo aver ribadito che «questo disco non è né sarà un affare, un mero affare, una possibilità di fare ricchi dei mercanti e mercenari», il comunicato si chiude con queste parole dei fratelli Severini: «Noi abbiamo una dignità come tutti gli uomini e non ci piace proprio essere trattati così: perciò siamo costretti ad affidarci a voi, a voi tutti». «Rock & dintorni» pubblica il messaggio, anche perché ritiene che ben pochi lo faranno. Fermo restando il diritto - diremmo quasi il dovere - della casa discografica di rispondere, e precisare: talmente stravagante ci sembra la vicenda riferita dai Gang, da indurci a ritenere - a sperare? - che, se rispondente al vero, abbia motivazioni che ci sfuggono, e sulle quali sicuramente la Wea vorrà illuminarci. Comunque, noi la vediamo così: una rubrica come la nostra di questo deve occuparsi. Perché il rapporto corretto tra artista e industria è il nodo cruciale, il passaggio obbligato che può significare la morte, o la vita, della nostra musica. Continueremo a discuterne. Anche a scapito delle recensioni, tanto bramate dagli addetti stampa delle varie etichette. Pace amen. Per recensire, c’è sempre tempo.
E, in fondo, chissenefrega delle recensioni.
La Wea replica sui Gang: «Li promuoviamo al meglio»
Replica la Wea, tirata in ballo dalla protesta dei Gang da queste colonne riportata. Replica con la voce d’una cordiale e cortese signora, che spiega la fatica d’esser discografici, alle prese con una band come i Gang; non facili nell’approccio - per fortuna! il mondo è pieno di gente facile - e, ancor peggio, ardui da «piazzare» in promozione. Ha ragione, la cordiale e cortese signora Wea. Dove infili i Gang? Dove, tra i canali forti che oggi servono per «vendere» la musica? In tivù? Ma per piacere. Li vedete, i conduttori tivù correnti. Immaginatevi quei tapiri catatonici costretti a intervistare i Gang. E immaginatevi il loro pubblico rassegnato, costretto ad ascoltare i Gang. Con tutto che, probabilmente, il difetto sta nel manico, ovvero nel tapiro catatonico, messo lì a imbambolare gente che se sottoposta ad altri stimoli non sarebbe, di per sé, votata alla rassegnazione. Comunque, niente tivù. Le radio? Eddai... I diggei da 800 bischerate al minuto, passare una canzone dei Gang? Piuttosto si fanno spellare vivi, piuttosto rinnegano la mamma e il babbo (lo farebbero per molto meno...). L’intelligenza no, non nella loro trasmissione, non al loro pubblico. E poi, che ci guadagnano a programmare un disco dei Gang? Anche lì, potresti rispondere che magari ci guadagnerebbero un pubblico un po’ più soddisfatto; visto che mica tutti i radioascoltatori sono felici di farsi rintronare dalla robaccia da diggei. Ma questo passa il convento, e va bene così. A lor signori, naturalmente. Prendiamo atto, in ogni caso, che la Wea sostiene - riteniamo in buona fede - d’aver fatto del suo meglio per promuovere il disco dei Gang; né ci stupiamo che tali tentativi siano risultati infruttuosi. E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un programmatore musicale radiotivù accetti l’esistenza della buona musica. E, in fondo, non avevamo bisogno di questo episodietto per accorgercene. Una conferma sul campo è però sempre utile. Se non altro, capiremo per quale motivo certe pubbliche emittenti s’ostinino a imporre ai telespettatori baracconate del tipo «Pavarotti & Friends». Perché sono benefiche? L’abbiamo già scritto: se vogliono far beneficenza, stacchino un loro assegno. E non martirizzino orecchie ed altri attributi a chi sta a casa a misurarsi le cento lire.
Ma questa è un’altra storia.

 

Discografia GANG

 

Tribes'Union (1984)

The Challenge
War in the city

Libre El Salvador

Night in the chains

Killed in Action

The last border

Badland

Action in Play

Barricada Rumble Beat (1987)

Goin' to the crossroad
Blue message

Clyde Warrior & Jessy Colt

Don't turn your back

Warrior poet

Junco partner

Against power dollar

Rumble beat

Song of the prisoner

Midnight serenade

Bad news from swing street

Not for sale

 

Reds (1989)

I went up the river
Forever and ever

Waiting for the rain

Giants steal water from the river

Solidarity

The bandit

My new generals

Emigration song

Shadows

No drugs no alcool

Goodbye my friends

Nica

Le radici e le ali (1991)

Esilio
Socialdemocrazia

Bandito senza tempo

Chico Mendes

Johnny lo zingaro

Oltre

La lotta continua

Le radici e le ali

Ombre rosse

Sud

Chicco il dinosauro

Che dare?

Storie d'Italia (1993)

Kowalsky
Cambia il vento

Via Italia

Itab Hassan Mustapha

Dove scendono le strade

Il paradiso non ha confini

Eurialo e Niso

Sesto San Giovanni

Duecento giorni a Palermo

Il partito trasversale

Buonanotte ai viaggiatori

Una volta per sempre (1995)

Le stazioni di una passione
La corte dei miracoli

Il porto delle ombre

Il re bambino

Le mura di caos

Il ponte della verità

Il palazzo di Babele

La pianura dei sette fratelli

Il giudizio universale

Il buco del diavolo

L'altra metà del cielo

Il ritorno

 

Fuori dal controllo (1997)

Muoviti
Fuori dal controllo

Fino alla fine

Giorni

Chi ha ucciso Ilaria Alpi?

Bruciami l'anima

Resta vivo

Il testimone

Colpevole di ghetto

Dopo la pioggia

Iside

Il bandito Trovarelli

Comandante

Controverso (2000)

Danza nella luce
Qui

Lavami nel sangue dei miei nemici

Se mi guardi, vedi

Quando gli angeli cantano

Io e te

Vorrei

Non è di Maggio

Paz

Reflescìasà

Nagual, il messaggero

Prima della guerra

Dopo come primavere

 

 

 

Il paradiso non ha confini


E vanno sopra le nuvole ed il vento se li porta
San Lorenzo li saluta, chissa' quando li rivedra'
E vanno dove il cielo e' caduto sulla terra
Nella notte tropicale rossa e nera e' la loro stella
A Managua c'era una torta che aspettava lungo la strada
l'autobus per il paradiso ma era tardi e non arrivava.
E il paradiso non ha confini, il paradiso si puo' anche fare
con martelli chiodi e sudore, sorrisi e braccia di un manovale
All'aeroporto del paradiso quando li videro ripartire
fecero in coro alla Banda Bassotti: "Aqui todo mundo ve quiere".
C'e' Davide e Paolo il fagiolo, il sigaro Pasquale e il picchio
e' arrivata la Banda Bassotti manovali del paradiso.
Mani sopra le spalle si alzano le voci
Dieci chitarre romane sudano al caldo ritmo dei tropici
Ed ogni sabato sera l'iguana e l'armadillo
li seguono ballare coi loro occhi a punta di spillo.
E il paradiso non ha confini, il paradiso si puo' anche fare
con martelli chiodi e sudore, sorrisi e braccia di un manovale
All'aeroporto del paradiso quando li videro ripartire
fecero in coro alla Banda Bassotti: "Aqui todo mundo ve quiere".
Paolo incontro' Klellya sulle tracce di un sorriso
correvano le marimbe su e giu' per le scale del paradiso
San Lorenzo si e' messo a festa, regala fiori a quella sposa
San Lorenzo al terzo piano per Paolo e Klellya c'e' un fiocco rosa
Che la notte non la incontri mai da sola per la strada
Che la vita le sia dolce come una torta di Managua
E il paradiso non ha confini, il paradiso si puo' anche fare
con martelli chiodi e sudore, sorrisi e braccia di un manovale
All'aeroporto del paradiso quando li videro ripartire
fecero in coro alla Banda Bassotti: "Aqui todo mundo ve quiere"

 

Oltre
(per ascoltarne un pezzo Audio)

Oltre le sbarre e i confini
oltre e il deserto e ancora più in là
stanotte è caduta una stella
proprio sull'orlo della libertà
come un amore senza più amanti
come una guerra senza più spade
si resta senza più fiato
come dopo una corsa ormai senza più strade.
di fiato ne abbiamo spercato
di grida e di urla per avere di più
ed ora che il tempo è cambiato
resta la rabbia e niente più
perchè per tutto ci vuol così tanto
perchè dimmelo tu
si muore ubriachi di noia
si muore per dio quando non ce la fai più
Questo grande freddo
dai nostri cuori vedrai se ne andrà
verrà un nuovo giorno
e bruceremo queste città
Oltre la notte ed il buio
oltre le ombre
ed ancora più in là
ti ho trovato spezzato diviso
caduto in ginocchio che chiedevi pietà
con un biglietto di sola andata
con un solo pezzo di verità
come ti avranno rubato
alla tua voglia di libertà
Oltre il dubbio ed il vuoto
oltre il silenzio ed ancora più in là
se hai spiato la morte
da dietro i vetri della tua età
Ti prego ancora tieni duro
ho bisogno di te
per prendere al collo il futuro
per prenderci tutto
per me e per te.
Questo grande freddo
dai nostri cuori vedrai se ne andrà
verrà un nuovo giorno
e bruceremo queste città



Bandito senza tempo
(per ascoltarne un pezzo Audio)

Un tempo fu un bandito
bandito senza tempo
uccise un presidente
ne feri' altri cento
E forse fu a vent'anni
o forse due di meno
era con Gaetano Bresci
sopra a una nave lungo il Tirreno
Giocarono a tressette
tressette con il morto
il terzo era un gendarme
il quarto un re dal fiato corto
Un tempo fu a Milano
dove si va a lavorare
c'erano tante bande
quante banche da rapinare
E forse fu per caso
che con Pietro Cavallero
fece la comparsa
in un film in bianco e nero
Gli diedero fucili
e pistole di terza mano
un passaporto falso
per fuggire via lontano
Un tempo per paura
o forse per coraggio
si fece catturare
alla catena di montaggio
Quel tempo chi lo ricorda
lo stato aveva mal di cuore
cosi' a Renzato Curcio
chiese in prestito nuove parole
Con quelle parti' all'assalto
di nuovi mulini a vento
incontro' anche un sorriso
lungo la strada che porta a Trento
Un tempo questo tempo
con un'arma un po' speciale
una Magnum Les Paul
spara canzoni che fanno male
Ora ha una nuova banda
e un fazzoletto rosso e nero
quando attacca "I fought the law"
fa saltare il mondo intero
Ma un tempo fu un bandito
bandito senza tempo
veniva con la pioggia
e se ne andava via col vento.

 

 

Un concerto

Data: Gio Lu 12, 2001 12:29 pm
Oggetto: Gang al Palavobis

 

Sera d'estate milanese. Ne' piu' fredda ne' piu' calda di tante. Sera normale. Di gente non ce n'e' tanta in giro. Saranno tutti nei bar. Di sicuro non ce n'e' tanta alla festa di Rifondazione Comunista. D'altra parte a Milano ci sono ancora comunisti? Quei pochi che si dicono tali stanno ora veleggiando dalle parti di Bali (rima!) o a Sharm el Sheik o in altri posti da puzzoni basta che siano sparsi per il mondo. In 300-400 resistiamo e giriamo per gli stand smpre piu' sfigati. Uno striscione (pero' rosso!) del Monte dei Paschi di Siena (citta' di sinistra, banca progressista) domina dall'alto la festa. Al comizio del compagno messicano ("Sto facendo il notiziario cambogiano/Da una radio libera per chi?" "M'e' andato il cane sotto l'auto l'altra sera/ fosse stato un compagno basco avrei pianto di meno") sono in 15, ma si capisce guardandoli che almeno 7 di loro se ne andranno e glia ltri sono li' per dovere. Il bar cubano e' una desolazione. Carte sparse, tavoli e panche male allineati, dentro nessuno. Strano. Perche' passando un attimo prima da un "alter-bar-hora-feliz" ho visto un pieno sovrumano con i buttafuori sulla porta. Forse "i compagni" sono tutti al cinema: il mercoledi' c'e' lo sconto. E poi la sinistra e' cinefila. La sinistra pero' non va ai concerti. Nemmeno a quelli dei Gang. E Marino Severini quando saluta il Palavobis vuoto a inizio concerto (ci saranno 150-200 persone) puo' ben dire: "Ci conosciamo tutti, no? Sembra di stare a una festa di compleanno!" Il clima e' quello. Marino ha ancora la bronchite. E il concerto ricalca quello di Varese. Inizio con "Socialdemocrazia" e fine con "La lotta continua", preceduta da "Kowalski". In mezzo "La pianura dei Sette Fratelli" e "Bandito senza tempo". Qualche piccola variazione c'e': "Sesto San Giovanni" viene proposta in una versione molto bella "de-bubolizzata", ossia con tolto tutto l'orpellume country del disco Storia d'Italia (che pero' a me non spiaceva) e presentata in una scarna versione quasi blues. Poi "I fought the law", presentata con la presenza di Paolo (?) dei Groovers alla fisarmonica. Da "Controverso" solo "Prima della guerra", da "Fuori dal controllo" vengono invece "Fino alla fine", "Il bandito Trovarelli" e "Comandante2. Poi c'e' "La corte dei miracoli" da "Una volta per sempre" e "Le radici e le ali" dal disco omonimo. Ma Marino non e' in forma. La voce ogni tanto se ne va. L'acustica, tanto per cambiare, e' pessima (non si dovrebbe pagare il biglietto quando si sento cosi' male. E' uno scandalo della cattiva gestione dei concerti!). Le tirate parlate sono sempre le stesse. Insomma, l'impressione di ieri e' che non ci creda piu' tanto nemmeno lui. O forse suonare davanti a un Palavobis vuoto sbatterebbe a terra anche Guccini. Stasera suonano a Porto Sant'Elpidio (Ascoli Piceno) con i La Macina, praticamente a casa loro. Marino ha detto che a casa sua, ieri mattina aveva visto un pieno di farfalle. Che quest'anno sono tornate le farfalle. Che gli svolazzino davanti a frotte questa sera, cedendo poi il posto alle lucciole che gli illuminino la strada del ritorno. Abbiamo cosi' bisogno di eroi. E abbiamo cosi' paura che siano stanchi!
Giorgio

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