Gianfranco Manfredi

Gianfranco Manfredi è nato a Senigallia (Ancona) il 26 novembre 1948. Vive e lavora a Milano dove si è laureato in Storia della Filosofia all'Università degli Studi, con una tesi su Jean Jacques Rousseau e le classi, relatore Mario Dal Prà. Cantante nei mitici anni Settanta (corrente ironico-militante) ha pubblicato undici album "personali" ed ha partecipato come autore ad una notevole mole di lavori di altri artisti. Ha inoltre pubblicato nove romanzi, sette racconti, innumerevoli articoli sui temi più disparati, dagli inediti di Rousseau a Celentano. Ma non basta. E' stato di volta in volta sceneggiatore, attore, soggettista, musicista, regista in ben venticinque tra film, sceneggiati ed opere teatrali, senza contare che, per non rischiare di annoiarsi, firma soggetto e sceneggiatura di un tot di fumetti. Il personaggio vi ha incuriosito? Cliccate qui e sarete catapultati sul suo nuovissimo sito dove troverete tutto quello che avreste voluto sapere su questo poliedrico essere e non avete, forse, mai saputo a chi chiedere.

PS Si mormora che GianFranco Manfredi sia un nome collettivo a cui partecipano almeno sei diverse entità, ma non abbiamo ancora avuto modo di a verificare... Per ora, quindi, ci limitiamo ad offrirvi i testi di cinque delle sue splendide canzoni.

 

Ma chi ha detto che non c'e'

Sta nel fondo dei tuoi occhi
Sulla punta delle labbra,
sta nel corpo risvegliato
nella fine del peccato
Nelle curve dei tuoi fianchi
Nel calore del tuo seno
Nel profondo del tuo ventre
Nell'attendere il mattino.


Sta nel sogno realizzato,
sta nel mitra lucidato.
Nella gioia e nella rabbia,
nel distruggere la gabbia
Nella morte della scuola, nel rifiuto del lavoro
Nella fabbrica deserta, nella casa senza porte
Sta nell'immaginazione, nella musica sull'erba,
sta nella provocazione, nel lavoro della talpa,
nella storia del futuro , nel presente senza storia,
nei momenti di ubriachezza, negli istanti di memoria.
Sta nel nero della pelle, nella festa collettiva,
sta nel prendersi la merce.


Sta nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini,
nell'incendio di Milano,
nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi
Sta nei sogni dei teppisti
e nei giochi dei bambini,
nel conoscersi del corpo,
nell'orgasmo della mente,
nella voglia piu' totale,
nel discorso trasparente.
Ma chi ha detto che non c'e'.


Sta nel fondo dei tuoi occhi
Ma chi ha detto che non c'e'.


Sulla punta delle labbra
Ma chi ha detto che non c'e'.


Sta nel mitra lucidato
Ma chi ha detto che non c'e'.


Nella fine dello Stato
C'e', si' c'e'
Ma chi ha detto che non c'e'.

La Crisi

La Crisi e' strutturale
e' nata col capitale
sta dentro al meccanismo di accumulazione
il riformismo non sara' una soluzione.
La crisi e' gia' matura
e Marx non si e' sbagliato
quando che ci ha insegnato
a prendere lo Stato.
Io la crisi la risolvo
oh parbleu ma come fa!
Si' la crisi, si' la crisi
la risolvo lapperla'
Prendo un fucile lo faccio pulire,
lo punto sulle masse, ci aggiungo un po' di tasse
e il sin...dacato lo tiro da un lato
gli dico in un orecchio
non rompermi lo specchio!
Si' ma il gioco non riesce
tu cosi' tiri a campa'
dalla crisi non si esce per di qua.
La Crisi e' strutturale
e' nata col capitale
sta dentro al meccanismo di accumulazione
il riformismo non sara' una soluzione.
La crisi e' gia' matura
e Marx non si e' sbagliato
quando che ci ha insegnato
a prendere lo Stato.
Prendo lo Stato lo giro da un lato,
lo rendo piu' efficiente con molto meno gente,
poi prendo l'Europa, ne' troppa ne' poca,
la rendo piu' matura
con piu' tecnostruttura.
Si' ma il gioco non riesce
tu cosi' tiri a campa'
dalla crisi non si esce per di qua.
La Crisi e' strutturale
e' nata col capitale
sta dentro al meccanismo di accumulazione
il riformismo non sara' una soluzione.
La crisi e' gia' matura
e Marx non si e' sbagliato
quando che ci ha insegnato
a prendere lo Stato.
Prendo le aziende in nome di Allende,
gli do' una tappezzata di carta programmata
ed al parassita gli taglio le dita,
che rubi un po' di meno,
al mezzogiorno il fieno.
Si' ma il gioco non riesce
tu cosi' tiri a campa'
dalla crisi non si esce per di qua.
La Crisi e' strutturale
e' nata col capitale
sta dentro al meccanismo di accumulazione
il riformismo non sara' una soluzione.
La crisi e' gia' matura
e Marx non si e' sbagliato
quando che ci ha insegnato
a prendere lo Stato.

Sei impazzita per Marcuse

Sei impazzita per Marcuse "Eros batte civilta'"
"L'uomo e' a una dimensione"
ma Marcuse le altre non le sa
Marx e' messo sulla testa con la barba per l'ingiu',
Hegel era un comunista, ma Marcuse anche di piu'.
Baby, tu non sai
che laggiu' non avrai tutto quello che vuoi.
Baby tu non sai
che nel gioco-lavoro non ti divertirai.
Baby, non ti fare ingannare
da quel mondo borghese che vorresti lasciare,
Baby, devi far pulizia
una volta per tutte d'ogni ideologia.
Ti sei iscritta nell'unione, sei marxista leninista,
fai la faccia d'occasione da avanguardia masochista.
Servi il Popolo di giorno e di notte leggi Mao.
Tu per me non hai piu' tempo. Non mi dici neanche ciao.
Baby, tu non sai
che la line giusta non e' quella che hai.
Baby tu non sai
che nel mondo borghese fanno il tifo per voi.
Baby, quando pensi all'Oriente
fai la faccia alienata del malato di mente.
Baby, devi usare il cervello,
non giocare agli indiani con la falce e il martello.

 

Quattro parole in fila

Tu che hai imparato quattro parole in fila
per darti sicurezza, per sentirti vivo,
per darti un motivo, un punto cardinale
tienti la tua ricetta, a me non puo' servire.
Tu che hai imparato quattro parole in fila
e le ripeti sempre per esserne sicuro
per non capire mai che e' una musica vecchia
che sei solo a cantarla ed e' un canto malato.
Tu che hai imparato quattro parole in fila
E ti sei illuso di aver la verita'
La tua testa e' un cassetto con della carta dentro
piena delle ricette di professori morti.
Tu che hai imparato quattro parole in fila
E poi le hai vendute perche' ora hai trovato
una sicurezza pagata coi soldi del malato,
hai chiamato illusioni tutti i tuoi sogni del passato.
Tu che hi imparato quattro parole in fila
Per scusarti di non essere un uomo
Cura te stesso, prendi un specchio
e guarda le rovine della tua sicurezza.
Tu che hai imparato quattro parole in fila
E che non hai seguito una ricchezza viva,
ora tu senti il grido di chi curo' da solo le sua piaghe
e le parole sono, sono centomila.

 

 

Lamento per i compagni usciti dall'organizzazione

E voi che un giorno ridevate insieme,
che usavate le stesse parole,
il pugno chiuso, lo sguardo al sole
non credevate potesse finire.
Ma e' finita per te Sandrino
in una casa con 100 porte,
tutte serrate sul tuo destino
e tutte aperte sopra la morte.
Ed e finita per te Luigi,
che hai voluto cambiare vita,
e ti trastulli con giochi grigi
perche' la strada l'hai gia' smarrita.
Ed e' finita per te Roberto:
a te serviva un trampolino.
Ti sei tuffato nel mare aperto
e sei annegato come un bambino,.
Ed e' finita per te Carletto:
hai avvilito il tuo ideale
a qualche fremito dentro il tuo letto
a qualche donna sul tuo guanciale.
Ma per ognuno che ha ceduto
Ce ne son cento a continuare
Ce ne son mille che han cominciato
Ad imparare ogni giorno a lottare.

 

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