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"Fame chimica" di buon cinema italiano

Pochi mezzi e tanto tempo, ma alla fine Paolo Vari e Antonio Bocola firmano un film destinato a diventare un piccolo classico
di Alfredo Ranavolo

Sarebbe stato giusto parlarne prima, subito, appena usciti dalla sala che lo ha proiettato per addetti ai lavori (mediamente) entusiasti.

Però dovere e (per fortuna) anche piacere a volte portano lontani da queste pagine. Ma quando "Fame chimica" è nelle sale oramai da quasi una settimana occorre rimediare, anche perché o si passa parola o è destinato a rimanerci non più di tanto.

Va detto che la promozione sta lavorando bene, affiancando all'uscita del film (per ora a Milano e Roma, ma da venerdì anche a Napoli, Bologna e Torino) una serie di iniziative musicali.

Ma, innanzitutto, c'è la forza di una pellicola ben fatta, con una trama avvincente e ricca di spessore, personaggi non banali e (soprattutto) non banalizzati, che odora di vita vera. Anche se di vita al margine.

Perché è la periferia il centro di "Fame chimica", siamo in zona "L'odio" di Kassovitz, se si vuole inquadrare subito in qualche modo il film. Un po' meno aggressività ma le stesse tematiche di fondo.

Sono giorni di tensione alla Barona, banlieu milanese, perché in una piazza del quartiere è in corso una lotta tra gli abitanti "storici" e gli extracomunitari. I primi arroccati a difesa di qualcosa che non c'è (la piazza è morta, con i suoi quattro fili d'erba. "Questi giochi sono per i bambini", dice una signora. "E dove sono i bambini?", risponde non a torno un "invasore"). I secondi spesso nullafacenti e traffichini.

Non tutti sono così, ma al solito è chi è più fastidioso a far rumore. Ai margini di questa guerra tra poveri, ci sono le storie di Claudio (Marco Foschi, bravissimo) e Manuel (Matteo Gianoli, preso dalla strada). Amici da sempre, ma mentre il primo a vent'anni ha cercato di mettere fine alle "cazzate", il secondo vuole fare la bella vita e in modo facile.

Fra i due si intromette anche Maja (Valeria Solarino), il sorriso della speranza che, inevitabilmente, passa ma porta lontano da lì, dove anche lei è cresciuta, poi è andata e tornata, ma solo per prendere il volo di nuovo.

Succede di tutto in quei giorni alla Barona (e non solo, il supermercato dove lavora Claudio è un altro bel concentrato di tensione), fino a un epilogo duro, intenso, con scarsi margini per guardare verso il futuro, ma tanta voglia di farlo.

Il fluire della storia è intervallato dagli interventi musicali di Luca Persico detto 'o Zulù, a mo di coro delle tragedie greche. Il leader dei 99 Posse è qui solista in tre canzoni e curatore anche di tutto il resto della colonna sonora.

La frase: Piazza Gagarin. Come il primo uomo lanciato nello spazio. Nome azzeccato, visto il tempo che ci vuole ad arrivare in centro

Da vedere perché al buon cinema non servono per forza tanti soldi e un gran battage, ma idee


       
   
Ultimo aggiornamento: 05-05-2004
 
   
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