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Una vita di successo vissuta
"Sotto falso nome"

Auteil presta il suo sguardo enigmatico a uno scrittore di successo che ha tentato di seppellire il suo passato
di Alfredo Ranavolo

Chi è Serge Novak? Ammesso e non concesso che, per un uomo di grande successo, sia possibile nella società ipermediatica nascondersi alla curiosità del pubblico e degli addetti ai lavori per più di vent'anni, è niente più che un nome scritto sulle copertine dei bestseller che sforna.

Tranne per quei pochi eletti (il suo editore, sua moglie, il figliastro) che conoscono chi si cela dietro quello pseudonimo, ovvero: Daniel Boltanski (Daniel Auteil), di origine polacca e trapiantato in Svizzera da tanti anni.

Ma possono, anche le persone che gli stanno attorno, dire di conoscere davvero quest'uomo enigmatico, sempre di poche parole?

Ci prova anche la moglie del figliastro Fabrizio (Giorgio Lupano), Mila (Anna Mouglalis), che Daniel incontra sull'aliscafo per Capri il giorno prima delle nozze e con la quale pensava di vivere una notte d'amore e basta.

Invece si ritrova, per volere di lei ma senza troppa ritrosia di lui, invischiato in una relazione che continua per un po' alle spalle dei rispettivi consorti. Fino a che Daniel non si trova ricattato dall'amica di lei Ewa (Magda Mielcarz). Lo scrittore scopre che dietro il ricatto si cela un rancore antico, risalente alla morte del suo amico Paul Dembinski.

A quel punto i tormenti dell'enigmatico Daniel assumono un nuovo significato. Fu davvero autore di furto in morte del suo sodale, per il suo primo successo editoriale? Dietro lo pseudonimo ormai destinato a cadere (è nel ricatto di Ewa anche questo) di Serge Novak si cela un passato che ha tentato di seppellire?

Non mancheranno colpi di scena (qualcuno anche non troppo difficile, prestando attenzione, da anticipare), compreso un finale che però risulta, francamente, non supportato da quanto il personaggio ci ha fatto vedere in precedenza.

Roberto Andò, al suo secondo lungometraggio, si applica, come da scuola di provenienza (il teatro) soprattutto nelle tante riprese in interni di un film fatto di molti contatti e sguardi ravvicinati, più ancora che di dialoghi. Quella di Auteil è, forse, la faccia più azzeccata e non meno lo è la moglie (una imbolsita Greta Scacchi).

Costa alcuni punti, però, qualche ingenuità di troppo (la vecchia foto già "apparecchiata" sul tavolo del padre, la stessa foto in altra copia nella casa che fu della madre di Ewa) e il finale che appare come fulmine a ciel sereno (Auteil avrebbe saputo e potuto dare qualche tormento di più a un uomo che, pur dopo il risveglio di vecchi fantasmi, sembrerebbe avere pieno controllo di se).

La frase: Perché uno pseudonimo? (Giornalista) Per non lasciar pensare a una come lei di avere il minimo controllo sulla mia vita (Daniel)

       
   
Ultimo aggiornamento: 05-04-2004
 
   
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