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"Donnie Darko", adolescente simbolo
di un recente passato

Uscito negli Usa nel 2001, ha conquistato il suo pubblico in internet più che nelle sale
di Alfredo Ranavolo

Eccolo, è arrivato. Il flop che diventò fenomeno passando per la rete. Difficile riuscire a vederlo "spogliandolo" del significato generazionale che ha guadagnato vivendo una seconda vita propria, dopo una prima distribuzione che lo aveva già bollato come prodotto buono per il più lercio dei dimenticatoi.

Eppure è bene provarci, perché "Donnie Darko" è innanzitutto un film, prima che un'icona del popolo che scarica via internet.. Un film folle, che come tante follie attraversa faticosamente il sottilissimo filo del sublime.

Ricordarlo come un capolavoro del cinema sarebbe (se sarà), probabilmente un eccesso, ché per meritare tale rango c'è bisogno di più stile, di maggior rigore, forse di meno "cultura punk".

Però se si sceglie di amarlo (altrimenti lo si odia, difficilmente si può stare nel mezzo) merita di essere considerato il più limpido grido di dolore che una generazione, questa generazione, possa lanciare.

Richard Kelly ci ha messo di tutto e lo sa bene lui per primo di averci messo anche troppo. C'è foga, c'è un desiderio enorme di far capire quello a cui solo il cuore può arrivare, perché il cervello lo rifiuta.

E allora Donnie (Jake Gyllenhaal) è l'incompreso moderno. Sopravvissuto per miracolo, era stato attirato fuori casa da un inquietante quanto grottesco coniglio gigante, alla caduta di un motore d'aeroplano sulla sua camera da letto.

Da quel momento si sente ancora più fuori posto di quanto già non fosse prima. Già, perché Donnie ha problemi di equilibrio psichico, è in cura da una psicologa e capacità relazionali scarsine.

Ma è anche molto intelligente e capace di emozioni profonde, che egregiamente arrivano allo spettatore nel suo rapporto con Gretchel (Jena Malone).

Tutto intorno a loro c'è la provincia americana del 1988 (che poi non è tanto diversa da quella di 16 anni dopo), il post-reaganismo. Quella che si racconta è allora, come qualcuno ha efficacemente sintetizzato "la storia di una società sempre più cinica e ipocrita in rotta di collisione con l'apocalisse".

Che secondo la profezia del coniglio gigante dovrebbe manifestarsi 28 giorni dopo la mancata morte di Donnie. Ma di quale fine si tratta? Di quella del mondo intero o di qualcosa d'altro? Donnie arriva a comprenderlo a poco a poco, tra studi para-scientifici ed esperienze extrasensoriali. Fino a un finale di rara poesia per un film etichettabile come adolescenziale, ma che sarebbe il caso di evitare di etichettare del tutto.

La frase: Il mio patrigno ha avuto un'ordinanza restrittiva. sai...ha delle turbe emotive. (Gretchel)
Ma quelle ce le ho anch'io! (Donnie)

Da vedere perché è spiazzante e può emozionare

       
   
Ultimo aggiornamento: 01-12-2004
 
   
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