Massimiliano D'Ambrosio

Nato nel 1972 a Roma (dove vive), inizia a suonare le sue canzoni nella storica "palestra" del Folkstudio nel 1994. Nello stesso anno suona alla festa alla 1° Festa della Musica organizzata dal Comune di Roma e di piazza di Spagna. Nel 1997 arriva alle finali della manifestazione "Enzimi" e apre i concerti romani di Daniele Sepe e Paolo Pietrangeli. Nel 1998 vince il premio speciale della giuria come autore dei migliori testi poetici alla terza edizione del festival nazionale "Cant'Autori". Un suo brano ("La via sul porticciolo") e' stata trasmessa da Radio Rai nel corso del programma "Radio 1 Music Club" condotto da Massimo Cotto. Oltre alla produzione di pezzi propri, traduce canzoni di Leonard Cohen ("Il capitano" e "Tornare a te") e di George Brassens ("Lo scettico"). Un'ispirazione umana che trae formazione da numerosi poeti, come Stefano Benni (di cui ha musicato "Il Poeta" e "La scuola piu' strana del mondo"), E.L.Masters ("L'ignoto"), L. Ferlinghetti ("La via sul porticciolo"), C. Bukowski ("Chiedi") e J. Amado ("Teresa"). Recentemente ha musicato, con Maurizio Trequattrini, la poesia dialettale calabrese di autore ignoto "La morte apparente".

Un ringraziamento di cuore a Massimiliano per la sua gentile collaborazione

Massimiliano D'Ambrosio - Il Vino (1999)

1. Il vino
2. La via sul porticciolo

3. Chiedi

4. Cuore di ferro

5. L'avvocato

6. Benvenuta

Il Vino
Stasera ho incominciato troppo presto

e troppo presto tutto si confonde

il vino come sempre mi risponde

e io sorrido a me stesso nel riflesso

contento di vedermi

di fingermi ospite d'onore

e poi parlarmi finche' la notte muore

confondere il dolore della fine

col sorriso della bocca

ma un letto e' veramente necessario

e la citta' osserva e non si blocca

e il treno ha rispettato anche l'orario

E quando passa il gruppo della gente
e inizia la ronda lungo il viale

ti guardano con occhi da sergente

convinti di sapere dov'e' il male

che va tolto col bastone

fedeli a quel che gli hanno raccontato

a quello che la tivu' ha insegnato:

che non ci puo' piu' stare

un altro modo di affrontare questo vento

che sfiora tutti lungo questi viali

straccioni, borghesucci e militari

il vino me li rende tutti uguali.

 

La via sul porticciolo
(liberamente tratta da una poesia di L. Ferlinghetti)

La via sul porticciolo
tra case e un vecchio e nobile camino

e un letto attrezzato

coi fili del bucato

la donna stende i panni

la donna stende i panni del mattino

Stupenda e incandescente
camicia aperta seno quasi nudo

appende i suoi peccati

appena un po' sbiancati

mi salva almeno in parte

mi salva almeno in parte dal futuro

Cosi' le braccia alzate
appesa a un'invisibile disegno

e l'ombra la confonde

o forse si nasconde

cercando un improbabile

cercando un improbabile contegno

Sospesa tra la vita e l'infinito
la via sul porticciolo

con gesto noncurante

scioglie i capelli d'oro

ma tutto questo e' troppo

tutto questo e' troppo per un uomo

 

Chiedi
(liberamente tratta da "Essi, tutti lo sanno" di C. Bukowski)

Chiedi a chi sta in ogni sotria e ci sta da prepotente
chiedi all'uomo che ha gia' pronta l'esplosione

chiedi a chi sta disegnando, chiedi al falso ai suoi cavalli

allo speaker che ha sbagliato formazione

chiedi all'uomo che non ha mai chiesto niente

e chiedi a quello che lo fa continuamente

Chiedi al vecchio con il cane, al dottore che si sveglia
al maestro che si sporca di vernice

al motore che si ferma, ai confetti regalati

chiedi al'uomo che puo' dire: "Passo e chiudo"

chiedi a quello che ha saltato un'altra cena

e a chi vive per ballar la macarena

Chiedi al tempo consentito, alla misura della strage
chiedi al pazzo, all'uomo calvo, all'impresario

al discorso che non rende, al centesimo disastro

all'indiano, all'uomo fiero, al visionario

chiedi al ladro, che scappa tra la gente

e chiedi a chi lo rincorrera', per sempre

Chiedi a chi ha la luna in gola, a chi dorme sul divano
chiedi a chi gli sfugge tutto dalle mani

chiedi all'uomo in riva al mare, alle onde, agli ombrelloni,

alle sdraio, ai bambini con gli occhiali

alla piazza e alle foto che hai buttato

chiedi ad ogni desiderio rinnegato

Chiedi a chi sta in ogni storia e ci sta da prepotente
 

Cuore di ferro

Potresti abbassare la voce,
ho male al cervello

potresti girdare piu' piano

lo so non ne puoi fare a meno

ti piace cantare, legata a un altare

potresti abbassare i tuoi occhi,

mio figlio e' malato

ma hanno i minuti contati

quei quattro straccioni drogati, quesi quattro soldati

ieri partiti, figli feriti

l'hai letto che son tornato,

o l'hai immaginato

salutami tanto dal confine

il campo minato e il fucile

saluta il plotone, e l'esecuzione

salutami cuore di ferro,

saluta il coltello

che ho perso quando t'ho incontrato

o forse quando t'ho lasciato cadere in un prato,

ma non t'ho sentito

e non t'ho cercato

ma adesso prepara gli artigli,

prepara i consigli

sorridi e saluta il padrone

che muore e non sente dolore, comincia a pregare

lui che per non sentire

non perde l'occasione

ma allora tu abbassa la voce,

abbassa la luce

e vieni a cambiarmi il lenzuolo

e vieni a coprirmi d'oro, tutta la vita

e dimmi la strada,

dimmi e' finita?

 

L'avvocato

L'avvocato si capisce che e' avvocato
dallo sguardo troppo fino

dal colletto inamidato,

dalla stilo nel taschino

che racconta quando ha preso la difesa

e ha smontato ogni accusa, si rivede nella scena

l'avvocato si capisce che e' avvocato

dal sudore sulla schiena

l'avvocato si capisce che e' avvocato

dal sorriso in madreperla

che nasconde tutti i dubbi

che una laurea non cancella,

lui sa sempre dove andare

qual e' il numero da fare

se ti fidi non conoscerai manette

l'avvocato si capisce che e' avvocato

dalle scarpe troppo strette

L'avvocato ha un bisogno disperato
di guardarsi in ogni specchio

di lavarsi l'innocenza, la coscienza

ogni volta che va a letto

l'ha capito bene il principe del foro

che non c'entra la giustizia che e' un lavoro

E sorride ed agita le mani
come sopra a un pianoforte

e la musica e' il silenzio

delle poche o troppe colpe

io mi siedo ad aspettare

non lo sento mai arrivare

"Mi dispiace non c'e' tempo

questa sera..."

l'avvocato si capisce che e' avvocato

dalla mamma sempre fiera

E mentire e' un dolore misurato
non e' un peso la menzogna

quando serve ad evitare al padrone

le incertezze e la vergogna

ha un sussulto se si parla di decoro

"Cosa c'entra la giustizia col lavoro,

io non mischio la giustizia col lavoro..."

 

Benvenuta

Benvenuta, in questa tempesta
al tuo corpo disfatto a quello che ne resta

alla paura per chi, mi passa davanti

benvenuta la tristezza e i tuoi occhi stanchi

Benvenuto, chi non era invitato

a capelli di corvo, a cuore salato

alla pioggia che bagna, la mia faccia di cane

benvenuta a questa rabbia a questo cuore che ha fame

Comprero' da bere poi brindero'

che lei vada via

con quella ferrovia

Restero' per bere e poi brindero'

che lei fugga via

da questa prateria

Benvenuti, i guerrieri della fiera

ai topi in cantina, al mio cuore in piena

benvenuti i corsari, con in tasca il maestrale

Benvenuti a noi marinai senza nave

Comprero' da bere e poi' brindero'

che lei vada via

con quella ferrovia

restero' per bere e poi brindero'

che lei fugga via

da questa prateria

Da "Ciao 2001" n.8/99 di Andrea Stracchi

I cantautori esistono ancora. Massimiliano D'Ambrosio ne e' una prova. Difficilmente si affermano, quasi sempre sono costretti a snaturare la loro musica per non rimanere schiacciati dall'eredita' dei vari Guccini, De Andre', De Gregori.

Con lui abbiamo parlato proprio di questo. Del percorso senza vie d'uscita di chi ama comporre poesie, musicarle con la chitarra e cantarle su di una vecchia sedia di paglia davanti a qualche amico. Magari con vicino un buon bicchiere di vino.

- Domanda a bruciapelo: ha ancora senso fare il cantautore vecchio stile nel 1999?

Credo proprio di si'. Chiaramente lo faccio soprattutto per passione, anche perche' a livello discografico non c'e' un riscontro immediato. Anzi, probabilmente, non ci sara' mai. Pero' credo che abbia ancora senso. Anche perche' in Italia c'e' una tradizione enorme. Che rischia di schiacciarti...

- Appunto. Non e' stressante il continuo ed inevitabile confronto con i mostri sacri, Guccini, De Andre'...?

Stimolante piu' che altro. Stimolante e inevitabile come giustamente hai detto tu. Dei grandi cantautori di inizio anni settanta e poi...

- ... e poi il vuoto.

Si', il vuoto forse proprio per una scelta discografica ben precisa. E anche perche' negli anni ottanta qualche partito che allora andava per la maggiore amava mettere i bastoni tra le ruote ai nuovi cantautori.

- E adesso non pensi sia piu' facile proporre un tipo di musica a meta' tra quella del cantautore ed il pop da classifica. Vedi Britti, Fabi, Gazze'.

Indubbiamente questi personaggi hanno avuto la strada spianata...

- Lasciamo stare le raccomandazioni.

No, no. Sicuramente per loro e' stato piu' semplice. Penso che pero' uno debba suonare cio' che piu' gli piace. Cio' che gli da emozione. Capita ancora oggi che la gente vada in un negozio di dischi per acquistare De Andre' o Guccini. Tra vent'anni nessuno, credo, comprera' piu' il primo disco di Britti o Silvestri. C'e' poco da fare, dischi suonati e soprattutto cantati in un certo modo ti cambiano la vita. Non ti nascondo che Storia di un impiegato mi ha profondamente colpito quando l'ho ascoltato la prima volta.

- Oggi i suoni sono un po' cambiati rispetto ai primi anni settanta.

Si', il punto di svolta e' stato il live di De Andre' con la PFM. Da allora tutti i cantautori hanno arricchito i loro arrangiamenti con nuovi strumenti.

- Mentre la caduta delle ideologie politiche, specialmente a sinistra, e' probabilmente una delle cause che porteranno questo tipo di musica a scomparire.

No, non credo. E' vero che spesso questa musica e' sentita da chi comunque ha un animo, una sensibilita' politica. Ma non e' necessariamente cosi' inscindibile il binomio politica - cantautore.

- Perche' un cd ora?

E' capitato. Ho trovato persone che l'hanno coprodotto insieme a me. Io vedo il mio come un mestiere, scrivere canzoni e cantarle a un pubblico. Il cd ti aiuta a far conoscere meglio la tua musica.

Recensione di Massimiliano D'Ambrosio «massimiliano d'ambrosio»
(autoprodotto) [ans]

Un cantautore vecchio stile. Con tanta poesia nel cuore. Poesia da trascrivere, da musicare e da cantare per gli altri. Per chi si riconosce nelle storie, nei personaggi di questo splendido mini cd. Le influenze riportano piu' al compianto De Andre' piuttosto che a Guccini o altri.

Arrangiamenti essenziali nel primo brano Chiedi, piu' articolati nelle seguenti L'avvocato e Benvenuta. Bravissimi i musicisti. Su tutti Maurizio Trequattrini al basso e Fabrizio Guerino alla fisarmonica.

Nulla e' fuori posto, non una nota, non una parola. Si ha la sensazione di ascoltare il lavoro di chi vive di musica da decenni e non il primo cd di un ventisettenne. C'e' soprattutto tanto coraggio nel proporre un prodotto fuori moda. Fuori dal giro dei grandi locali, dei discografici. Amata da chi si avvicina ai nuovi solo per confrontarli con i vecchi.

Problemi secondari davanti alla passione. Davanti ad un bel disco.

Tre piccoli gioiellini che fanno onore alla nostra tradizione musicale. Alla tradizione dei nostri cantautori.

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