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La diserzione ai tempi degli schiavi...per amore della Kidman

Il regista de "Il paziente inglese" torna alle tematiche più care, con un viaggio avventuroso ai tempi della guerra civile americana
di Alfredo Ranavolo

Minghella è regista capace di rappresentare al meglio i grandi spazi, il senso epico di una storia e il suo contorno, ma è anche capace di trasformare in noia tutto ciò che tocca. Se ci è riuscito con una storia ad alta tensione come “Il talento di mister Ripley”, perché non con una che sembra fatta apposta per rendere calante la palpebra?

E, in effetti, “Ritorno a Could Mountain” non tradisce le premesse: è fortemente soporifero. Meno, però, in fondo, dell’osannato “Il paziente inglese” del quale rischia se non di bissare i successi almeno di avvicinarvisi (è candidato a sette premi Oscar).

Non si capisce, comunque, perché mai bisognerebbe appassionarsi alle vicende di un sudista (Inman, Jude Law) durante la guerra civile americana che diserta e affronta avventure e difficoltà sulla strada verso casa per ritrovare un amore con cui un unico e fugace bacio fu scambiato alla partenza per il fronte.

Nel presentare questo film è usata e abusata la parola Odissea, non a sproposito, perché è vero che alcuni elementi sembrano prendere proprio spunto dall’immortale poema omerico, come la presenza dei “proci” insidiatori della virtù della bella in attesa (Ada Monroe, Nicole Kidman): un manipolo di mentecatti che fanno il bello e il cattivo tempo su quanto resta di Could Mountain con tutti gli uomini abili e arruolati al fronte.

Anche alla bella Kidman è affidato un ruolo quasi fastidioso. La lettera che spinge Inman ad abbandonare la guerra è dettata dalla sua indigenza seguita alla morte del padre, dato che la signorina non riesce a muovere un dito per arrangiarsi. Per fortuna a riscattarla arriverà la più scafata Ruby Thewes (Renee Zellweger), uno dei personaggi più belli, che le insegnerà come ce la si cava anche senza uomini.

Il film è impreziosito da un ottimo casti di coprotagonisti (Donald Sutherland, Philip Seymour Hoffman, Natalie Portman, Giovanni Ribisi, per fare qualche nome) e da un ritrovato coinvolgimento narrativo che richiama lo spettatore all’attenzione nel finale.

       
   
Ultimo aggiornamento: 12-02-2004
 
   
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