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BiELLE
Film |
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| La diserzione ai tempi degli schiavi...per amore della
Kidman |
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| Il regista de "Il paziente inglese" torna alle
tematiche più care, con un viaggio avventuroso ai tempi della guerra
civile americana E, in effetti, “Ritorno a Could Mountain” non tradisce le premesse: è fortemente soporifero. Meno, però, in fondo, dell’osannato “Il paziente inglese” del quale rischia se non di bissare i successi almeno di avvicinarvisi (è candidato a sette premi Oscar). Non si capisce, comunque, perché mai bisognerebbe appassionarsi alle vicende di un sudista (Inman, Jude Law) durante la guerra civile americana che diserta e affronta avventure e difficoltà sulla strada verso casa per ritrovare un amore con cui un unico e fugace bacio fu scambiato alla partenza per il fronte. Nel presentare questo film è usata e abusata la parola Odissea, non a sproposito, perché è vero che alcuni elementi sembrano prendere proprio spunto dall’immortale poema omerico, come la presenza dei “proci” insidiatori della virtù della bella in attesa (Ada Monroe, Nicole Kidman): un manipolo di mentecatti che fanno il bello e il cattivo tempo su quanto resta di Could Mountain con tutti gli uomini abili e arruolati al fronte. Anche alla bella Kidman è affidato un ruolo quasi fastidioso. La lettera che spinge Inman ad abbandonare la guerra è dettata dalla sua indigenza seguita alla morte del padre, dato che la signorina non riesce a muovere un dito per arrangiarsi. Per fortuna a riscattarla arriverà la più scafata Ruby Thewes (Renee Zellweger), uno dei personaggi più belli, che le insegnerà come ce la si cava anche senza uomini. Il film è impreziosito
da un ottimo casti di coprotagonisti (Donald Sutherland, Philip Seymour
Hoffman, Natalie Portman, Giovanni Ribisi, per fare qualche nome) e da
un ritrovato coinvolgimento narrativo che richiama lo spettatore all’attenzione
nel finale. |
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Ultimo
aggiornamento: 12-02-2004 |
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